Cronaca
5 Marzo 2011
La salma della 19enne barbaramente uccisa non raggiunse mai la Romania

Paula, la solitudine anche dopo la morte

di Marco Zavagli | 3 min

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Sentiti durante la mattinata di ieri (lunedì 15 giugno) i primi testimoni del processo per la tragica fine di Emily Vegliante, la carabiniera di 22 anni di Solopaca che era in servizio a San Giovanni in Persiceto, morta l'11 maggio 2023 in un violento incidente stradale lungo la Strada Provinciale 66, nelle vicinanze dell'incrocio tra via Modena e via di Renazzo, nel territorio comunale di Cento

Ai suoi genitori aveva detto “vado in Italia per trovare lavoro”. Ad accompagnarla, per tranquillizzarli, ha detto che ci sarebbe stato un cugino. Quel cugino era invece il fratello di Gianina Pitroescu, la donna che – una volta a Ferrara – la avvierà alla prostituzione.

Per una ragazzina povera, senza mezzi, nata a Segarcea, cittadina di 8.000 anime a circa 25 chilometri da Craiova, famosa per i suoi vini bianchi, uscire da una vita senza futuro era l’unica opportunità. È così che Paula Burci, 19 anni, si affida a quei traghettatori di speranze. È nel gennaio del 2008 che arriva in Italia.

L’allora dirigente della squadra mobile, Pietro Scroccarello, ricorda uno dei dettagli più toccanti della storia che ha pazientemente ricostruito: “il giorno prima di essere avviata alla prostituzione la portarono dal parrucchiere; le testimonianze ci dicono che per lei fu uno dei giorni più belli della sua vita”.

Siamo a metà gennaio. La sua vita durerà solo un altro mese. La troveranno, per caso, il 24 marzo, dei ragazzi a passeggio in golena. Il suo corpo era completamente carbonizzato. Dal rogo si era salvata solo la mano destra.

L’hanno massacrata”, dice a mezza voce in conferenza stampa Nicola Proto, il pm che insieme alla collega Barbara Cavallo ha seguito le indagini per la procura: “lesioni al capo e fendenti al petto. Poi lo scempio del cavadere…”.

Un atroce delitto che attende ancora un movente. Le ipotesi sono quelle dell’avvertimento a bande rivali, della paura che scappasse e tradisse i suoi sfruttatori, della concorrenza che quel viso d’angelo aveva seminato in poco tempo nel giro della prostituzione.

Si saprà infatti che Pala era diventata in breve richiestissima dai clienti. Tra quelli c’è anche un ragazzo, un giovane ferrarese, che forse si innamora di quel volto, di quei modi non ancora corrotti da una lunga militanza sulla strada. Le offre aiuto. Le dice che se vuole la sua vita può cambiare. Magari insieme a lui. Si scambiano i numeri di telefono.

Errore fatale, perché – a quanto riferiscono gli inquirenti – i suoi aguzzini le controllano quotidianamente il cellulare. E quel numero non doveva comparire. Lei lo chiamerà il 14 febbraio. Ma squillerà a vuoto. Quella è una delle ultime cose che è stato permesso di fare a Paula.

Morirà il giorno dopo San Valentino, ennesima beffa di una vita dove l’unico amore era quello a pagamento. E dove l’amore, quello vero, è rimasto sospeso al display di un telefonino che non ha risposto.

Ma Paula non troverà pace nemmeno dopo la morte. Ci sono dettagli nella sua tragica storia ancora non conosciuti. La sua salma non ha mai raggiunto Segarcea, da dove era partita. La famiglia non volle o non era in grado affrontare le spese delle esequie. Fu il capo di gabinetto Scroccarello a interessarsi della situazione. Contattò don Domenico Bedin. Il sacerdote si incaricò dei funerali. Diede lui l’estrema unzione a quei miseri resti cui nessuno diede nemmeno l’ultimo saluto.

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