Taxi fermi nella giornata dello sciopero della categoria contro le liberalizzazioni. Fermi, ma non per tutti. I taxisti ferraresi, infatti, hanno fatto qualcosa di diverso rispetto ad altre città, fornendo il proprio servizio alle fasce più deboli della popolazione, anziani e disabili, gratuitamente. “Questo per dimostrare – ha spiegato Ughetta Ciatti della Cna, associazione che affianca il Consorzio Taxisti Ferraresi nella protesta – che la categoria mostra particolare attenzione nei confronti della cittadinanza”.
L’adesione allo sciopero nazionale indetto dalle associazioni di categoria a Ferrara è stato totale. I 54 taxisti di Ferrara hanno spento i motori tutti insieme, lasciando diverse vetture parcheggiate in piazza Savonarola – dove si è svolto un volantinaggio per comunicare i motivi della mobilitazione – ad eccezione delle quattro auto della delegazione ferrarese che ha partecipato alla manifestazione regionale a Bologna.
Preoccupano, come già riportato alla vigilia della manifestazione nazionale (vai all’articolo), i provvedimenti pensati dal governo Monti a proposito della liberalizzazione dei taxi. Il Consorzio Taxisti Ferraresi, come espresso nei giorni scorsi anche nell’incontro con l’assessore alle attività produttive Deanna Marescotti, insiste per riaffermare la “competenza ineludibile dei Comuni in materia di regolamentazione e rilascio delle licenze, in opposizione alla creazione di una “Authority” nazionale accentratrice di tutta la materia”. Motivazioni riportate da una delegazione dei taxisti anche al prefetto di Ferrara, Provvidenza Raimondo, che ha incontrato i rappresentanti della categoria nel pomeriggio alle 17.30. Un altro incontro con la stessa delegazione è fissato per il 1° febbbraio con il sindaco di Ferrara, Tiziano Tagliani.

La delegazione dei taxisti in Prefettura
“Purtroppo ancora non vi sono segnali positivi del governo rispetto alle richieste – ha riferito Ughetta Ciatti – soprattutto in merito all’adeguamento del numero delle licenze che si vorrebbe lasciare all'”Authority” nazionale, quando a nostro parere possono essere solo i Comuni, a seguito di istruttoria, a determinare se sia necessario o meno un aumento del numero di licenze. Con il decreto pensato dal governo, invece, ai Comuni spetterebbe solo un parere consuntivo e non vincolante”.
Secondo i taxisti – come spiegato anche nei volantini distribuiti nel corso della giornata di sciopero – la liberalizzazione del settore porterebbe solo, come già avvenuto in altri settori (vengono riportati come esempio le assicurazioni, i trasporti ferroviari, i pedaggi autostradali ed altri ancora), a un aumento delle tariffe a discapito dei consumatori e a vantaggiodi quelli che vengono definiti “gli squali della finanza” che vorrebbero “impossessarsi di interi settori economici”. Tariffe che oggi, sostengono i taxisti, sono tra le più economiche d’Europa, come dimostrerebbero studi internazionali (EuroTest): una corsa tipo di 7 chilometri, inclusi 5 minuti di coda dovuti al traffico e un bagaglio, a Roma e Milamno costerebbe rispettivamente 11,22 e 12,18 euro, mentre a Vienna 12,92, a Bruxelles 16,10, a Berlino 16,23 e addirittura a Zurigo 31,35, mentre risultano meno care solo Parigi (11,18 euro), Praga (10,93), Barcellona (10,92), Madrid (10,64) e Lisbona (7,98).
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