Sant’Agostino. Morì un mese dopo l’infortunio sul lavoro. E ora a processo per omicidio colposo ci sono tre persone. Si è tenuta ieri davanti al giudice Diego Matellini l’udienza per la morte di Aiat Taleb Abderazar, operaio marocchino di 36 anni.
Aiat si era infortunato il 4 aprile 2008. Poi la trafila da un ospedale all’altro, fino all’improvviso aggravarsi delle condizioni. Morì il 6 maggio alle 3 di notte per una grave infezione provocata, secondo l’accusa, dai traumi riportati da quell’incidente.
Il 4 aprile il 36enne stava costruendo un pozzo artesiano a Sant’Agostino, in via Matteotti, per conto della ditta di Occhiobello per cui lavorava. Improvvisamente Aiat, regolare in Italia e residente a Baricella, in provincia di Bologna, rimase incastrato nel meccanismo di una trivella, procurandosi ferite a costole e testa e una lussazione al femore.
L’accaduto non sembrava presentare particolare gravità, tanto che il 36enne venne ricoverato al SS. Annunziata di Cento con codice due. Il giorno stesso venne dimesso (il referto indicava “infortunio sul lavoro, non chiara la dinamica”) per essere operato in ortopedia al Sant’Anna di Ferrara. Da qui venne di nuovo dimesso per tornare a Cento e solo dopo quattro settimane, con il peggiorarsi delle condizioni, tornò nel nosocomio del capoluogo, dove gli venne stato diagnosticato un trauma toracico e ferite agli arti inferiori.
L’operaio venne quindi portato nel reparto di terapia intensiva, dove spirò. La pratica passò alla procura della Repubblica e venne vagliata dai consulenti Del Gaudio e Morelli. Ora si attendono gli sviluppi del processo, rinviato al luglio 2013.
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