Un’inchiesta interna sulla morte di un bambino nato da soli sei giorni. L’Azienda Usl di Ferrara conferma che via Cassoli si è già attivata a suo tempo per accertare, come avviene di rito in casi di “eventi clinici maggiori”, se qualcosa poteva essere fatto per salvare la vita del piccolo.
L’incredibile vicenda ha avuto origine il 5 ottobre 2010. Un giorno, la nascita di un figlio, che avrebbe dovuto rimanere nei migliori ricordi della vita dei suoi genitori. E invece è diventata l’inizio di un’agonia. Una prima, drammatica, agonia, durata sei giorni, E una seconda, estenuante, che continua da allora e che avrà sbocco questa mattina con il deposito in procura a Ferrara di un esposto.
A firmarlo sono i genitori del neonato, la madre, N.A., 28 anni, e il padre, F.T. 35. Entrambi vivono e lavorano a Ferrara, dopo essere arrivati in Italia dal Bangladesh e aver vissuto per qualche anno a Cento. È proprio nella cittadina del Guercino che decidono di far nascere il loro secondogenito. Il 5 ottobre, un martedì, nasce il loro piccolo. Tutto sembra normale. Tre giorni dopo le dimissioni. I genitori, però, si accorgono che qualcosa non va: il figlioletto presenta rigidità al collo e alla testa, piange in continuazione, il colorito della pelle è cupo. “I medici li hanno tranquillizzati – ricostruisce il loro avvocato Silvia Gamberoni, sulla base di quanto raccontato dai suoi assistiti -, dicendo loro che non era nulla di grave”. Ma una volta a casa la febbre sale a 39 gradi, si presentano convulsioni. I genitori allarmati tornano in fretta e furia al SS. Annunziata di Cento.
“Ma qui il piccolo non può essere ricoverato – continua il legale -; manca il reparto di Neonatologia o non c’era il pediatra. Il padre ha quindi chiesto che lo portassero in ambulanza a Ferrara. La risposta sarebbe stata il consiglio, in caso di peggioramento di portarlo in ambulanza all’ospedale di Bentivoglio o al Maggiore di Bologna”. Ma la coppia non si sente tranquilla e sceglie di prendere la propria auto e portare il figlio a Bentivoglio. Qui, “non appena visitato, viene riscontrata una sospetta sepsi neonatale da meningite (confermata successivamente dall’autopsia, ndr) – continua Silvia Gamberoni – e lo trasferiscono immediatamente in ambulanza al Maggiore”.
A Bologna il piccolo rimane ricoverato per due giorni in Terapia Intensiva Neonatale. Fino a lunedì 11 ottobre, quando il suo piccolo cuore cessa di battere. Dopo mesi passati nell’incertezza e nell’incapacità di capire cosa fare, ora i genitori vogliono chiarezza. E si sono affidati a un legale. L’avvocato Gamberoni depositerà questa mattina in procura un esposto per “chiedere che venga fatta luce su una questione di tale portata”. Allegato all’esposto ci saranno la cartella clinica dell’ospedale Maggiore e la relazione di degenza al nido dell’ospedale di Cento.
Ieri mattina, invece, è stata inoltrata all’Asl la richiesta di risarcimento danni. Da Via Cassoli, come detto, al momento non arrivano dichiarazioni. “La direzione – spiega l’ufficio stampa – attende come da prassi l’esito dell’iter interno prima di esprimersi in merito”.
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