Cronaca
22 Novembre 2009
La donna ha dovuto lottare anche contro il clima ostile creato dai suoi connazionali

Dopo anni di persecuzioni magrebina denuncia il marito

di Marco Zavagli | 3 min

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fgdgdf-300x225Dopo anni passati a sentirsi imprigionata tra le mura di casa, vittima di violenze e soprusi quotidiani, tre anni fa aveva trovato la forza di lasciare il marito. Grazie all’aiuto del Centro donna e giustizia dell’Udi era stata accolta in una struttura protetta e poi in un alloggio pubblico. Ma cambiare casa, condizione economica e vita non erano bastati. Lui – con il vizio del bere e con precedenti per droga, lesioni e rapina – continuava a farsi vivo e a renderle l’esistenza impossibile.

È la storia portata alla luce dalla polizia estense e dall’ufficio minori della questura, che vede come involontaria protagonista una donna magrebina di 38 anni, costretta per forza di cose a denunciare l’ex marito. Quel marito che aveva voluto raggiungere nel 2002 dall’Africa, abbandonando parenti e patria.
Lui, marocchino di 44 anni, non si era voluto rassegnare a sentirsi messo finalmente da parte ed è tornato a condire di incubi quotidiani la vita della moglie, minacciandola di morte e tempestandola di sms e telefonate, fino a trenta al giorno.

Questo nonostante in mezzo ci fossero anche due figli minorenni, di 11 e 16 anni, che inevitabilmente subivano le conseguenze dello stato d’animo che l’uomo creava nella loro madre.
Questo fino allo scorso agosto, quando lui – dietro a pressanti insistenze – riesce a convincerla ad incontrarlo per un chiarimento.

Ma anziché lasciar spazio alle parole, l’uomo ha dato sfogo alla violenza, picchiandola selvaggiamente in un giardino pubblico, tanto da costringerla a ricorrere alle cure dei medici dell’ospedale. Quella è stata la goccia che ha fatto traboccare il vaso della pazienza della donna, che ha deciso di recarsi in questura per denunciarlo.
A rendere ancor più difficile la scelta è stato il clima ostile che la donna avvertiva da parte dei connazionali conoscenti e amici della coppia, che si erano mobilitati in difesa del 44enne e le chiedevano di ritirare la querela e riprenderlo in casa.

Per quel fatto il pm Angela Scorza raccoglie le testimonianze dei vicini, degli assistenti sociali, delle psicologhe che seguono la donna e i bambini. Tutti tratteggiano un quadro violento e aggressivo dell’uomo, tanto che dalla procura parte la misura cautelare di limitazione della sua libertà personale per impedire al marocchino di avvicinarsi ancora all’ex moglie e i figli.

L’uomo è stato rintracciato dalla polizia non senza difficoltà, dal momento che era irreperibile da diverso tempo. In Italia dal 1990, era diventato clandestino dopo il recente rifiuto da parte dell’ufficio immigrazione di rinnovargli il permesso di soggiorno, diniego motivato proprio dai suoi problemi con la giustizia.
Ma alla fine, qualche giorno fa, il 44enne è stato rintracciato e condotto al Centro di identificazione ed espulsione di Modena per essere rimpatriato.

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