Economia e Lavoro
22 Agosto 2021
Una nota della Fp-Cgil di Ferrara affronta lo spinoso tema della certificazione verde ed espone i tanti limiti e vuoti da colmare

Green pass e lavoro, “dicotomia tra vita reale e politica”

di Redazione | 4 min

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Si fa presto a dire green pass, si fa presto a dire obbligo e ad additare le persone – lavoratori e lavoratrici – perché ancora hanno la certificazione verde. Poi, a scavare, ci si accorge che la realtà è più complessa e che i nodi da sciogliere non sono pochi, spesso causati da una politica buona per gli annunci e le roboanti invettive, meno nella programmazione.

“Proviamo a mettere in fila un po’ di questioni”, dice una nota della segreteria provinciale della Fp-Cgil (che qui trovate nella sua versione integrale), per tentare di comprendere le ragioni per le quali si è creata una netta divisione, sfociata in una evidente tifoseria da stadio tra chi è pro e chi è contro senza entrare nel merito delle questioni”.

Il merito è importante, perché evidenzia come alle parole – politiche – spesso non corrispondano i fatti. L’esempio più eclatante viene dal settore più sensibile in questo momento: quello sanitario, dove l’obbligo di vaccinazione è più stringente.

“Secondo i dettami normativi, da aprile 2021 tutto il personale dovrebbe essere vaccinato – osservano i sindacalisti -. Paradossalmente registriamo che parte del personale, secondo l’interpretazione, in questo caso regionale, non è soggetto a nessun obbligo. Personale dei trasporti interni che movimenta i pazienti dal pronto soccorso e tra i reparti, autisti soccorritori, personale delle cucine, personale addetto alle pulizie degli ambienti sanitari (reparti Covid e no), personale addetto alla manutenzione degli impianti, non è sottoposto ad alcun obbligo”. Sono le categorie che dovrebbero rientrare tra gli  “operatori di interesse sanitario”, eppure stanno fuori. Una situazione, dice la Cgil, che “evidentemente mostra che chi ha responsabilità apicali, in questo caso regionali, verosimilmente è da anni, tanti, che non mette piede in una struttura sanitaria o socio sanitaria. Tutto ciò denota la completa incapacità politica per la quale ogni cittadino e ogni cittadina dovrebbe chiedere conto”.

Se la vaccinazione non è obbligatoria, il green pass è invece necessario un po’ ovunque – “tranne che in chiesa” – senza che a tutti venga data la stessa possibilità di accedervi. “Non c’entra nulla essere favorevoli o meno al green pass – spiegano i segretari della Fp-Cgil -, il punto è esclusivamente politico. Se si ritiene che quello sia lo strumento utile per affrontare l’emergenza allora si creino le condizioni per evitare la discriminazione tra lavoratori facendo in modo che tutti possano ottenere, nei modi previsti, la certificazione gratuitamente”. Il vaccino è un modo, ma anche il tampone lo è e a differenza del primo non è affatto gratuito: “Costa 15 euro, se ne serve uno 48 ore per ottenere il certificato mi servirebbero circa 2.340 euro per continuare a lavorare e fruire, ad esempio, del diritto alla mensa”.

Questo limbo porta poi a situazioni in cui tutto ricade sui lavoratori, come il recente caso Suba Seed Co., di Longiano (FC), che richiede “obbligatoriamente” a partire da lunedì 23 agosto il tampone ai dipendenti che non hanno il green pass. I costi (25 euro a tampone, da effettuare in un centro specifico) verranno sostenuti direttamente dai lavoratori, con prelievo dalla loro busta paga e se la prestazione rientra in orario lavorativo bisogna prendere ferie o permessi. “Questo – afferma il sindacato – è l’effetto plastico della mancata scelta del  ‘Governo dei Migliori’ e della politica in generale di decidere, assumendosi le responsabilità del caso. Si tenta di scaricare sul sindacato e sulle scelte individuali di lavoratrici e lavoratori, scatenando la cosiddetta ‘guerra dei poveri’ dove si sa, vincono sempre i ‘ricchi’ questioni che devono essere affrontate in Parlamento”.

E ancora paradossi: se per accedere alla mensa aziendale – dove peraltro vigono da tempo protocolli rigidi – è necessario il green pass, “i lavoratori delle mense aziendali non hanno l’obbligo del vaccino, tanto meno del green pass”. Il paradosso è al cubo se si pensa alle mense nelle aziende sanitarie.

Il tutto mentre da tempo si è abbandonato l’altro aspetto della lotta al Covid-19, quello del tracciamento: il green pass non ha questa funzione, i contagi comunque ci sono ancora e ancora una volta le scelte politiche penalizzano i lavoratori, dato che il governo “non ha neppure rifinanziato per l’anno 2021 l’indennità per le lavoratrici e lavoratori in quarantena preventiva, sancendo in questo modo la dicotomia tra la vita reale fatta dei bisogni di chi lavora e la politica o per meglio dire la mala politica praticata”.

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