Cronaca
2 Giugno 2011
Aldrovandi. La difesa critica l’arringa del procuratore generale

Trombini: “Una ricostruzione contraddetta dalle prove”

di Marco Zavagli | 2 min

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L'avvocato della difesa Giovanni Trombini

Dopo il confronto tra Thiene e Rapezzi, Patrizia Moretti non vuole sentire parlare di tecnicismi e si limita a dire che “è stato chiarito nuovamente che c’è un trauma riscontrabile dalle foto: nel cuore di mio figlio si vede la violenza. Altri giri di parole e definizioni sono inutili. È lampante che Federico è stato ucciso”.

Difese invece soddisfatte a metà al termine dell’udienza di appello di ieri. Per l’avvocato Giovanni Trombini pollice alzato per il confronto tra periti; pollice verso invece per le conclusioni contenute nell’arringa dell’accusa. Quanto al primo punto “abbiamo assistito a una ricostruzione attenta che ha voluto sondare il caso per capire e i contributi di Rapezzi saranno utili ai fini della decisione”. Rispetto al primo grado il difensore fa notare che “la Corte ha consentito di spiegare fino in fondo la questione. Non è un caso che questo ulteriore confronto nasca proprio dalla scelta di ritenere come materiale per la decisione quella consulenza tecnica negata inopinatamente in primo grado”.

Trombini storce il naso invece dopo aver ascoltato l’arringa del pm. “Prendiamo atto dalle parole del procuratore generale di una ricostruzione dei fatti addirittura diversa da quella fatta in primo grado e totalmente svincolata dagli elementi di prova che non vengono nemmeno indicati nel loro contenuto”, accusa il legale. Un esempio? “Addirittura la centrale della polizia avrebbe chiamato il 118 alle 6.10 invece che alle 6.04 come acclarato nel dibattimento di primo grado”.

Non solo: “abbiamo assistito a una ulteriore versione (quella del pg, ndr) che non si confronta con le precise osservazioni contenute nei motivi di appello. Dovremmo arrivare alla conclusione che le prove assunte non sono in grado di determinare cosa sia successo”.

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