Cronaca
11 Novembre 2011
La Squadra Mobile ha individuato i due napoletani del colpo messo a segno in luglio alla Popolare di Ravenna in via Bologna

Operazione ‘Condor’, rapinatori traditi dal… naso

di Redazione | 4 min

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I “segugi” della Squadra Mobile di Ferrara, come li ha definiti lo stesso questore, hanno colpito ancora, assicurando alla giustizia anche i rapinatori del colpo messo a segno lo scorso 27 luglio alla Banca Popolare di Ravenna di via Bologna (oltre 21mila euro di bottino). E con questo sono tre sui tre i casi di rapina risolti quest’anno dalla polizia, dopo quella al Monte dei Paschi di Siena di via Padova del 17 febbraio e del 5 settembre alla Cassa di Risparmio in corso Porta Mare.

Questa volta a essere stati incastrati dalla forze dell’ordine sono altri due ‘pendolari’ delle rapine, i napoletani Ciro La Pasta, 44 anni, e Vincenzo De Matteo, 60 anni, entrambi pluripregiudicati per reati della stessa fattispecie ed il primo addirittura sorvegliato speciale. A loro la polizia di Ferrara è giunta grazie a indagini serrate e a una serie di circostanze che hanno contribuito a far finire in trappola i due malviventi.

La rapina alla Popolare di Ravenna in via Bologna era avvenuta in pieno giorno e a entrare in banca fu Ciro La Pasta, travisato con parrucca e armato di pistola, mentre il complice Vincenzo De Matteo faceva il palo all’esterno dell’istituto di credito. Il rapinatore è stato ripreso dal sistema di telesorveglianza mentre si trovava all’interno della bussola di ingresso, prima di indossare gli occhiali da sole e di coprirsi il volto con un fazzoletto per compiere la rapina. Dopo aver minacciato le impiegate e la vice direttrice che nel frattempo si era sporta dal suo ufficio per vedere cosa stessa accadendo, l’uomo ha compiuto l’errore di abbassare la bandana sulla bocca per dire qualcosa a una dipendente che non riusciva a capire le sue parole. Così la donna ha notato chiaramente i tratti del suo volto, notando inoltre lo spiccato accendo napoletano della sua parlata. La cosa che più ha colpito la dipendente della banca è stato il naso pronunciato dell’uomo, particolare che ha dato anche il nome all’operazione di polizia, denominata non a caso “Condor”.

Le testimoni hanno dunque descritto il rapinatore e e l’arma che brandiva, senza contare che le telecamere avevano registrato le fasi salienti dell’episodio. Tutti particolari che la Squadra Mobile ha prontamente diramato alle altre Questure dislocate sul territorio nazionale. Il giorno successivo alla rapina è stata la Polizia Stradale di Arezzo a intercettare e fermare sulla A1 una Seat Ibiza di colore nero con le due persone a bordo. Il conducente è stato identificato come Vincenzo De Matteo, mentre il passeggero (Ciro La Pasta) aveva dichiarato di chiamarsi Domenico Musco e aveva esibito una carta d’identità palesemente contraffatta. L’auto risultava di proprietà della sorella di La Pasta, dove i due probabilmente si erano temporaneamente appoggiati in vista del ‘colpo’, tant’è che al suo interno la Stradale di Arezzo ha rinvenuto un biglietto autostradale emesso dalla stazione di Carpi (MO). Durante la perquisizione personale dei due i poliziotti hanno inoltre trovato diverse mazzette di denaro, che avevano nascosto un po’ ovunque: nei vestiti, nelle valige, sotto la suola di una scarpa, per un totale di oltre 20mila euro.

Nella circostanza Ciro La Pasta è stato denunciato in stato di arresto per contraffazione di documenti e falsa attestazione di identità, ma l’episodio, segnalato alla Squadra Mobile di Ferrara, ha fatto scattare le indagini sui possibili autori della rapina. Le descrizioni fornite dai dipendenti della banca sembravano infatti collimare con le foto segnaletiche di La Pasta, che la stessa dipendente dell’istituto ha riconosciuto. Un riscontro ulteriore si è ottenuto successivamente da una commerciante della zona che aveva visto, il giorno della rapina, un uomo salire frettolosamente proprio su una Seat Ibiza di colore nero, parcheggiata di fronte al suo negozio. Quindi, estraspolando i fotogrammi delle telecamere di sorveglianza, si è compiuta una perizia antropometrica per stabilire con certezza scientifica se l’indagato fosse lo stesso rapinatore armato della Popolare di Ravenna, esame che ha dato esito positivo.

Non è stato difficile notificare la misura della  custodia cautelare a La Pasta, che già si trovava in carcere a Sollicciano (FI), mentre più complicata è stata la cattura di Vincenzo De Matteo, che fra l’altro aveva trasferito la propria residenza dal quartiere napoletano di San Giorgio a Cremano a quello di San Giovanni Barra, zona ad alta densità camorristica. Gli agenti della Mobile, assieme ai colleghi del posto, dopo una serie di appostamenti, sono riusciti a mettere le mani anche sul complice di La Pasta, bloccandolo lo scorso 9 novembre mentre si trovava a bordo della propria auto Ford Focus.

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