Arrivano uno dopo l’altro a Ravalle gli ultimi big della politica. Savino Pezzotta, Piero Fassino e, poco dopo, Italo Bocchino. Tutti per partecipare al dibattito conclusivo della Festa nazionale dell’Avanti. Il titolo è suggestivo: “Dopo Berlusconi, voto o nuovo governo?”. E visto che il premier ha già anticipato che il governo andrà avanti fino alla naturale scadenza del 2013, gli interessi si allargano alle accuse di campagna acquisti e alle schermaglie tutte interne al Popolo della Libertà.
Il primo a richiamare i propri compagni di partito alla coerenza è Pezzotta, che nell’attesa di salire sul palco si rivolge ai potenziali neo acquisti ricordando che “anche questi amici hanno partecipato alle nostre scelte precedenti. Sarebbe dal mio punto di vista incomprensibile che facessero scelte diverse. Non bisogna dimenticare che noi siamo stati costanti e coerenti e dobbiamo rispondere al nostro elettorato”. E proprio l’elettorato “ci ha messo all’opposizione e non possiamo di conseguenza votare la fiducia al governo”. Se qualcuno salterà lo steccato, quindi, “dovrà trarre le conseguenze di scelte diverse. Non siamo né una caserma né qualcosa d’altro. In questi due anni abbiamo lanciato l’idea di un partito nuovo, di un partito della nazione, per creare una riaggregazione della diaspora centrista e questo è il cammino che vogliamo percorrere”.
E di campagna acquisti parla anche Bocchino, che appena sceso dall’auto ricorda che “Berlusconi va a caccia di soggetti politici nelle aree altrui dal 1994, quando è entrato in politica. La storia di questi 16 anni è quella di un lavorio per far campagna acquisti che è stato fallimentare. Sarebbe meglio applicasse tutte le sue energie nella realizzazione del programma di governo per tutti gli italiani”.
L’alfiere di Futuro e Libertà risponde anche alla definizione di “scelta dissennata” usata dal capo del governo per definire l’operazione di Mirabello: “non c’è bisogno di commentare affermazioni del genere, si tratta di una provocazione che non raccogliamo. Noi ribadiamo il nostro sostegno al governo e invitiamo a Berlusconi di venire in parlamento con i provvedimenti che dimostrano la volontà di tutta la maggioranza di attuare il programma di governo”.
Il braccio destro di Fini trova il tempo anche per rispondere a una domanda sulla situazione del Pdl locale, dopo la cacciata dei finiani dal coordinamento provinciale. “Non abbiamo da commentare gli atteggiamenti del Pdl – replica capogruppo di Fli -, prendiamo solo atto che dimostrano ancora una volta che c’è una cultura illiberale, incapace di gestire il dissenso. Siamo convinti che la parte più operativa, la parte migliore proveniente da An che era nel Pdl, stia al nostro fianco per costruire il percorso politico che Fini proprio da Mirabello ha individuato”.
Dai problemi del Pdl ai quelli del Pd. E qui il nome che più corre sulle bocche dei presenti è quello di Veltroni. “Fare un documento è del tutto legittimo – concede Fassino -. Anzi, se uno lo legge non vi trova altro che considerazioni politiche interessanti, molte delle quali condivisibili. Il problema è che il contenuto del documento è venuto molto dopo la raccolta delle firme. Il documento poi proposto solo a una parte dei parlamentari e non ad altri, con una selezione a priori in favore di una presunta affinità politica”.
“C’era un modo molto più semplice per dire le stesse cose – secondo Fassino -: Veltroni e i membri della direzione a lui vicini lo potevano presentare in vista di questo incontro pubblicamente, come contributo alla direzione. Quello che non ha funzionato non è il documento, ma la raccolta di firme che ha assunto un significato diverso che tutti hanno percepito: non era importante il contenuto di quel documento, ma chi lo firmava e quanti lo firmavano, con i conseguenti rischi di divisione interna”.
A chi gli chiede se il Nord d’Italia è davvero un feudo leghista, risponde che “va sfatato il luogo comune secondo cui nel Nord si vota solo per la Lega. Torino, Genova, l’Emilia sono nel nord, Verona fino a poco tempo fa era amministrata da un sindaco di centrosinistra; Vicenza e Padova lo sono adesso… Non ci sfugge che la Lega ha un radicamento molto forte e noi vogliamo misurarci con i problemi di questa società. Il Carroccio si può sfidare e battere se ci si misura con i problemi del Nord, che sono la precarietà del lavoro, della piccola e media impresa, del fisco, dell’immigrazione, dell’efficienza della pubblica amministrazione”.
E riprendendo Bersani, che ha detto che “il Pd è consapevole che bisogna costruire un’alleanza di centrosinistra credibile, che non sia una indifferenziata cosa come l’Unione, che poi ebbe problemi a governare”, Fassino pensa a un’alleanza che “si rivolga alle forze di ispirazione riformista e con cultura di governo per costruire questa alleanza di centrosinistra. I nostri ideali interlocutori sono IdV, la Sinistra vendo liana, il Psi e il partito radicale”.
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