Cronaca
19 Febbraio 2011
I testi di enti pubblici e privati confermano la tesi della pm

Coopcostruttori, fatture mai ricevute

di Marco Zavagli | 2 min

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Sentiti durante la mattinata di ieri (lunedì 15 giugno) i primi testimoni del processo per la tragica fine di Emily Vegliante, la carabiniera di 22 anni di Solopaca che era in servizio a San Giovanni in Persiceto, morta l'11 maggio 2023 in un violento incidente stradale lungo la Strada Provinciale 66, nelle vicinanze dell'incrocio tra via Modena e via di Renazzo, nel territorio comunale di Cento

“La banca ci chiedeva conto in merito a una cessione di crediti. Ma la relativa fattura non l’avevamo mai ricevuta”. È una delle tante dichiarazioni-fotocopie succedutesi ieri all’interno dell’Aula B del tribunale di Ferrara, dove si svolge il processo Coopcostruttori.

In quest’occasione è parlare è Luigi Salvetti, nel 2005 responsabile del servizio lavori urbanistici del comune di Cedevolo, in provincia di Brescia. La municipalità aveva intrattenuto nel 2002 rapporti economici che riguardavano appalti con la Coopcostruttori  per il potenziamento della rete fognaria comunale e la manutenzione dell’acquedotto.

“Si trattava di una cessione di credito di cui l’istituto Carife ci chiedeva il pagamento. Ma la fattura non ci era mai pervenuta. Chiesi verbalmente contezza a Coopcostruttori. Mi dissero che si trattava di un errore”. Così dice oggi Salvetti. Così disse alla guardia di finanza in fase di indagini. Così dicono più o meno gli altri 14 testi dell’accusa presenti. Tutti in rappresentanza di 13 enti pubblici e privati che in un modo o nell’altro hanno intrattenuto rapporti con la cooperativa argentana appaltandole dei lavori.

Una lunga scia di dichiarazioni corrispondenti le une con le altre che “conferma l’impianto accusatorio”, commenta al termine dell’udienza l’avvocato Carmelo Marcello, difensore di parte civile.

Secondo la procura, infatti, la Coopcostruttori – “in base a uno schema collaudato”, come lo definisce Marcello – avrebbe emesso fatture, che poi non inviava agli enti (oppure le emetteva per lavori ancora da eseguire), per chiederne il pagamento – in seguito a cessione del credito – agli istituti bancari, ottenendo così liquidità. E gli enti di queste fattura non avevano traccia. Anzi, ne venivano a conoscenza solo quando la banca chiedeva loro il relativo saldo”.

Secondo la difesa, invece, la fatture venivano emesse in ragione della tempistica, oltremodo lunga, dei lavori con la quale la Coopcostruttori doveva rapportarsi.

Il processo riprende venerdì 25 con altri testi del pm Ombretta Volta.

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