Cronaca
17 Giugno 2011
Il plenum del Csm ha deciso. Il procuratore: “Sarò radiato innocente”

Rosario Minna trasferito per incompatibilità ambientale

di Marco Zavagli | 3 min

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Il procuratore capo di Ferrara Rosario Minna è stato trasferito per incompatibilità ambientale. Lo ha deciso ieri all’unanimità dei presenti il plenum del Consiglio Superiore della Magistratura al termine di un’audizione di due ore.

A monte del provvedimento amministrativo c’è il clima “irrespirabile”, “una incapacità di poter esercitare l’azione penale con serenità”, come ebbe a definirlo la pm della procura di Ferrara Angela Scorza sentita a sua volta dalla prima sezione del Csm, così come i suoi colleghi Barbara Cavallo e Nicola Proto.

L’istruttoria venne aperta nell’ottobre del 2010 (vai all’articolo), dopo che il procuratore presso la Corte d’Appello di Bologna Emilio Ledonne riferì di “dissapori” e “tensione” tra il procuratore capo e i sostituti, che si sarebbero sentiti vittime di un comportamento “a dir poco irriguardoso”. La tensione venne raccontata sempre dalla pm Scorza (in procinto di trasferirsi a Ravenna), parlando di “grande ansia ogniqualvolta si tratta di affrontare un procedimento del quale sappiamo a priori che creerà conflitto con il procuratore. Ormai per tutelarci parliamo col procuratore per iscritto”.

Quanto invece al comportamento irriguardoso, la prima sezione aveva preso in esame le rimostranze dei pm Proto e Cavallo – sentiti a gennaio – per il linguaggio usato dal procuratore nei loro confronti. Una situazione che – secondo quanto affermato ieri dal consigliere del plenum Roberto Rossi – andò degenerando per colpa di due episodi. Il primo è l’esposto dell’avvocato Fabio Anselmo per un episodio relativo a presunte minacce e intercettazioni telefoniche abusive nei suoi confronti (per quei fatti la procura di Ancona aprì un fascicolo che è già stato archiviato “perché si trattava di elucubrazioni”, come spiega lo stesso Minna davanti al Csm).

Il secondo, il “punto più importante” secondo il plenum, sono rapporti interni alla magistratura estense in ordine al procedimento a carico di Massimo Ciancimino per il quale procura stava procedendo per associazione a delinquere e truffe. Minna contestò con lettere infuocate il lavoro di Proto e Cavallo, in particolare in ordine a una perquisizione “che non mi venne comunicata”, spiega al Csm, e alle indagini che si protraevano troppo a lungo, secondo il procuratore capo.

La procura di Ferrara fu oggetto a novembre di un’ispezione ministeriale che raccolse elementi su entrambi questi aspetti.

Minna ieri si è difeso rivendicando il diritto “a un giusto processo”, assistito da un avvocato, perché “qui si discute della mia dignità personale e professionale”. Ai giudici riuniti in plenum assicura di “non avere problemi con nessuno – come si sente nelle registrazioni di Radio Radicale – e di non portare rancore verso i sostituti”. Che però non rinuncia a battezzare (riferendosi ai pm Proto e Cavallo) “giovanotti” e “persone ineducate”. Fino a liquidare la vicenda Cinacimino sostenendo che “la questione della criminalità organizzata non la posso lasciare a due giovanotti che discutono di conflitti tra procure”.

Espressioni che lo fanno riprendere dal presidente e litigare con i consiglieri. “Qual è l’indipendenza che metto in pericolo – prosegue Minna nella sua ‘autodifesa’ – ? le fonti interne che si rivolgono ai giornali? chi è la gola profonda? sarei forse io? Nelle due o tre volte in tre anni in cui intervenuto, l’ho fatto non sul merito, ma sulla procedura. E chi dice il contrario è un falsario”.

“Sarò radiato innocente”. Si congeda così Minna, prima ancora della pronuncia del plenum, dal suo turbolento triennio di Minna al vertice di Via Mentessi.

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