ven 21 Apr 2017 - 5478 visite
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Quel sangue non è di ‘Igor’

Le autorità serbe si rifiutano di collaborare "per ragioni legate alla riservatezza delle indagini"

di Simone Pesci

Nella zona rossa, sull’onda dell’operazione scattata mercoledì pomeriggio a Marmorta e che ha evidenziato tracce fresche di ‘Igor’, si sono susseguiti per tutta la giornata i blitz e i rastrellamenti nelle campagne circostanti l’abitato di via Fiume Vecchio, in una zona vicinissima al canale della Botte, luogo nei pressi del quale il killer avrebbe abbandonato il Fiorino l’8 aprile dopo i noti e tremendi fatti del Mezzano.

Per gli inquirenti, dunque, sarebbe ancora lì a pochissimi chilometri in linea d’aria da dove avrebbe cominciato la sua fuga, ancora in corso dopo 12 giorni.

Intanto emergono nuovi dettagli sul maxi blitz che ha tenuto Marmorta col fiato sospeso per tante ore nella giornata di mercoledì: sarebbero state notate, infatti, tracce di sangue provenire da un’abitazione della palazzina che hanno immediatamente fatto scattare l’operazione messa in atto dai Cacciatori di Calabria, dai paracadutisti del Tuscania e conclusasi con l’intervento dei Ris che hanno archiviato ai fini dell’indagine tutto quello che potrebbe essere utile agli investigatori.

Le tracce ematiche tuttavia non sarebbero riconducibili a ‘Igor’, bisognerà attendere gli esiti degli esami scientifici per gli altri elementi raccolti sul luogo del blitz. Quel che è certo è che i cani molecolari si sono soffermati sul perimetro esterno della casa, dove ci sono i garage e le cantine in cui “si va poco, quindi potrebbe anche aver trovato riparo là dentro”, come sostiene un abitante della palazzina.

In tutti gli appartamenti è stata fatta irruzione, ma nessuno dei locali è stato posto sotto sequestro, il che significa che difficilmente il killer si può essere rifugiato dentro una casa abitata. La convinzione che il serbo sia ancora all’interno della zona rossa è data infatti dalle tracce che i cani hanno annusato nei garage e in una stradina ghiaiata 50 metri più avanti del casolare, che conduce ad una cascina abbandonata controllata anche a notte fonda dalle forze speciali munite di visore notturno.

Le sempre più continue segnalazioni relative al killer hanno fatto scattare in zona diversi blitz nella giornata di ieri (giovedì), facendo ripercorrere a ritroso ai carabinieri la strada che Norbert avrebbe battuto una volta abbandonato il Fiorino.

Possibile quindi che il killer sia ancora a pochi metri da dove partì la sua latitanza? Per rispondere a questa domanda gli inquirenti continuano a non sottovalutare la pista dei possibili appoggi di ‘Igor’ e per farlo si scava anche nel suo passato, studiando contatti che il serbo potrebbe aver allacciato nel 2015 quando faceva parte della banda di Ivan Pajdek (già interrogato dagli inquirenti), che insieme a Patrik Ruszo e Costantin Fiti fece una serie di rapine a Villanova di Denore, Mesola, Coronella e Aguscello dove si finì addirittura con la barbara uccisione del pensionato Pier Luigi Tartari.

E mentre si attende l’arrivo del ministro Minniti, un’altra tegola cade sul capo degli inquirenti. Il pm Marco Forte della procura felsinea aveva presentato una rogatoria internazionale destinata alle autorità serbe per interrogare a Subotica, città natale di Norbert Feher, i familiari del killer (la madre, il fratello e le due sorelle).

Secondo quanto riferisce l’Ansa, la polizia serba si rifiuta di collaborare, non potendo fornire informazioni e dettagli su Igor Vaclavic, alias Norbert Feher per ragioni legate alla riservatezza delle indagini.
Alla polizia serba era stato chiesto di precisare i crimini per i quali Feher sarebbe ricercato in patria e di confermare un eventuale mandato di cattura internazionale nei suoi confronti da parte delle autorità di Belgrado.

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