Sono circa un quarto del totale le Provincie italiane che si sono attrezzate a modo loro per ovviare ai mancati introiti che l’entrata in vigore del federalismo fiscale comporterà per le casse degli enti locali. Tra queste – è noto – c’è Ferrara. La giunta del Castello estense ha motivato in più occasioni l’aumento dell’aliquota del 3,5%, che entrerà in vigore a partire dal 1° agosto, come “doloroso ma necessario”, per usare le parole della presidente Zappaterra.
Tra i banchi della maggioranza non si sono levate voci di dissenso. Anzi, gli interventi successivi all’entrata in vigore della delibera – come quelli del gruppo Pd e della Federazione della Sinistra – sono stati unicamente all’insegna della “sfida coraggiosa, certamente sofferta”, in vista dell’obiettivo del miglioramento dell’edilizia scolastica. Un silenzio assordante (o forse silenzio assenso) si registra anche da parte della Cgil, che nonostante le levate di scudi della Cisl, non ha speso nemmeno due parole sull’argomento. Anche ieri, contattato telefonicamente, il segretario provinciale Guietti ha preferito non rilasciare dichiarazioni.
Colpisce anche l’affermazione di Calvano, fatta propria poi dalla lettera dei consiglieri Pd, che – all’insegna del così fan tutti – fa sapere che “sono ormai tante le Province che hanno già adottato questa decisione, che lo stanno facendo e che lo faranno, dal Nord al Centro al Sud dell’Italia, amministrate dal centrodestra e dal centrosinistra”. Un discorso in parte vero. In parte no.
Prendendo in mano l’elenco fornito dal ministero sulla amministrazioni provinciali che hanno deliberato l’aumento se ne contano 25. Sono Alessandria, Ancona, Belluno, Benevento, Bologna, Chieti, Cremona, Ferrara, Forlì-Cesena, La Spezia, L’Aquila, Lecce, Pescara, Perugia, Pesaro, Pescara, Reggio Emilia, Rimini, Rovigo, Savona, Treviso, Verbano-Cusio-Ossola, Venezia, Verona, Vibo Valentia. Tutte hanno varato l’aumento del massimo consentito, il 3,5%, tranne L’Aquila ed Ancona, che si sono fermate al 3 (fonte Dipartimento delle Finanze: vai alla tabella).
Non tutte però hanno avuto le stesse modalità di approvazione. Se a Ferrara l’Italia dei Valori non ha battuto ciglio e anzi ha avvallato il provvedimento con il vicepresidente Fiorillo prima (che lo ha presentato in conferenza stampa – leggi) e con il consigliere Rorato poi (vai all’articolo), altrove il partito di Di Pietro è stato capace di fare la voce grossa.
Come a Teramo, governata da una giunta di centrodestra. Qui, all’opposizione, viene più facile a Riccardo Mercante, consigliere provinciale dell’Italia dei Valori, puntare il dito contro un “balzello particolarmente indecente non solo perché esaspera i cittadini, ma soprattutto perché costringe a pagare tasse che gravano indiscriminatamente sull’intera popolazione, senza distinzione alcuna per le fasce di reddito e con gravi danni a coloro che sono vicini alla soglia di povertà” (fonte TeramoNews).
Ad Ancona invece si è meritato gli applausi dei contribuenti l’assessore di Rifondazione Comunista Maurizio Quercetti. Contro l’aumento del 3% – pur inferiore a quello sposato dalla falce e martello estense – varato dalla propria giunta, Quercetti spiega al Resto del Carlino di Ancona (leggi) che il “Rc auto e le imposte che su essa gravano colpiscono indiscriminatamente tutti i cittadini”. Il suo voto contrario in sede di giunta lo motiva con il fatto che “i tagli indiscriminati e gravi del Governo e i frutti avvelenati del federalismo fiscale è un fatto, ma che le maggioranze di centro-sinistra siano acquiescenti e non provino a operare iniziative che qualifichino socialmente il loro agire e trasferiscano le loro difficoltà sui cittadini è un errore”.
Poco importa se la sua presidente gli toglierà le deleghe. In sua difesa si schiera il circolo del Prc di Chiaravalle (An) che, al grido di “iniquo balzello”, ricorda che il Prc si sta mobilitando con una “campagna nazionale in difesa dei redditi dei lavoratori, contro il carovita, in difesa dei bilanci dei ceti popolari”.
Dalla nota di solidarietà arriva anche la curiosità della coincidenza di motivazioni: “puerili, anzi risibili appaiono in questo contesto le dichiarazioni dell’assessore Maiolini che paventa strade dissestate e scuole incompiute sembrando ignorare lo stato di finanziamento di questi progetti e le forme di finanziamento di altri”.
Il circolo non risparmia nemmeno la propria federazione provinciale, dove “parte del gruppo dirigente continua nell’autismo dell’autoreferenzialità rischiando in questo modo di allontanare tanti compagni e soprattutto di allontanare il partito dai luoghi del conflitto e dal sentire popolare” (fonte: VivereJesi).
Ce n’è anche per la Cgil, che a Pesaro protesta, non troppo per la verità, sull’aumento dell’aliquota varato dalla giunta di centrosinistra: “a pagare non siano sempre gli stessi” (leggi).
E chissà se a leggere gli esempi dei loro colleghi sparsi per l’Italia anche ai nostri consiglieri di maggioranza non spunti qualche dubbio. In fondo basterebbe seguire l’esempio di Pescara, che nei giorni scorsi ha revocato la delibera di giunta, approvata all’inizio del mese, che aumentava del 3,5 per cento l’aliquota Rc Auto. Qui al governo è il centrodestra, che è tornato sui propri passi per “non far pesare l’aumento sui cittadini, almeno per l’anno in corso” (fonte AbruzzoWeb).
Senza andare troppo lontano, basta guardare oltrepo, dove è tornata sui suoi passi pure Padova, amministrata dal centrodestra con un vicepresidente leghista (Roberto Marcato). Insomma, basta guardare…
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