Politica
9 Febbraio 2012
Applicando il referendum le bollette di Hera calerebbero dell’11,4%

Acqua, tariffe autogestite

di Redazione | 4 min

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Siete utenti Hera e volete pagare la vostra bolletta dell’acqua l’11% in meno? Rivolgetevi (gratuitamente) al Forum italiano movimenti per l’acqua, da sabato anche a Ferrara. Potrebbe essere uno slogan del genere quello che sintetizza la campagna di obbedienza civile già cominciata in altre città e presentata stamattina da Davide Scaglianti e Marzia Marchi.

Obbedienza, e non disobbedienza o obiezione, insistono, perché “è diritto dei cittadini applicare il risultato di un referendum ammesso dalla Corte costituzionale e votato dalla maggioranza assoluta degli elettori”. Si tratta ovviamente della consultazione del giugno scorso, nella quale uno dei quattro quesiti chiedeva di abolire sette parole dell’articolo 154 del decreto legislativo 152 del 2006: “dell’adeguatezza della remunerazione del capitale investito”. Non se ne dovrebbe più tener conto nella determinazione della tariffa.

Un primo passo i referendari l’avrebbero già compiuto in dicembre, con la presentazione all’Autorità di Ambito Territoriale Ottimale di Ferrara (ha il compito di organizzare il servizio idrico integrato, regolazione tariffaria inclusa) di una “diffida ad applicare il risultato referendario, corredata da 200 firme”. Dalla fine dell’anno, però, l’Aato provinciale non esiste più ed è confluita in un’autorità regionale, “a cui presenteremo il medesimo documento”, garantiscono in ogni caso i due.

La prima novità è invece un “atto politico”: un modulo indirizzato ai gestori del nostro territorio (Hera e Cadf) in quanto mittenti delle bollette. Chi firmerà dichiarerà “che qualora il gestore non provvedesse all’eliminazione della voce ‘remunerazione del capitale’ dalla tariffa espressa in bolletta, parteciperò alla campagna di obbedienza civile, che prevede il ricalcolo della tariffa con richiesta di rimborso”. Un “avvertimento al gestore”, insomma, secondo Marchi e Scaglianti.

Avvertimento perché dopo si passerebbe alla fase due, nella quale si parla di soldi e di ricalcolo delle tariffe. “A chi si rivolgerà a noi forniremo un manuale nel quale è spiegato come le abbiamo ricalcolate – continuano –: eliminando la remunerazione del capitale investito, nel 2012 le bollette di Hera calerebbero dell’11,4% e quelle di Cadf del 7,5”. Finora si è sempre parlato di una remunerazione pari al 7% circa, “ma quella è una percentuale calcolata appunto sul capitale – spiega Scaglianti –, mentre in rapporto alla tariffa è più alta”.

Cosa può fare allora chi vorrebbe pagare meno? “Rivolgersi ai nostri sportelli. Sabato 11 dalle 10 alle 12 presso il centro sociale di via Resistenza 34 inaugureremo il primo, che funzionerà tutti i sabati negli stessi orari, mentre un altro sarà attivato presso la sede dell’Unione sindacale di base in via Terranuova, con giorni e orari ancora da definire”. Bisognerà presentarsi con la propria bolletta dell’acqua e si sarà gratuitamente assistiti da alcuni legali (tra cui l’avvocato David Zanforlini) nel ricalcolo della tariffa. Nello stesso reclamo/istanza di rimborso con cui comunicherà che “provvederà a detrarre, da quanto richiesto, l’importo corrispondente alla remunerazione del capitale”, il firmatario chiederà pure che la società provveda a rimborsare quanto indebitamente corrisposto con riguardo al periodo successivo il 20 luglio”. La data non è casuale, perché il giorno dopo è entrato in vigore il Decreto del Presidente della Repubblica che ha disposto la cancellazione di quelle sette parole in esito al referendum.

I referendari non si aspettano ovviamente che i gestori restituiscano qualcosa, mentre mettono in conto alcune mosse sia da parte loro sia da parte delle autorità d’ambito. “A Genova, Arezzo e Latina la campagna è già cominciata – ci tengono a far sapere – e noi e i nostri legali siamo in contatto con i colleghi delle altre città”. L’autorità d’ambito in realtà non fa molta paura, perché, a Latina ad esempio, si è limitata ad inviare una lettera “affermando che è troppo presto per procedere, perché la decisione dovrà spettare all’Autorità per l’energia elettrica e il gas”.

A farne un po’ di più, invece, sono i gestori, “perché potrebbero considerare quell’utente moroso e mettere in atto un recupero del credito”, prevedono i referendari. Il comitato ha dunque studiato la Carta dei servizi di Hera ed ha scoperto che anche in quel caso sono garantiti 50 litri a persona ogni giorno. “La società potrebbe applicare un riduttore di pressione o di flusso – si aspettano i due –, una scelta che ricadrebbe sull’utente perché il costo dell’installazione e dell’eventuale successiva rimozione sarebbe a suo carico”. Ecco allora a cosa servirebbe l’assistenza degli avvocati vicini al comitato, che a quel punto rappresenteranno gli utenti in contenziosi collettivi di fronte al Giudice di Pace.

Oltre all’autoriduzione, che ovviamente sarà discussa vis-à-vis con chi lo vorrà, i referendari annunciano nuovi banchetti a tappeto per raccogliere firme sotto la lettera “di pressione” a Hera e Cadf, e su questo si appellano al Partito democratico: “in giugno – ricordano – avete dato indicazione per il sì a questo quesito”.

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