mer 17 Mag 2017 - 149 visite
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Previdenza sociale: caratteristiche e differenze di polizze vita e fondi pensione

Breve guida alle forme pensionistiche complementari

immagine d’archivio

Vivere la vecchiaia con una solida sicurezza economica è un desiderio comune ma non da tutti così facilmente realizzabile. Chi, nel corso del proprio percorso lavorativo, ha puntato tutto sulla sola pensione di previdenza obbligatoria, può avere delle brutte sorprese: l’incremento delle imposte, lo stop alle perequazioni e il sempre più alto costo della vita rendono spesso insufficiente quanto percepito unicamente in base alla contribuzione volontaria.

Vi sono poi altri soggetti, come i lavoratori autonomi, che non possono nemmeno fare affidamento sul TFR e che quindi devono provvedere per loro conto al sostenimento economico successivo al pensionamento. Per integrare la pensione di base, erogata da INPS o da altre casse di previdenza, vi possono essere due opzioni: stipulare una polizza vita sottostante a un fondo pensione aperto, o aderire a un fondo pensione chiuso, collettivo o individuale.

Fondi pensione aperti con sottoscrizione di polizze vita: PIP e FIP

Le forme pensionistiche complementari si possono suddividere in due categorie: i fondi pensione aperti e quelli chiusi.
I primi si compongono, a loro volta, di due forme contrattuali: le pensioni integrative (PIP) e i piani pensionistici individuali (FIP). Sono entrambe forme di investimento finalizzate a ottenere una rendita futura, vengono offerti da banche e assicurazioni e consistono essenzialmente nella sottoscrizione di una polizza vita con finalità previdenziale.

Questi prodotti sono immessi nel mercato solo dopo l’approvazione della COVIP (“Commissione Vigilanza Fondi Pensione”), la quale ne monitora anche la successiva gestione. Nei FIP, il sottoscrittore versa un contributo d’ingresso che viene poi fatto confluire in una gestione finanziaria a capitalizzazione: in tal modo, il montante, dopo una scadenza predeterminata, conterrà il capitale versato inizialmente e la rivalutazione dello stesso conseguente alla sua gestione da parte della società che ha promosso il FIP.

Il vantaggio di taleAssicurazionivita.net investimento è che la rendita è certa, mentre lo svantaggio risiede nella difficoltà di quantificare i costi iniziali, di gestione, le penalità per riscatto anticipato del capitale e i prelievi fiscali sulla rivalutazione dello stesso.

I PIP, invece, prevedono la sottoscrizione di un prodotto assicurativo, solitamente identificato nelle polizze vita.

Come spiegato su Assicurazionivita.net si tratta di contratti che, dietro il versamento di un premio, consentono di ottenere una rendita futura periodica. La quota di accumulo del capitale può essere costituita da un unico pagamento o da più pagamenti periodici, mentre la rendita minima è comunque garantita, in base alle condizioni contrattuali, unitamente agli eventuali frutti percepiti a seguito delle politiche d’investimento perseguite dal gestore della polizza, ossia la compagnia assicuratrice. Il punto di forza di tali prodotti è quello di mantenere separato il patrimonio della suddetta compagnia dal montante che si costituisce mediante la polizza.

Il costo del contratto è chiaramente indicato nella nota esplicativa allegata allo stesso e la rendita annuale è certificata da revisori contabili: in sostanza, una volta maturati i frutti del premio versato, essi sono certi e niente può intaccarli.

Fondi pensione chiusi

I fondi pensione chiusi nascono da accorti collettivi o altri tipi di contratti che individuano in modo specifico le categorie di utenti ai quali sono rivolti, in base a criteri territoriali o a vincoli di lavoro con determinate realtà (imprese, gruppi societari). Tali fondi vanno considerati come un soggetto giuridico autonomo, con i propri organi di gestione e controllo, la cui attività consiste nella raccolta dei contributi versati dagli aderenti al fondo, nella gestione patrimoniale/finanziaria del capitale accumulato e nell’erogazione di prestazioni pensionistiche.

Il funzionamento dei fondi pensione chiusi è molto simile a quello dei PIP e dei FIP: si versano dei contributi periodici a titolo di accumulo di capitale per poi ottenere una rendita futura. Questi fondi pensione di categoria sono meno costosi di quelli aperti, sono uno strumento finanziario ”trasparente”, garantiscono una rendita certa e prevedono una quota contributiva datoriale, complementare a quella del lavoratore. La “pecca” di tali prodotti è che, per l’appunto, sono rivolti solo a determinate categorie di lavoratori dipendenti, pertanto chi percepisce redditi di lavoro autonomo o d’impresa non può far altro che scegliere i fondi chiusi.

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