
(immagine di archivio)
Parlano di falsità di lettere di intento, di emissioni di fattura senza Iva senza averne la facoltà, di fatture soggettivamente inesistenti gli inquirenti della guardia di finanza che portarono alla luce la vicenda Automec.
Risolte le questioni preliminari sulla competenza territoriale del tribunale di Ferrara, il dibattimento è entrato nel vivo con l’esame dei primi testi del pm (ieri in aula il sostituto procuratore Alberto Savino).
Il processo delle frodi carosello attorno all’importazione da San Marino di auto di lusso, che si tiene davanti ai giudici Marini, Giorgi e Attinà, vede imputate a vario titolo 26 persone per una maxi frode fiscale da 20 milioni di euro.
La vicenda, secondo l’accusa, ruotava attorno all’Automec, concessionaria di cui era responsabile legale Roberto Baruzzi, ex presidente dell’Ascom di Ferrara. Con lui, accusati di associazione a delinquere finalizzata al compimento di reati tributari, ci sono altre cinque persone. Si tratta di Giorgio Baruffa, commercialista di Automec; Mauro Bertoni, commerciale di Automec; Franco Maestri, amministratore delegato di Automec fino al 2007, Pasquale Francesco Sbarro, amministratore delle presunte società fittizie che avrebbero fatto da ponte tra Ferrara e San Marino per la compravendita delle vetture.
Da quanto ricostruito dagli inquirenti, il gruppo sarebbe riuscito a vendere sottoprezzo, con ribassi anche del 20%, auto di lusso, incentivando gli acquirenti a rivolgersi nella concessionaria Automec di via Bologna, oggi chiusa.
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