Cronaca
12 Febbraio 2011
Affidati al perito i quesiti su dieci anni di contabilità dell’azienda

Il processo Coopcostruttori in otto mosse

di Marco Zavagli | 3 min

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Il processo Coopcostruttori in otto mosse. Anzi, in otto quesiti. Otto domande onnicomprensive delle posizioni di tutte le parti. Sono quelle che il tribunale ha affidato al perito Claudio Gandolfo, incaricato dell’esame contabile sui bilanci.

Il commercialista modenese dovrà affrontare tutti gli elementi principali emersi fino ad oggi in dibattimento. A cominciare dalla gestione della cooperativa edile, se fosse irreversibilmente in perdita o meno. Dovrà valutare le eventuali falsificazioni dei bilanci (“veri, falsi od opinabili”). Se era verosimile il piano di salvataggio di Legacoop e quale sia stato il ruolo preciso dei singoli imputati alla luce del dissesto. A livello contabile dovrà poi capire se l’azienda era in grado di emettere Apc e se è stata corretta l’attività dei certificatori. Sempre su questo punto, dovrà verificare la regolarità dell’emissione delle fatture. Ma il punto più  importante riguarda la responsabilità del dissesto: ossia se il crac è stato cagionato interamente dalla dirigenza o ha influito in qualche modo l’amministrazione straordinaria.

Secondo la tesi dei vertici argentani, infatti, l’amministrazione straordinaria avrebbe privilegiato la liquidità (vendendo e dismettendo rami d’azienda e cantieri) alla possibile continuità aziendale.

Il perito avrà almeno 180 giorni di tempo (probabilmente sarà necessaria una proroga) a partire dal 10 marzo. Lui ha nominato a sua volta come ausiliario il dottor Stefano Montanari di Reggio Emilia. A loro si aggiungerà la dozzina di consulenti nominati dalle parti in causa.

La maxi perizia, che in ogni caso non interromperà la prosecuzione del dibattimento, sembra mettere d’accordo tutti. Per l’avvocato Rita Mitaritonna, che difende l’ex presidente Donigaglia, “è importante che siano stati accolti anche i nostri rilievi; questo risponde alla logica di un giusto processo: ci dà un senso di conforto che anche le nostre tesi vengano esaminate”. Soddisfatto lo stesso Giovanni Donigaglia, che fa notare come “viene chiesto un giudizio tecnico sull’operato di Legacoop a proposito del piano di rientro”.

“Da parte nostra – aggiungono gli avvocati Marcello, Maruzzi, Azzali e Carponi Schittar che assistono 32 parti civili -, con il nostro consulente, rag. Ivano Vecchi, non trascureremo nulla che possa consentire di far emergere la verità sui bilanci, riserve tecniche, risconti attivi, Apc e tutto ciò che possa servire ad ulteriormente confermare ciò che in gran parte è già emerso al dibattimento in merito ai fatti di bancarotta contestati agli imputati”.

“Degna di nota – aggiungono i legali di parte civile – ci appare anche la decisione del Tribunale di acquisire la memoria predisposta del Pubblico Ministero che cristallizza gli elementi di accusa fino ad oggi emersi”.

Tornando all’udienza, in aula sono stati sentiti, come testi della difesa, anche gli ex responsabili dell’ufficio debitori di Banca Ifis (parte civile in giudizio). Entrambi hanno testimoniato su una cessione di debitore relativa a un appalto per l’Asl: il responsabile Asl negò di aver mai opposto la sua firma. È comparso davanti al giudice Caruso anche un funzionario del Consorzio Paestum. Dalle sue parole è emerso l’invio della documentazione attestante la cessione del credito presso una sede fantasma di Roma. Altri due testi, funzionari del Comune di Portomaggiore, hanno confermato che alcune fatture non erano mai state protocollate.

Venerdì prossimo si continua con la lista di testi del pm.

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