Mar 6 Dic 2022 - 4470 visite
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Il Forum mobilita Ferrara contro Fé.Ris. Cgil: “Falso che un nuovo ipermercato crei lavoro”

Alla prima serata del Forum Ferrara Partecipata a Grisù partecipano circa 150 persone. Cigala (FFP): "Questo progetto è sbagliato e non ha utilità pubblica, va bloccato", Tagliati (Cgil): "Così si redistribuisce il lavoro esistente senza crearlo"

Al primo incontro del neonato Forum Ferrara Partecipata contro l’attuazione così com’è del progetto Fe.Ris, lunedì pomeriggio, la sala macchina dello spazio Grisù è piena di cittadini: sono almeno 150, via via arrivano sedie e comunque non bastano, c’è chi è costretto ad affacciarsi alle porte. In fondo alla sala, tra l’altro, compare anche l’assessore all’ambiente Alessandro Balboni – che però non prende parte all’incontro e assiste senza intervenire – e il capogruppo Pd in consiglio comunale Francesco Colaiacovo – che fa la stessa cosa – nonostante il Forum espliciti subito di essere “aperto a tutte le forze sociali tranne a chi rappresenta in forma attiva forze politiche, nonostante questo non ci impedisca in futuro di collaborare con chi dovesse avere i nostri stessi intenti”.

“Questo forum è stato proposto a fine settembre dalla Rete Giustizia Climatica perché è mancato il coinvolgimento della cittadinanza”, esordisce Francesca Cigala Fulgosi del Forum esplicitando i tre obiettivi cardine del gruppo: “bloccare il progetto, informare i cittadini, e attuare un percorso condiviso per pensare al futuro della nostra città”. Il progetto a cui si riferisce, ovviamente, è il Fe.Ris, che si propone almeno nelle volontà della giunta di costruire un nuovo ipermercato a un parcheggio nei pressi delle mura di via Caldirolo ‘in cambio’ del recupero dell’ex caserma Pozzuolo del Friuli in via Cisterna del Follo. “I tempi adesso sono maturi perché i cittadini si riprendano la voglia di partecipare. È un progetto sbagliato, né innovativo né rigenerativo, non è di utilità pubblica e non rispetta né le linee guida del prossimo piano urbanistico né dell’Agenda 2030”, continua Cigala prima di presentare i progetti in modo singolo con le loro criticità.

Presi singolarmente, le criticità dei progetti sono per il gruppo – almeno per quanto riguarda ipermercato e parcheggio – evidenti: “Così si sigilla con il cemento una città che quest’anno ha già visto un’inondazione mentre siccità ed eventi atmosferici estremi aumenteranno, consuma terreno vergine e non farà aumentare né i posti di lavoro né avrà un impatto sui prezzi nel carrello”. Sulla caserma, invece – nonostante le critiche che arrivano dal docente di urbanistica di Unife Romeo Farinella che evidenzia una strategia comunicativa volta a “cambiare le carte in tavola” soffermandosi solo su quella parte del Fe.Ris – le posizioni sono più ‘sfumate’: c’è un sì al recupero dell’area, ma non a queste condizioni. Ovvero, non si possono “demolire ottomila metri quadrati per costruirne diecimila con un’altezza di 17 metri e mezzo”, ed in aggiunta “lo studentato così com’è organizzato non prevede nemmeno i prezzi calmierati per gli studenti”. Per questo la proposta è di “bloccare il progetto, cancellare l’ipermercato e il parcheggio e rimodulare la rigenerazione della caserma coinvolgendo i cittadini”.

“La rigenerazione fatta bene dovrebbe avere una visione e un obiettivo”, spiega invece Farinella, “il problema è chi e come costruisce la strategia. Il processo di sviluppo ora ci impone di cambiare. Dove collocare un nuovo ipermercato, ed è discutibile come fare un parcheggio a ridosso delle mura con le quali la città si identifica ma che già adesso hanno una parte problematica e asfaltata che è quella sud e del Po di volano.se anziché parlare di riqualificazione di quell’area si aggiunge il cemento allora il patrimonio si riduce mentre nel Pug tra l’altro si dice una cosa ben diversa”. “A mio parere” aggiunge il prof di Unife, “bisogna ribadire la separazione tra recupero dell’area della caserma e il resto, Fe.Ris non ha alcun interesse pubblico: è un’altra cosa, c’è una sola società di Ravenna che controlla tutte e tre le aree”. Ci sarebbe, per il professore di urbanistica, da fare il contrario – ovvero che il pubblico entrasse a riacquistare dalle aste le aree per non essere subalterni ai privati e avere più forza quando si intavolano i progetti di rigenerazione urbana, cambiando poi anche la modalità di trasporto che smetta di preferire le automobili. Il suo collega alla cattedra di sociologia di Unife, Alfredo Alietti, ricorda invece i diritti “da riprendere come dimensione: quello alla salute, quello alla mobilità, quello alla città che è di tutti. La città è un bene comune, qui non ci sono questioni di destra e sinistra: bisogna dare un vero contributo al miglioramento della città anche rimanendo informati”.

Sul fronte lavoro è ancora più dura la posizione della segretaria provinciale della Cgil Veronica Tagliati, che per quanto rappresenti solamente la sua organizzazione sindacale conferma comunque come le tre sigle abbiano una comunanza d’intenti in merito al progetto: “Non è stando le grandi superfici di vendita si crei lavoro, ma si ridistribuisce il lavoro esistente. La capacità di spesa dei cittadini, in mezzo all’inflazione e l’abbassamento dei consumi, non cambia e quindi il lavoro si distribuisce, con chiusure dei negozi magari nella stessa area, riduzioni di orario e similari. Questa è una provincia che ha già il doppio della superficie di vendita della media regionale e redditi più bassi dell’Emilia-Romagna. Chi amministra Ferrara deve rendere conto di questo ai cittadini: altri Paesi stanno riducendo le grandi superfici di vendita, tra la concorrenza dello shopping online e per rilanciare il commercio di vicinato”.

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