Circa 20,5 miliardi di giro d’affari; 28.576 illeciti accertati (più di 3 l’ora); 5.217 infrazioni rilevate nel ciclo dei rifiuti; 10.737 sequestri; 28.471 persone denunciate; 316 arresti per reati contro l’ambiente. Sono i numeri contenuti nel Rapporto Ecomafia 2010, stilato da Legambiente, che ha tenuto banco venerdì scorso nella sala estense durante la tavola rotonda organizzata dalla stessa Legambiente insieme alla Camera penale estense.
Sul palco, invitato a salire per un breve saluto, il sindaco di Ferrara Tiziano Tagliani ha ricordato come “fenomeni come questi pervadono tutta la società e le amministrazioni devono cercare di fronteggiarle, pur con le risorse modeste a disposizione”. Ne è consapevole anche Franco Romani, presidente della Camera Penale di Ferrara, che ammonisce come “l’ambiente rischia di essere devastato se non metteremo insieme quella cultura necessaria a fronteggiare problematiche di questo calibro”. Ma per arrivare a
farlo, bisogna “rimeditare una normativa e un sistema sanzionatorio diverso: troppo spesso i processi per delitti ambientali cadono in prescrizione. E il delitto ambientale non può essere ridotto a semplice contravvenzione: è una contraddictio in terminis.
“il problema è la legislazione con la quale ci troviamo a operare – avverte Rosario Minna procuratore capo di Ferrara -: manca una politica criminale e una effettività”. Lacune dietro le quali si nasconde, secondo il procuratore capo il potere. “Per uscire da questa crisi – continua Minna – c’è una legge, il principio di precauzione in materia ambientale. se questo non viene difeso come conviene, non potremo mai fermare gli spacciatori di tumore”.
Nei dettagli del termine “ecomafia” scende Ombretta Volta, sostituto procuratore della procura di Ferrara, che chiarisce come il termine identifichi “una commistione per cui nella gestione dei rifiuti si inserisce un gruppo criminale sia nel ciclo legale che in quello illegale dello smaltimento”. per combatterla “abbiamo a disposizione una serie di norme di carattere contravvenzionale, con reati destinati a prescriversi in breve tempo”. Un salto di qualità nella legislazione italiana arriva a metà degli anni ’90, con il decreto Ronchi, “che sanzione l’attività criminale organizzata”. E Ferrara non è immune da reati di questo tipo. “Dobbiamo tenere gli occhi bene aperti quando vediamo aziende che nascono dal nulla e capaci ugualmente di offrire servizi a bassissimo costo”, questa la raccomandazione della pm su “questi pochi segnali che amministratori e cittadini possono cogliere se stanno attenti. Per questo serve il contributo di tutti affinché Ferrara possa dirsi al riparo”.
“Siamo abbastanza attenti” le risponde Marzia Marchi, presidente di Legambiente Ferrara, facendo notare come il titolo dell’incontro, “Affari e illegalità”, “rappresenta un binomio che non dovrebbe esistere in italiano ma che invece è ben presente nell’economia del nostro paese: Vassallo è morto proprio perché cercava di tenere queste due parole separate”
“Il cittadino è il primo ad accorgersi di qualcosa che non va sul proprio territorio” dice l’espe
rienza di Luca Ramacci, magistrato e copresidente del Centro azione giuridica di Legambiente. Di più: “il cittadino spesso riesce a coprire le lacune di una magistratura che funzione a corrente alternata. spesso, poi, le disposizioni arrecano più danno che beneficio”. Un esempio? “La normativa speciale applicata in Campania; oppure il sistema Sistri, o ancora la cosiddetta “pornolegge” delega ambientale”.
“L’ecomafia non è più limitata solo ad alcune zone d’Italia – conclude Alesssandro Bratti, deputato membro della Commissione bicamerale Ecomafia -; la criminalità sta penetrando velocemente nel giro di affari delle bonifiche. E spesso mancano i controlli adeguati”. Il problema, a livello politico, “non sta nel meccanismo dei controlli in sé, ma in come viene applicato e nelle persone che lo applicano”, riflette il parlamentare ferrarese del Pd, che aggiunge come “in Emilia Romagna esistono tanti siti di stoccaggio dei rifiuti, dal momento che è una regione dove vengono trattati più rifiuti di quelli prodotti: sono tutti siti che vanno fortemente presidiati”.
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