Sindaco e assessora si schiantano in auto. Lei era ubriaca
Il sindaco di Ferrara Alan Fabbri e l'assessora Francesca Savini sono stati protagonisti di un brutto incidente stradale
Il sindaco di Ferrara Alan Fabbri e l'assessora Francesca Savini sono stati protagonisti di un brutto incidente stradale
Non solo ha negato di essere l'aggressore, ma ha anche sostenuto di essere stato lui stesso aggredito per primo. È questa la versione fornita dal 37enne di nazionalità nigeriana finito a processo con la duplice accusa di lesioni personali e stalking nei confronti dell'avvocato Gianluca Bonazza, candidato sindaco per Fratelli d'Italia alle elezioni comunali di Lagosanto nel 2024
Si sarebbe allontanato dalla Salus per prelevare del denaro che gli sarebbe servito per acquistare un caffè al bar interno all'ospedale privato. È stata questa la giustificazione che il detenuto italiano di 51 anni ha fornito ai carabinieri che lo avevano arrestato per evasione
In tribunale a Ferrara, dove si stava svolgendo un delicato processo, terminato con la condanna in primo grado di un 30enne per violenza sessuale e lesioni, è emersa la notizia di uno stupro di gruppo rimasto segreto fino a oggi
Un'ora di fuga, poi il rientro spontaneo. Si è conclusa senza particolari conseguenze la breve evasione di un detenuto ricoverato all'ospedale privato Casa di Cura Salus di via Arianuova
Solvay ha sempre prestato attenzione alla salubrità del luogo di lavoro e, anzi, si è adoperata prima ancora della legislazione dello Stato a prevenire l’insorgere di malattie professionali. È la tesi che la difesa ha sostenuto ieri nella fase terminale del processo contro i dirigenti di Solvay (ex Solvic) e Ici (Imperial Chemical Industries) imputati di lesioni colpose e omissione delle misure di sicurezza nei luoghi di lavoro.
“Il dibattimento – ha esordito l’avvocato Santamaria – ha fatto emergere una realtà completamente diversa, quella di una società che già negli anni ’60 e via via negli anni successivi ha fatto moltissimo. Ciò che doveva e ciò che poteva fare di fronte all’emergere progressivo di una correlazione tra cvm e acrosteolisi”. La stessa scoperta della patologia sarebbe merito di Solvay.
Furono infatti li stessi studi commissionati dalla multinazionale della chimica a determinare la malattia: proprio intorno al 1970 Solvay compie le indagini epidemiologiche (che coinvolse anche lo stabilimento di Ferrara) “e apporta modifiche – aggiunge l’avvocato -negli ambienti di lavoro per eliminare e minimizzare i rischi scoperti”. Tanto da riuscire a far scomparire l’acrosteolisi dagli annali medici. “Non se ne sentirà più parlare”, chiosa il legale.
A discarico Santamaria chiama anche un “insospettabile teste”: il pubblico ministero del processo di appello di Porto Marghera (dove il dito era puntato sul petrolchimico veneto). Nella sue requisitoria il procuratore generale prese come esempio Solvay a Ferrara, che “procedeva al lavaggio delle autoclavi, introdotto già nel febbraio del ’69, con l’impiego di anti-incrostante nel ’70, prima di qualsiasi situazione pericolosa”.
Nel ’74 un’altra malattia viene associata all’esposizione a cvm, il tumore al fegato. Anche in questo caso la scoperta deriva dalle indagini che Solvay fece compiere al prof. Viola. E qui il difensore chiama a sé “un altro teste insospettabile”: lo Iarc, l’istituto internazionale per la ricerca sul cancro, le cui conclusione sono state a più riprese utilizzate dall’accusa per sostenere le proprie tesi. “L’Agenzia ha atteso l’anno 1974 per un primo avviso di cancerogenicità del cvm”. Tornando alle ricerche di Viola, Solvay non si oppose alla loro divulgazione, anzi: “quegli studi vennero illustrati agli operai in riunioni retribuite”. Nel ’71, poi, le industrie chimiche mondiali, tra cui Solvay, affidano al prof. Maltoni l’incarico di approfondire gli studi di Viola. A questo si aggiungono le precauzioni adottate in fabbrica, con il rispetto dei limiti di concentrazione della sostanza nell’aria “ben prima di qualsiasi prescrizione giuridica in materia”.
In conclusione, avendo rispettato tutte le precauzioni possibili in quei determinati momenti storici, per Solvay “non c’è colpa e, se non c’è colpa, non ci può essere nemmeno dolo”.
Sul tema della colpa è tornata anche l’avvocato Bolognesi, per sottolineare come “gli amministratori hanno adempiuto in modo completo ai doveri primari e secondari della loro funzione di garanzia”. Ripercorrendo la storia della multinazionale, dagli anni ’40 ai giorni nostri, “la cultura della sicurezza, dell’informazione e della formazione dei lavoratori ha sempre contraddistinto l’operato manageriale e c’è sempre stata una massima attenzione alle malattie professionali”.
Per dimostrare la salubrità degli ambienti di lavoro Bolognesi ricorda le planimetrie dello stabilimento di Via Marconi illustrate dal consulente di parte, l’ingegner Messineo, dove si vede che “le sale di polimerizzazione del cvm si trovano addirittura in due edifici diversi, tra loro non comunicanti”.
La serie delle arringhe difensive proseguirà il 30 aprile. terminata la fase della discussione, il giudice Matellini emetterà la sentenza.
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