Politica
13 Gennaio 2012
Il gruppo consigliare torna all’attacco sui presunti rimborsi irregolari

Il Pd a Tavolazzi: “Dimissioni e scuse”

di Marco Zavagli | 3 min

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Dimissioni immediate e scuse pubbliche. Il Pd torna alla carica sulla questione dei rimborsi chilometrici percepiti da Valentino Tavolazzi e questa volta lo fa con il suo intero gruppo consiliare del Comune di Ferrara.
In una nota inviata alle redazioni, i democratici tornano sull’argomento sollevato dal capogruppo Simone Merli e dal consigliere Francesco Portaluppi (vai all’articolo), per mettere da parte le eventuali “implicazioni legali dei rimborsi”, che “non ci competono e verranno definite in altre sedi, anche se è davvero singolare la sua difesa basata sulla modica quantità delle somme non dovute già intascate e sull’inedito privilegio di conguagliarle con altre somme non ancora percepite”. Il riferimento è al fatto che, dai conteggi dell’ufficio preposto, il consigliere grillino, anziché aver sottratto oltre 600 euro alla casse pubbliche, come sostenuto da Merli e Portaluppi, non avrebbe percepito – involontariamente – rimborsi per un mese intero, risultando a credito del Comune di 38,5 euro (vai all’articolo).
“Singolare – aggiunge il Pd – è anche come si possa risiedere contemporaneamente a Francolino e in centro storico ricavando vantaggi da entrambe le posizioni”. Tavolazzi si era infatti giustificato spiegando che per recarsi in consiglio partiva dalla casa di Francolino, dove ha la dimora abituale che, sempre secondo il diretto interessato, sarebbe equiparabile in base alla normativa sugli enti locali alla residenza al fine di ottenere il diritto ai rimborsi chilometrici (vai all’articolo).
Ma il vero problema sarebbe che “anche rinunciando ai proventi di consigliere, nessuno può ritenersi al di sopra degli altri. Ciascuno sceglie secondo criteri e valutazioni particolari e personali, mai generalizzabili. Perché è molto diversa – spiegano i consiglieri di maggioranza -, ad esempio, la rinuncia a 400 euro mensili per chi percepisce un salario minimo, rispetto a chi ha redditi molteplici e/o molto superiori”.
Insomma, non è sul gettone dei consiglieri comunali che si deve puntare per depennare i costi della politica. E in effetti la ratio dei rimborsi è pensata storicamente proprio per garantire l’elettorato passivo anche a coloro che per condizioni economiche non potrebbero altrimenti permetterselo.
“La riduzione dei costi della politica – prosegue il comunicato -, concretamente perseguita da questa amministrazione fin dall’inizio del mandato, non può essere oggi strumentalmente confusa con il dovuto rispetto delle regole. I consiglieri di circoscrizione di Progetto per Ferrara hanno smesso di percepire gettoni di presenza solo quando una norma nazionale li ha obbligati a farlo, mentre Valentino Tavolazzi pare esser stato folgorato dalle virtù della rinuncia (vai all’articolo) solo dopo essere stato colto a percepire rimborsi non dovuti perfino per visitare gratis una mostra d’arte”.
Se chiedere o meno i rimborsi è questione invece che “il Pd ha sempre lasciato alla coscienza dei singoli, e sempre rispettato, qualsiasi decisione sui compensi. Nel nostro gruppo consiliare c’è chi (i consiglieri Francesco Portaluppi e Marco Lucci, ndr) ha sempre rinunciato ai rimborsi spese pur avendo residenza anagrafica (ma anche -precisazione ormai d’obbligo- il domicilio, l’abitazione, il posto per pennichelle post-prandiali e il parcheggio per le auto di famiglia) fuori dal capoluogo comunale. C’è anche chi ha sempre rinunciato spontaneamente a percepire gettoni di presenza, o chi li percepisce e li destina in modo discreto a iniziative benefiche, senza contare le percentuali da tutti devolute al partito. Ciò nonostante, il gruppo Pd non ha mai stilato -né mai farà- graduatorie di merito basate su questi criteri, e neppure ha mai cercato di trarre da quelle scelte vantaggi elettorali, mentre ha comunque sempre richiesto massima correttezza e pieno rispetto di leggi e regole vigenti a tutti i suoi rappresentanti eletti, pena le dimissioni immediate senza se e senza ma”.
“Ci aspettiamo, né più né meno, la stessa cosa da ogni altra parte politica, Progetto per Ferrara incluso” concludono Merli e compagni, che alla luce di queste motivazioni chiedono “le dimissioni di Tavolazzi e le sue pubbliche, incondizionate, scuse”.

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