
Scene dal terremoto: un condominio a Poggio, in via Cavour, sgomberato per pericolo di collo... I residenti, con l'aiuto dei vigili del fuoco, portano fuori le poche cose. Uno dei muri interni ha ceduto di schianto
Ancora scosse di terremoto nella notte tra le province di Ferrara e di Modena. L’ultima in ordine di tempo, e anche la più forte secondo i sismografi dell’Istituto nazionale di geofisica e vulcanologia, è stata registrata alle 8:26 con epicentro sempre a San Felice sul Panaro, nel Modenese. La magnitudo è stata di 3.4. La scossa delle 8:26 è stata preceduta da altre 16 – tutte di modesta entità – che si sono succedute a partire dalla mezzanotte. In precedenza, alle 23.41, ne era stata segnalata uno di 4.3, con epicentro a Finale Emilia.
Intanto, dopo la visita lampo di Monti, è arrivata nelle zone terremotate anche il titolare del dicastero ai Beni culturali Lorenzo Ornaghi. Il ministro è stato questa mattina a Sant’Agostino, per poi spostarsi verso Ferrara, dove è atteso per le 13.30 in prefettura.
Dall’Ingf arriva poi uno studio risalente che spiegherebbe come i fiumi deviano dal loro corso per effetto di strutture geologiche nascoste, le stesse che scatenano i terremoti nella Pianura Padana. Si tratta di un rapporto di un gruppo di geologi pubblicato alcuni anni fa su “Annals of Geophysics”, ma che ritorna di stringente attualità dopo il terremoto del 20 maggio scorso.
“Il movimento della faglia profonda (da 5-10 km ad alcune decine di km) – spiega il ricercatore Gianluca Valensise, coautore dell’articolo scientifico – genera un’anticlinale, che pur essendo, come nella Pianura Padana, completamente ricoperta da un materasso di sedimenti marini e alluvionali spesso anche molte migliaia di metri, può comunque arrivare a deformare debolmente la superficie topografica, creando blande ma ampie depressioni o inarcamenti. Attraverso il tempo geologico l’attività tettonica finisce per interagire con il reticolo fluviale, attirando i fiumi nelle depressioni e respingendoli dalle zone che sono in crescita. Le deviazioni dei fiumi influenzano fortemente la rete insediativa, costringendo le popolazioni ad abbandonare le aree depresse, spesso invase dall’acqua, e a spostare città e linee di comunicazione “all’asciutto”. Le stesse deviazioni segnalano a noi geologi del terremoto quali delle numerose coppie faglia-anticlinale che esistono sotto la Pianura Padana sono ancora attive oggi, e quindi sono in grado di generare terremoti”.
Di che entità sono le deviazioni imposte ai corsi d’acqua? “Le deviazioni fluviali possono essere imponenti. Il Po, ad esempio, fino al XII secolo d.C. passava per Ferrara e si divideva nel Po di Primaro e nel Po di Volano, che sfociavano nell’Adriatico rispettivamente a sud e a nord delle attuali paludi di Comacchio. Con la Rotta di Ficarolo del 1152 il Po abbandonò questo percorso e si riassestò come Po di Goro e Po di Tramontana, parecchie decine di km più a nord. Tutto questo per effetto della progressiva crescita di un’ anticlinale che poi – guarda caso – coincide con la dorsale sepolta che conosciamo come Dorsale Ferrarese e che ha generato il terremoto del 20 maggio 2012. Sul lato meridionale della stessa anticlinale il fiume Reno incontrava la stessa difficoltà a “svalicare” la Dorsale Ferrarese, e questo avveniva proprio tra Finale Emilia, Sant’Agostino e Bondeno, tre tra le località maggiormente colpite dal terremoto del 20 maggio scorso. Con i secoli si è quindi trasformato da affluente del Po a corso d’acqua che – con enorme fatica – tenta di andare verso il mare autonomamente”.
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