Questa è la storia di chi si aspetta che la sanità pubblica sia un diritto acquisito. Un diritto che dovrebbe essere scontato, a maggior ragione quando si parla di gravidanza. E invece qualcosa, a livello di tempistica, non ha funzionato nel caso di una coppia di ferraresi che si è rivolta alla sanità pubblica per controllare la gestazione nei primi mesi del suo corso.
A raccontare questa disavventura – che non vuole puntare il dito contro il Cup di Ferrara o l’Ausl, ma semplicemente descrivere lo stato del Ssn – è un lettore, Roberto Pagnoni. Lui e sua moglie, residenti in centro città, hanno scoperto di essere in lieta attesa lo scorso 15 aprile.
“Io e la mia compagna – inizia la lettera – ci siamo trovati nella condizione di doverci spostare di 40 chilometri per essere seguiti tramite il servizio sanitario nazionale per una semplice gravidanza; infatti il centro unico di prenotazione della mia città alla notizia della gravidanza iniziata all’incirca alla fine di marzo mi dava il primo appuntamento presso il consultorio verso la fine di luglio; un tempo a dir poco scandaloso per la prima visita e per il normale processo di una gravidanza”.
Le linee guida del Ministero prevedono prestazioni specialistiche gratuite per il controllo della gravidanza “possibilmente entro la 13ª settimana”, come recita l’allegato B del Decreto ministeriale del 10 settembre 1998 (leggi http://www.salute.gov.it/imgs/C_17_pagineAree_748_listaFile_itemName_1_file.pdf). Accade però che le liste d’attesa siano tali da non riuscire ad essere sempre soddisfatte a livello di tempistica.
Tanto che “alla mia domanda di spiegazioni – prosegue Pagnoni – sul perché non ci fosse posto a Ferrara e negli ospedali limitrofi; sono stato liquidato sentendomi rispondere: “può andare privatamente pagando le visite”; poi parlando con diverse persone che avevano già vissuto l’esperienza mi sono reso conto che era già diverso tempo che questa storia andava avanti”.
“Fortunatamente dopo qualche giorno e dopo numerosissime telefonate – aggiunge il lettore – siamo riusciti a trovare un buco per farci seguire presso un ospedale nella provincia di Bologna dovendo però percorrere ogni volta più di 40 chilometri. Attenzione, quando dico “farci seguire”: intendo che una volta al mese controllano il corso della gravidanza; ma poi per le azioni di routine quali ecografie, amiocentesi e analisi entriamo in una selva oscura e lastricata dalla quale è meglio starne fuori”.
Dopo la prima visita si arriva al 20 maggio: “avendo fatto tutto il possibile sulla zona di Ferrara, Bologna, Ravena, Modena e Rovigo, spendendo svariati soldi per passare da un centralino all’altro siamo riusciti ad avere un appuntamento per una ecografia morfologica a Rimini!”.
In sostanza: “un utente per avere una ecografia morfologica che lo stato reputa obbligatoria per una gravidanza, ci si deve spostare di 160km, oppure pagare una cifra che si aggira attorno ai 250€ per eseguire l’esame privatamente”.
“Questa cosa a mio avviso è scandalosa e mi fa pensare a in che modo vengano spesi male i soldi pubblici – denuncia il mittente -. L’Italia è un paese a crescita zero e forse visto come trattiamo le donne incinte ce lo meritiamo, e penso ci rimarrà fino a che non ci saranno più nuove generazioni, e allora sarà troppo tardi per agire. E poi finiamola con questa sanità privata che i nostri politici vogliono inculcarci. Se sulla nostra busta paga ci vengono trattenuti fior di quattrini, penso che dobbiamo avere tutto il diritto di essere poi curati nei tempi e nei metodi adeguati”.
Oltre ai disagi fisici, il signor Pagnoni lamenta anche quelli morali. “Vorrei infine prendere in considerazione lo stato d’animo e il disagio che arrechiamo a una donna in gravidanza costretta a spostarsi di tantissimi chilometri per esami di routine che potrebbero essere tranquillamente fatti nella totale tranquillità di un ambito locale. La misura di una civiltà si riconosce anche dalla sua sanità, e visto quello che sento e vedo nei nostri ospedali, l’Italia sta scadendo anche sotto questo punto di vista.
Vorrei tanto sapere come e dove vengono spesi i soldi in Italia perché vedo troppa gente derubata dalle tasse sempre più incalzanti, e dei servizi sempre più pessimi offerti al cittadino”.
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