
L'auto dell'investimento
Era venerdì 15 ottobre 2010 quando un’auto impazzita investì e uccise Maria Petrilli, pensionata di 74 anni, a pochi passa da casa sua, in via Arginone. Erano all’incirca le 9.30 quando una Golf station wagon bianca con targa belga, guidata da Agim Neziri, 41enne di nazionalità jugoslava, sfonda un posto di blocco della polizia municipale. Ne nasce un breve inseguimento, subito interrotto dall’investimento mortale, avvenuto all’altezza dell’hotel Daniela, a dieci metri dalle strisce pedonali. L’anziana pensionata, residente nella via al civico 317, dove abitava da sola, stava rientrando in casa dopo aver attraversato la strada per gettare l’immondizia.
La pattuglia dei vigili si fermò infatti per soccorrere la donna, mentre il “pirata” proseguì per la sua strada. Non ne fece molta, però, perché il parabrezza sfondato dal corpo della vittima rendeva impossibile la visuale. L’auto si fermò in prossimità della rotonda di via Trenti e conducente e un secondo uomo che si trovava seduto sul sedile posteriore fuggirono attraverso i campi. A bordo, sul lato passeggero, c’era una donna, serba con nazionalità jugoslava, B.E., di 31 anni, che dirà di aver chiesto semplicemente un passaggio.
Il conducente verrà bloccato poco dopo dai carabinieri nei pressi di via 16 Marzo, poco distante dal luogo dell’incidente. Questi però ha opposto resistenza prima di essere bloccato, tanto che uno dei carabinieri ha dovuto ricorrere alle cure del pronto soccorso per traumi giudicati guaribili in 15 giorni. Portato in caserma, identificato e riconosciuto grazie a un operatore della polizia municipale presente durante il principio di inseguimento, l’uomo doveva rispondere di omicidio colposo, aggravato dall’omissione di soccorso, oltre che di resistenza e lesioni a pubblico ufficiale.
Ieri si è tenuto il processo a suo carico in tribunale e l’avvocato Antonio Gabellone ha scelto il rito abbreviato. Il gip Monica Bighetti, su richiesta della pm Patrizia Castaldini, ha condannato Agim Neziri a 5 anni e 4 mesi. Non c’erano parti civili.
“Aspetteremo il deposito della sentenza per valutare un eventuale appello”, è il laconico commento del difensore.
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