
(immagine di archivio)
Invalida al 100% e rimasta senza riscaldamento. È la storia di Eleonora B., 40 anni, che ci viene raccontata da Massimiliano Guerzoni, dell’Associazione Salviamo La Famiglia Italiana. “La ragazza (tramite amicizie in comune) ci ha contattato per richiedere il nostro aiuto – spiega Guerzoni -. Circa due mesi fa questa ragazza, che presenta una invalidità pari al 100%, disperata, ci chiedeva un aiuto economico (e non solo) in quanto nel luglio scorso si è vista staccare il gas per non aver adempito al pagamento di alcune bollette”.
Provando a recuperare i soldi per assolvere il suo debito con Hera, non è riuscita ad anticipare la quota necessaria di circa 500 euro e per questo motivo ha passato più di metà inverno al freddo e riscaldata soltanto da una piccola stufetta elettrica. “Grazie all’impegno di alcuni dei nostri collaboratori – continua Guerzoni -, e in particolare della amica Patrizia Baroni, siamo riusciti a recuperare la somma necessaria per il riallacciamento della fornitura del servizio gas e darle un minimo di sollievo”.
Ma il problema è solo parzialmente risolto: rimane ancora una discreta somma da pagare. “ebbene il rimanente verrà rateizzato, con una piccola pensione pari a 250 euro mensili (ci tengo sottolineare pari al 100% di invalidità) i lettori capiranno che sarà un po’ fatica riuscire ad arrivare alla fine del mese”.
“Ci chiediamo – continua il rappresentante dell’associazione – come sia possibile che nel 2011 il Comune, lo Stato possano permettere che una persona con una invalidità pari al 100% (abbiamo visionato tutta la documentazione) abitante in una casa popolare, già seguita da una assistente sociale, possa arrivare a questo punto”.
La 40enne, pur avendo delle grosse difficoltà fisiche, viene descritta come una ragazza “piena di spirito e di voglia di fare”, disponibile a svolgere qualsiasi tipo di lavoro “purché la impieghi poco tempo in piedi e se fosse possibile in Ferrara città”: l’ultimo lavoro che le è stato offerto dall’assistente sociale è stato un lavoro a circa 50 chilometri da casa e a 2,50 euro l’ora.
“Ecco, lei non ha grosse pretese, anzi – aggiunge Guerzoni -, ma potendosi spostare soltanto in motorino (possiede la patente ma non può permettersi la macchina) e in autobus, capite che non può, viste le sue patologie, fare grandissimi spostamenti. E che magari (aggiungo io) venga retribuita con un compenso equo al lavoro svolto, e non sfruttata solo perché si trova nella posizione di non poter esprimere il suo parere sul compenso orario”.
“Spero che questa storia – conclude Guerzoni – possa far riflettere gli interessati e far riflettere la nostra cittadinanza sul fatto che attorno a noi ci sono persone che hanno bisogno anche di un piccolo aiuto, e non per forza economico, per poter vivere dignitosamente”.
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