È un’assenza che ha fatto e farà discutere quella dell’amministrazione comunale al presidio organizzato da Cgil e Uil a sostegno dei lavoratori che ieri (9 maggio) hanno scioperato contro l’inizio delle procedure di spegnimento del cracking di Porto Marghera, sottolineando le pesantissime ripercussioni che la decisione di Eni avrà sul futuro del Petrolchimico di Ferrara, ma anche – e soprattutto – su tutto il tessuto economico provinciale e regionale.
Davanti alla portineria est in piazzale Donegani infatti, ieri mattina, non si è visto nessuno dell’attuale giunta. Non c’era il sindaco Alan Fabbri e nemmeno Angela Travagli, assessore al Lavoro e alle Attività Produttive. Né tantomeno sono apparsi post sulle pagine social del primo cittadino, mentre diversi sono stati i rappresentanti dei partiti che siedono all’opposizione, a partire dal Partito Democratico, rappresentato dal capogruppo Francesco Colaiacovo, dal segretario comunale Alessandro Talmelli e il segretario provinciale Nicola Minarelli.
“Siamo qui – afferma proprio Minarelli – a fianco dei lavoratori per una questione che è cruciale per loro e per la città. Oggi diamo un segnale di vicinanza che si aggiunge a tutto quello che stiamo cercando di fare per spronare le istituzioni affinché si trovi una soluzione che non sia contingente, che sarebbe sì comunque importante, ma che lo sia nel medio-lungo periodo”.
Il segretario provinciale del Pd commenta anche la non presenza di Fabbri: “L’assenza dell’amministrazione comunale ci preoccupa, ma oggi non siamo qui per dividerci. Ma per dire che fino all’ultimo ci crediamo e qualora questo avvenisse, saremo i primi a essere consapevoli che i risultati conseguiti andranno solamente a favore dei lavoratori“.
Presente anche Roberta Fusari, capogruppo di Azione Civica, che si è soffermata sulla decisione di Eni di spegnere il cracking: “I lavoratori sanno, per esperienza, che questo mette a repentaglio la continuità dei rifornimenti e la qualità delle materie prime, innanzitutto per gli impianti di Basell e di Versalis, che producono le materie plastiche necessarie per gran parte dei principali settori industriali che rendono questa regione all’avanguardia nell’economia: autoveicoli, medicale, tessile e molto altro”.
Invece di investire sulla riconversione in senso ecologico e ambientale di uno dei settori più avanzati del Paese, il principale gruppo industriale controllato dallo Stato – tuona – chiude gli impianti che lo alimentano. Il rischio concreto è che le multinazionali proprietarie degli impianti ferraresi, a partire da Basell, venendo a mancare le condizioni che assicurano la continuità e la qualità della produzione, decidano di spostarsi altrove. Il Petrolchimico dà lavoro direttamente o indirettamente a oltre 4.000 famiglie, rappresenta una quota rilevante della produzione di ricchezza del nostro territorio ed è alla base delle principali filiere industriali della regione e nazionali. Ferrara non può permettersi di perderlo“.
“È per questo – conclude Fusari – che ci ha lasciati basiti la totale assenza, alla manifestazione di stamattina come a tutte le iniziative dei mesi scorsi in difesa del Petrolchimico, di qualsiasi rappresentante dell’amministrazione comunale, che pure ha firmato il Patto per il lavoro e per il clima. Come pensa il sindaco Fabbri di rilanciare l’economia della città e di dare lavoro qualificato ai tanti giovani che lo cercano? Abbandonando a un destino di progressivo degrado il principale sito industriale del territorio?”.
Assente poiché positiva al Covid-19, è intervenuta attraverso una nota stampa anche la consigliera regionale Marcella Zappaterra, capogruppo del Pd in Regione: “Ci tengo a ribadire in ogni sede che condivido tutte le ragioni della scelta dei lavoratori di scioperare. La situazione è preoccupante. La comunicazione sulla chiusura del cracking di Porto Marghera è arrivata in una fase delicata del confronto che la Regione Emilia-Romagna, a partire dall’assessore Vincenzo Colla, da tempo porta avanti con il MiSE. Era giusto dare un segnale forte“.
Solidarietà alle lavoratrici e ai lavoratori è arrivata anche da Ilaria Baraldi, consigliera comunale del Partito Democratico: “È strano il rapporto che Ferrara ha con il petrolchimico, da molti ancora chiamato ‘la Montedison’, spesso vissuto come un male necessario, visto solo come costante allarme ambientale, brutto biglietto da visita in ingresso alla città”.
“Strano, perché – spiega – pur essendo un’eccellenza nella ricerca chimica, pur impiegando migliaia di lavoratrici e lavoratori, pur essendo una delle pochissime realtà industriali della nostra piuttosto povera provincia, pur producendo ciò che ciascuno di noi usa molteplici volte al giorno, i cittadini di Ferrara il petrolchimico se lo vivono male. È possibile che si ignori la storia di quel sito, che si ignorino le storie delle migliaia di famiglie che – spostandosi da altre regioni d’Italia – ne hanno reso possibile lo sviluppo, garantendo sopravvivenza a sé e ai propri figli, e poi nipoti, oggi ferraresi a tutti gli effetti”.
Baraldi conclude: “Il petrolchimico è una storia di lavoro e di integrazione, così come di ricerca e sviluppo, quella cosa di cui si sente parlare e che si dice sempre ‘ah in Italia bisognerebbe investire in ricerca e sviluppo’, ecco, la ricerca e lo sviluppo a Ferrara ci sono, hanno a che fare con la chimica e si trovano là, dove a molti non piace guardare. Alle lavoratrici e ai lavoratori in sciopero va la mia solidarietà, di cui si faranno assai poco, ma soprattutto il mio impegno a non lasciar più correre ogni volta che sentirò qualcuno dire corbellerie e superficialità sulla ‘Montedison’ perché gli articoli 1 e 9 della Costituzione abbiano anche un senso oltre alla retorica“.
“Il Polo industriale di Ferrara – aggiunge Articolo Uno Ferrara – rappresenta un polo strategico non solo per l’economia locale, ma anche per quella regionale e nazionale oltre a rappresentare un’infrastruttura insostituibile per la chimica e la ricerca avanzata in Italia. Le aziende che vi sono insediate producono materie prime, come la plastica, indispensabili per intere filiere produttive regionali come l’automotive, il biomedicale, il tessile e la ceramica. Nel Polo chimico di Ferrara è presente inoltre uno dei più importanti Centri di Ricerca europei (il Giulio Natta), nell’ambito dei quale si stanno sperimentando processi per il recupero di materie prime attraverso il riciclo chimico dei materiali plastici ed il riciclo avanzato. A Ferrara nel polo industriale sono occupati 1.700 addetti diretti che salgono a oltre 5 mila considerando l’indotto. Pertanto chiediamo di adoperarsi al fine di assicurare, nell’ambito di un nuovo Piano nazionale di politica industriale, un reale processo di transizione energetica e riconversione produttiva verso l’economia circolare, capace di salvaguardare l’ambiente e creare nuova occupazione nel Polo chimico di Ferrara”.
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