Non c’è prova di un ingiusto profitto, presupposto essenziale della truffa. Ergo, il reato contestato non è dimostrabile. È il ragionamento che ha spinto il pm onorario Alessandro Rossetti a chiedere ieri, al termine della sua requisitoria, l’assoluzione dall’accusa di truffa allo Stato nei confronti di Claudio Benvenuti, presidente della coop rodigina Talete, specializzata in corsi di formazione, e la titolare di un’azienda ferrarese di servizi informatici, Vittorina Nori Zuffellato.
Tutto partì da un’indagine della Guardia di Finanza di Rovigo sui corsi di formazione professionale della Talete finanziati dal fondo sociale europeo. L’accusa non eccepiva nulla riguardo all’effettivo svolgimento dei corsi (non si tratta perciò di corsi ‘fantasma’), ma ‘rimproverava’ di aver rendicontato costi che si sospettava non essere inerenti ai corsi finanziati, da un lato, e, dall’altro, di aver ‘addomesticato’ la gara vinta dalla Zuffellato computer con la quale la Talete poteva delegare a terzi (con la possibilità di derogare dal divieto dello scopo di lucro) la parte del progetto più innovativa riguardante la formazione a distanza.
Per la difesa, invece, tutto si svolse nella regolarità, dal momento che la Zuffellato era l’unica in grado di soddisfare a livello tecnico le esigenze della Talete. Così ieri, l’avvocato Valgimigli, difensore di Zuffellato, ha rimpinguato i motivi per cui dal dibattimento non sarebbe emersa la prova del reato. Gli ha fatto eco l’avvocato Bisaglia, del foro di Rovigo, difensore di Benvenuti, che ha chiesto a sua volta l’assoluzione dal momento che “non si può basare un giudizio sul semplice fatto che la Talete e la Zuffellato avessero sede nello stesso immobile, o condividessero il parcheggio aziendale”.
Gli stessi ordini di servizio che Benvenuti firmava nei confronti, si supponeva, dei dipendenti della Talete, non erano riconducibili “ad altro se non alla richiesta di massima diligenza nel lavoro che veniva affidato”.
Parti civili nel processo sono le regioni Emilia-Romagna e Veneto e il Ministero delle politiche per il lavoro. Le parti sono state rinviate al 6 luglio per eventuali repliche. Dopodiché il giudice Diego Matellini emetterà la sentenza.
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