Un cittadino del ferrarese di ritorno da Santo Domingo ha probabilmente contratto il virus Zika durante il suo soggiorno caraibico.
L’uomo – secondo le fonti di Estense.com – si trova ora ricoverato all’ospedale Sant’Anna di Cona e sono già partite le misure di disinfestazione d’emergenza.
Si tratta di misure preventive disposte dal Piano di sorveglianza per le Arbovirosi contro la proliferazione dei vettori del virus Zika (e di altri virus come Chikungunya e Dengue) – le zanzare Aedes, note comunemente come zanzare tigre – ed evitare così altri possibili contagi.
Le opere di disinfestazione verranno effettuate nella notte su suolo pubblico in un raggio abbastanza ampio – 100 metri dall’abitazione del paziente (che è più o meno il raggio d’azione delle zanzare) – per almeno tre notti consecutive, a meno che nel frattempo gli esami di laboratorio non escludano il contagio da Zika. In sostanza, verranno potenziati i trattamenti per eliminare e contenere le zanzare adulte e le larve: nella mattina il personale addetto effettuerà anche controlli delle caditoie e dei ristagni d’acqua porta a porta per procedere, se necessario, con i trattamenti larvicidi.
Medesime operazioni verranno effettuate nelle aree verdi adiacenti al Sant’Anna.
Il virus Zika è oggi presente soprattutto nel Centro e Sud America, ma ci sono stati casi importanti – anche più risalenti nel tempo e probabilmente sottovalutati – in Asia e Africa. Di per sé il contagio non è particolarmente pericoloso per i soggetti che contraggono il virus: spesso è a-sintomatico o si confonde con una normale influenza. Le cose cambiano radicalmente se parliamo di donne incinte, perché il virus è strettamente correlato alla comparsa di gravi complicanze e malformazioni congenite di tipo neurologico nel feto e nei neonati (in particolare l’epidemia a cavallo tra 2015 e 2016 in Brasile ha fatto scoppiare i casi di microcefalia e di sindrome di Guillain Barrè).
Le zanzare tigre non sono l’unico vettore di Zika, infatti ci siano casi confermati anche di trasmissione sessuale da uomo a uomo e di trasmissione da madre a feto durante la gravidanza.
In Italia sono già stati confermati quest’anno 25 casi, 4 di essi in Emilia Romagna (dati del maggio 2016).
Prima di allarmarsi per il sospetto caso ferrarese è importante tenere a mente che le misure d’emergenza – anche quella mondiale dell’Oms – non sono per l’infezione in sé: il virus è conosciuto dal 1947, quando venne isolato in Uganda. Finora è apparso abbastanza innocuo, tanto che non si è neppure pensato di creare un vaccino e, in effetti, non provoca sintomatologie particolarmente gravi: può essere confusa con una classica influenza, i cui sintomi spariscono nel giro di 2-7 giorni.
L’emergenza è invece dovuta alla recente epidemia in Brasile che ha evidenziato effetti molto negativi sui nascituri e per questo, in attesa di trovare conferme stringenti e, possibilmente, sistemi di immunizzazione efficaci, è bene adottare tutte le misure di prevenzione necessarie dettate dall’Oms: limitare i vettori (controllandone la proliferazione ed evitando le punture); per le donne in stato di gravidanza evitare viaggi nelle zone più colpite se non sono necessari; fare sesso protetto (con preservativo) per almeno 6-8 mesi nel caso in cui almeno uno dei due partner sia stato infettato o si sia recato nei Paesi in cui è presente l’epidemia.
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