Cento
29 Marzo 2012
Arrestata nell’aprile 2009. L’adulterio finisce in tribunale

Donna stalker, “era psicologicamente sottomessa”

di Marco Zavagli | 2 min

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Cento. Fu una delle prime “vittime” della legge 11/2009, voluta dall’allora ministro Mara Carfagna. Venne arrestata per stalking, passò due giorni alla ‘Dozza’ e subito liberata. Questo nell’aprile del 2009. Il suo peccato fu quello di invaghirsi dell’uomo di un’altra.

Ora lei, dottoressa di 37 anni che lavora in un ospedale della provincia, è a processo per il reato previsto dell’art. 612 bis. Lei, l’altra e il marito erano tutti medici nella stessa struttura. Ma i rapporti all’interno del “triangolo” non dovevano essere certo normali, visto che la moglie tradita depositò una querela ai carabinieri lamentando il fatto che da mesi riceveva lettere anonime infilate nella sua buchetta della posta in ospedale.

I sospetti ricaddero subito sulla 37enne, tanto che i militari, appostandosi vicino alla buchetta, videro l’odierna imputata inserirvi una busta. All’uscita dal nosocomio le formalizzarono l’accusa di stalking.

Ieri si è tenuta un’altra udienza del processo che la vede imputata. Davanti al giudice Silvia Giorgi sono stati sentiti alcuni dipendenti dell’ospedale e soprattutto i consulenti di parte. Per la parte civile il professor Antonino Giacobbe ha asserito che proprio a causa di quelle lettere la moglie venne in cura da lui. Siamo tra luglio e settembre 2010. La donna avvertiva “disturbi di comportamento, gravi crisi di ansia”, dovuti “alla ripercussione che quelle lettere ebbero nella coppia”. L’avvocato della difesa, Carlotta Gaiani, fa notare però che la persone offesa già in passato era stata curata da altri medici e si era recata con il marito da specialisti per una terapia di coppia.

Secondo Giacobbe però “la crisi nasce con quelle lettere offensive e non con il tradimento”, anche se il difensore gli fa notare che la coppia era in difficoltà già dal 2008 e che l’adulterio continuò anche durante la fase di terapia.

Tocca quindi allo psichiatra Paolo Verri, che visitò l’imputata dopo l’arresto, descrivere una persona “affetta da un grave disturbo depressivo”, che vive in “uno stato di alterazione della personalità”, una sorta di “disturbo di personalità dipendente”. In sostanza “la sua volontà era condizionata dalla persona di riferimento, ne era completamente sottomessa”. L’udienza è stata aggiornata al 22 maggio per sentire gli ultimi testimoni e aprire la fase della discussione.

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