Mer 21 Set 2022 - 153 visite
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Una poesia ironica di Luciano Montanari

Carissimi estimatori del dialetto ferrarese, oggi vi presentiamo un grande personaggio della letteratura ferrarese, che mi onora della sua amicizia: Luciano Montanari. Pubblichiamo una sua poesia ironica, scritta in dialetto: “La stazióƞ” (La stazione ferroviaria). Scritta anche per ricordare il suo paese natale.

Ecco a voi alcune note- curriculum:

Luciano Montanari, scrittore e commediografo, è nato a Montesanto e vive a Ferrara. Affascinato dalla musica lirica e sinfonica, recensisce spettacoli, concerti e varie produzioni letterarie. Appassionato di letteratura italiana e francese, preferisce in primis gli autori “classici”, con particolare propensione per Luigi Pirandello ed Émile Zola, dai quali peraltro si sente ispirato per i suoi lavori, costruiti principalmente sullo studio psicologico dei personaggi che crea.

Ha pubblicato:

Novelle francesi (Este Edition, 2003); La sconfitta (Ed. TLA,

2005); Cecilia a Ferrara (Ed.TLA, 2006); Il velo

dell’illusione (La Carmelina Editore, 2007); A mór l’istà

(Muore l’estate) (Tiemme, Ferrara, 2008). Una triste felicità

(Ed. Arstudio, 2010); Gli ultimi luoghi dove ancora si parla

(Ed. Arstudio, 2012), Diventare Ottobre (Ferrara, 2015),

Come il dolce soffio di un ventaglio (Nuovecarte, 2016).

Per il Teatro, ha scritto tre commedie:

L’incontro (2009);Quel treno in ritardo(2009) e Fragilità

(2011); e cinque commedie in dialetto:

Du ambrùś ach sà ad létra (Due fidanzati istruiti); La cà

senza fnèstar (La casa senza finestre); Uη padróη iη afìt (Un

proprietario in affitto); L’òm senza memoria (L’uomo senza

memoria); La Maria Giuàna (La Marjuana).

Ha scritto i versi per due «arie da camera» (Romanza, Notturno) su musica del M° Fausto Bottoni, col quale ha realizzato anche un atto unico scrivendo il libretto di una “favola lirica” per soprano e basso-baritono, dal titolo La Volpe e il Lupo.

Ha ricevuto, nel 2010, una menzione di merito al prestigioso Concorso di letteratura italiana e straniera “Alberto Tallone” di Alpignano (TO) per un racconto in lingua francese.

Ha collaborato inoltre per diversi anni alla rivista estense di Lettere e Cultura, L’Ippogrifo, e al settimanale La Voce di Ferrara e Comacchio.

Ha tradotto da un testo francese dal titolo” Le temps de nous aimer di Thierry Secretan” realizzandolo in due volumi dal titolo II tempo di amarci e sceneggiato lo stesso soggetto per il teatro una pièce con al regia di Patrizia Fiorini.

Molto importante ricordare che Luciano presenterà il giorno 8 novembre 2022, “21 LETTERE AD UNA DONNA ETEREA”. Raccolta di lettere d’amore scritte alla dolcissima moglie, scomparsa pochi mesi fa.

 

LA STAZIÓȠ

Di Luciano Montanari

 

 Na volta, a la stazióη ’d Montsànt

(che l’è uη paiśiη poch impurtànt)

i treno i s’farmàva, e al Cap Stazióη

al varźéva la spurtèla d’uη vagóη

pr’aiutàr uη qualch vèć uη pó imbranà,

che si no l’avrév dà na spatacà!

Uη dì a salta źó un umarìη

col sopràbit su uη bràz e uη bèl caplìη:

al ciàpa al viàl – ch’lè luηgh mi n’al sò quànt,

senza gnanch una ca’ – “ Forse Montsànt ”

al pensa lu, “ l’è tut da ’n’altra part! ”

Ad cò dal viàl, l’incontra, finalmént,

du òman. “ Oh!..scultè chì la mié źént ”,

al gh’admànda, “ Montsànt èl tant luntàη? ”

Uη di du òman – ch’l’è mié zio – al fa:

“ No…pasà chì st’al parch e al campanìl,

av truvè propia iη zéntar ”. Cl’òm, arźìl,

vdénd iη mié zio un pòvar cuntadìη,

al fa un pó d’ironia, e al dìś, pianìη:

“ A n’avìv mai pensà, chì in stal paéś,

ad far far la stazióη uη pó più a téś? ”

E mié zio: “A gh’avéη pensà tant,

parché a penséη tuti, nu ad Montsànt,

però, con la stazióη acsì a la maη,

i binari i srév stà trop luntàη!”

 

LA STAZIONE

Un tempo la stazione di Montesanto,/ (che è un paesello poco importante)/

I treni si fermavano e il Capo Stazione/ apriva lo sportello d’un vagone/ per aiutare un vecchio un po’ imbranato,/ che altrimenti sarebbe caduto pesantemente!/ Un giorno saltò giù un bulletto/ con un soprabito su un braccio e un bel cappello:/ prende il viale-che è lungo non so quanto,/ senza nemmeno una casa-“Forse Montesanto”/ pensò egli, “è tutto da un’altra parte!”/ In fondo al viale incontrò finalmente,/ due uomini. ”Oh … ascoltate, la mia gente”,/ domandò, “Montesanto è molto lontano?”/ Uno dei due uomini -ch’era mio zio- esclamò:/ “No…oltrepassato questo parco e il campanile,/ vi troverete proprio in centro”. Quell’uomo saccente,/ vedendo in mio zio un povero contadino,/ ironizzando, sussurrò pian piano:/ “Non avete mai pensato, qui in questo paese,/ di costruire la stazione un po’ più vicino?”/ E mio zio:” Ci abbiamo pensato tanto,/ perché ragioniamo tutti, noi di Montesanto,/ però con la stazione così vicino,/ i binari sarebbero stati troppo lontano!

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