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di Lorenzo De Cinque
Veste totalmente rinnovata per la Chiesa di Santa Maria della Consolazione che, dopo anni, ritorna alla comunità ferrarese. “Restituiamo ai cittadini uno dei gioielli della città”. Così commenta l’assessore Andrea Maggi che si augura come “la chiesa, ora di nuovo con una funzione urbanistica importante, possa tornare a essere un punto centrale della città”.
Entusiasmo anche per Massimo Manservigi, vicario dell’arcivescovo, che rilancia l’impegno per “cercare di rendere il vostro lavoro più fruibile e ammirabile per tutti coloro che verranno a Ferrara, perché questa chiesa rappresenta un momento della storia ma anche un momento del presente”.
Anche Vittorio Sgarbi approva il restauro dell’opera attribuita a Biagio Rossetti, tanto che parla di “un miracolo della bellezza, non paragonabile a quello sanitario”. Ma il critico d’arte lancia tre sfide: “La chiesa deve avere un’apertura stabile, bisogna discutere con la Provincia per far ritornare qui le tre opere di questa chiesa e questo luogo deve avere anche una funzione di rappresentazione musicale”. A tal proposito, Sgarbi critica la nuova pedana definendola “una scelta discutibile ma è adatta ad una funzione teatrale, un vero tempio della musica”. Sulla funzionalità religiosa, invece, “la chiesa non ha alcun servizio di sagrestia quindi risulta una scatola senza servizi essenziali per la liturgia”.
E’ proprio sulla pedana che Beatrice Querzoli, architetto progettista e direttore dei lavori, spiega come “ora la chiesa è dotata di impianti di riscaldamento collegati al teleriscaldamento”. Ma entrando nel vivo del restauro, la Querzoli sottolinea come “gli interventi sono stati di tipo strutturale, relativi al rimaneggiamento del manto di copertura ma anche riguardanti gli affreschi del catino absidale, dove la Madonna – continua l’architetto – ora risulta di migliore leggibilità”. Importanti nell’iconologia anche gli strumenti musicali, “tra le più antiche rappresentazioni di strumenti antichi, che sottolineano uno stretto rapporto della chiesa con il mondo musicale”.
Soddisfazione arriva anche dalla stessa Soprintendenza, dove Keoma Ambrogio ha messo in evidenza come questo restauro sia “il prodotto di una cooperazione di tante persone, ognuna con proprie competenze ed esperienze perché ci sono tante soluzioni, ma l’importante è perseguire i principi del restauro”. Sul campo archeologia, invece, Chiara Guarnieri ha riportato un aspetto interessante, infatti “durante lo scavo dell’edificio ecclesiastico abbiamo rinvenuto il riempimento di qualcosa in corso d’opera e si pensa che forse inizialmente Rossetti avesse in mente un altro tipo di planimetria”.
Nel team restauro presente anche l’architetto e consulente Andrea Malacarne che ha ribadito come “un edificio storico arriva al presente con processi di trasformazione che pongono il progettista del restauro di fronte ad una pluralità di scelte e qui, nonostante criteri opposti, è stata ridata un’immagine unitaria”.
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