Gio 19 Mag 2022 - 259 visite
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Federsolidarietà, Bertolasi confermata referente dell’area sociale ferrarese

La vicepresidente di Confcooperative è stata eletta per altri 4 anni: "Ora è il momento di alzare lo sguardo e occuparci con fantasia e progettualità innovative di giovani e adolescenti"

Chiara Bertolasi, vicepresidente di Confcooperative Ferrara è stata la referente dell’area sociale ferrarese – Federsolidarietà – dal 2018 a inizio 2022 e lo sarà per i prossimi 4 anni. È all’interno del consiglio regionale del settore, assieme all’altro rappresentate di Ferrara, Francesco Bianco di Coop Il Germoglio, con delega per l’assemblea nazionale.  

“La concorrenza sleale rappresenta un problema per tutta la cooperazione. Secondo le stime del centro studi dell’Alleanza delle Cooperative ci sono oltre 100 mila lavoratori che operano, all’interno delle cooperative in un limbo non monitorato, senza tutele. Questo fenomeno rappresenta una perdita per le casse dello Stato che supera i 750 milioni di euro – afferma Bertolasi – oltre ad essere un grave danno di immagine, rappresentano la peggiore concorrenza sleale per le buone cooperative, che sono tante. È fondamentale che le centrali cooperative collaborino con le amministrazioni per far emergere questo fenomeno, che si presenta in diverse forme a cominciare dai ribassi spaventosi che presentano nelle gare d’appalto. Diventano così concorrenti imbattibili, ma anche poco affidabili, nell’erogazione di servizi che hanno a che fare con le persone e proprio per questo non possono essere soggetti a nessuna logica di ‘svendita’”.

Com’è il sistema di relazioni pubblico privato nel ferrarese?

“È un sistema che affonda le sue radici nella legge quadro 328 del 2000, una bellissima legge che ha posto le basi per la costruzione del sistema integrato dei servizi sociali, riconoscendo al privato sociale un ruolo di protagonismo e pari dignità. L’ottica è quella appunto dell’integrazione delle risorse, delle progettualità e proposte innovative per rispondere ai tanti bisogni delle persone. In questo periodo, che ci vede tutti impegnati ad affrontare nuovi fattori, trasformazioni radicali, è un rapporto che per ha bisogno di cura, di idee, di sostegno e collaborazione”.

In questi giorni il tavolo dell’imprenditoria è passato alla cooperazione. Cosa si aspetta?

“Sono molto soddisfatta che i prossimi 6 mesi vedano impegnata la cooperazione alla guida del tavolo. Trovo anche interessante che, nella realtà ferrarese, il tavolo dell’imprenditoria si sia ingaggiato nell’elaborazione del Patto per il lavoro e per il Clima che pone al centro dei programmi la sfida demografica e quella delle diseguaglianze: lavorative, sociali e territoriali. Tutte le associazioni datoriali hanno fatto un grande lavoro e credo che la cooperazione, sarà capace di mettere a terra questioni di cruciale importanza in questo momento storico: contribuire alla valorizzazione delle persone e del lavoro, nel segno della sostenibilità economica, sociale ed ambientale. Lo sviluppo ed il recupero delle comunità, sicura competenza della cooperazione, è il solo modo per prendersi cura di noi e dell’ambiente in cui viviamo”.

Le linee di lavoro per i prossimi 4 anni?

“La cooperazione sociale ha vissuto due anni in apnea, costantemente e generosamente impegnata nella pandemia.  Augurandoci di poterci lasciare alle spalle le emergenze, è giunto il momento di alzare lo sguardo ed occuparci con fantasia e progettualità innovative di giovani ed adolescenti, che sono il nostro futuro e di anziani, che sono la nostra storia, senza dimenticare le crescenti forme di disabilità e fragilità. Tutto questo rafforzando i rapporti con le pubbliche amministrazioni, che devono sempre avere un ruolo di regolatore, con le altre rappresentanze datoriali -prime fra tutte le centrali cooperative- e con gli altri enti del terzo settore. Lo sfondo più importante è la valorizzazione del lavoro dei nostri soci. Durante la pandemia le Coop Sociali, hanno visto una riduzione dei fatturati, ma ancora di più dei margini: questo significa che hanno sostenuto i lavoratori, ricorrendo, meno di quanto ce ne sarebbe stato, bisogno agli ammortizzatori sociali e, nella stragrande maggioranza dei casi anticipandoli, consentendo così a migliaia di lavoratori di percepire con regolarità lo stipendio”.

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