Politica
29 Luglio 2010
Mistero sugli accordi romani. Vittorio Lodi: “Non so cosa sia successo”

Mirabello, “telenovela” finita

di Marco Zavagli | 3 min

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Sul palco di Mirabello dei tempi che furono...

Sembrava seppellita l’ascia di guerra tra Balboni e Lodi sull’affaire Mirabello ma le diatribe locali sulla Festa tricolore della Libertà sembrano subire gli effetti degli ondivaghi equilibri di maggioranza.

Tutto sembrava fatto fino al pomeriggio di martedì. La sera prima l’incontro a Roma nella sede nazionale del Pdl in Via dell’Umiltà tra Alberto Balboni e Vittorio Lodi, sotto l’egida rispettivamente di La Russa e Bocchino, era finito con un preliminare d’intesa sulla gestione unitaria della kermesse di Mirabello, da ratificare la mattina successiva.

In bilico rimanevano le date di inizio e chiusura della manifestazione, con Lodi che non avrebbe disdegnato un finale il 5 settembre con bagno di folla per il Presidente della Camera Gianfranco Fini (o anche il 6 settembre con l’intervento del ministro dell’Agricoltura galan), e altre “quisquiglie” organizzative.

Ieri mattina la ratifica ci sarebbe stata, tanto che Lodi ha lasciato la Capitale nel pomeriggio con la soddisfazione di avere messo in valigia le garanzie per la festa tricolore. E invece, proprio mentre il patron della storica manifestazione politica di centrodestra era in treno diretto a Ferrara, arriva alle redazioni il lapidario comunicato di Balboni: “per quanto mi riguarda il tempo è scaduto, questa telenovela su Mirabello non si può trascinare oltre”.

Il senatore insiste dicendo che “bisogna essere realisti e prendere atto che non esistono le condizioni politiche per una manifestazione unitaria di tutto il Pdl e lasciare ai “finiani” l’onere di fare di Mirabello ciò che meglio credono, assumendosene tutta la conseguente responsabilità. Da oggi in poi mi dedicherò – Balboni è responsabile Propaganda per il Pdl, ndr – all’organizzazione della festa regionale del Pdl di Bologna e a quella nazionale di Milano”.

Parole che sono fulmini a ciel sereno per Lodi che, raggiunto al telefono mentre è ancora in viaggio, assicura di non capire quest’ultimo risvolto. “Non so cosa sia successo nel frattempo. Prima di rilasciare dichiarazioni – si è concesso – devo aspettare che i miei referenti nazionali (leggi Bocchino, ndr) escano dall’aula”. Aula dove si stava votando la fiducia sulla Finanziaria.

Ma in quelle ore effettivamente nella Capitale si stava giocando una guardinga partita a scacchi tra pedine sempre più in bilico. Tra rischio di espulsione di Fini&Co con conseguente rottura intestina per il Pdl, sono arrivate prima le dichiarazioni del numero uno di Montecitorio “Qui sto e qui resto”) e in seguito le mani avanti di Berlusconi sul ddl intercettazioni (“potrei ritirarlo”). Quiete dopo la tempesta? I bene informati invitano a non fidarsi troppo di un cielo solo in apparenza schiarito e sono pronti a scommettere che la rottura è dietro l’angolo.

In tal caso, tornando in chiave locale, la separazione porterebbe inevitabilmente a una festa di Mirabello non più di una corrente ma di un movimento a se stante, per forza di cose, e per ironia della sorte, “a sinistra” del Pdl. Questo spiegherebbe anche la nota quasi epigrafica di Balboni. Che il senatore sia tra quelli bene informati?

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