
Rosario Minna
“Fogna mediatica”. Sono le parole che rimbalzano all’esterno dell’aula C del tribunale di Ferrara, dove si sta tenendo il processo Aldrovandi bis. L’udienza stralcio, decisa dal gup Monica Bighetti per sentire come testimone la pm Mariaemanuela Guerra passa decisamente in secondo piano. A catalizzare l’attenzione è stata l’entrata in campo del procuratore capo Rosario Minna.
Il numero uno di via Mentessi ha affiancato ieri pomeriggio il pm Nicola Proto e ha chiesto al giudice di revocare l’ordinanza con la quale chiamava in causa in qualità di teste un magistrato della procura estense.
Il motivo sarebbe quello dell’incompatibilità a rendere testimonianza per un pm che ha seguito le prime indagini di un processo diverso (quello per omicidio colposo) ma in qualche modo collegato con quello attuale.
L’ordinanza del gup avrebbe violato la facoltà di astensione della Guerra. Per il confronto con le parole dell’imputato, Paolo Marino (l’ex capo dell’ufficio volanti accusato di omissione d’atti d’ufficio per aver convinto la pm a non recarsi in via Ippodromo), sarebbero sufficienti, secondo il pg, le dichiarazioni già cristallizzate nella relazione che fece a suo tempo al Csm.

Mariaemanuela Guerra
Ma nell’intervento, durato più di un’ora, Minna avrebbe tracciato anche i contorni di quello che è stato il “caso Aldrovandi” come riportato dalla stampa.
E a questo proposito sarebbero uscite le parole “fogna mediatica”. Nell’udienza a porte chiuse prevista dal rito abbreviato i giornalisti rimangono rigorosamente fuori. Tocca dunque alle parti, durante le quasi due ore in attesa della decisione del gup, informare di quanto avvenuto in aula.
Ma qualcosa si era già intuito nel vedere il pm Proto prima – che in aula non ha proferito verbo – e il giudice Bighetti dopo uscire scuri in volto. In questa pausa forzata il pg non conferma né smentisce le sue dichiarazioni: “sono responsabile di quello che ho detto, c’è un verbale d’udienza”. E chi gli chiedeva del perché di questa sua presenza a sorpresa nel giudizio si è dovuto accontentare di un “sono qua perché esiste il diritto”. Scontro tra procura e tribunale dunque? “È una lettura sbagliata”, tronca Minna.
È allora la madre di Federico Aldrovandi, Patrizia Moretti, a prendere la parola: “nella fogna mediatica mi ci metto anch’io. Siamo grati all’informazione dei media che è riuscita a portare all’attenzione pubblica il caso di nostro figlio, che altrimenti probabilmente non sarebbe emerso”.
Arriva quindi la decisione del gup, che respinge le richieste del procuratore generale e dispone l’audizione della teste, cui ha rivolto direttamente le sue domande. Le relative risposte – una decina di minuti in tutto – “confermerebbero in pieno l’impianto accusatorio”, secondo l’avvocato di parte civile Fabio Anselmo. “Sono le stesse cose che dice Marino”, invece, per la difesa, sostenuta dall’avvocato Eugenio Gallerani, secondo il quale “questo processo non si doveva nemmeno fare, non c’erano i presupposti”.
L’altro avvocato degli Aldrovandi, Riccardo Venturi, torna invece sull’intervento di Minna, giudicandolo “incomprensibile nei toni e inutile, visto l’esito avuto”.
L’udienza è stata aggiornata al 5 marzo, in quell’occasione parlerà Paolo Marino.
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