“La pubblicazione dell’Indice della criminalità 2026 del Sole 24 Ore, con i dati relativi al 2025, offre oggi l’occasione per tornare a discutere di sicurezza partendo dai fatti, anziché dagli slogan”. La provincia di Ferrara si colloca al quindicesimo posto nazionale per incidenza dei reati denunciati, con 14.513 denunce, pari a 4.262,5 ogni 100.000 abitanti.
In concomitanza con la diffusione di questi dati, i consiglieri comunali Leonardo Fiorentini, Fabio Anselmo e Arianna Poli hanno depositato in Consiglio comunale un ordine del giorno contro il disegno di legge A.C. 3080 del Governo Meloni, che interviene sulla giustizia penale minorile introducendo una presunzione di capacità di intendere e di volere per i ragazzi tra i 14 e i 18 anni. La proposta della destra modifica un principio fondamentale del nostro ordinamento: oggi la maturità del minorenne deve essere concretamente accertata; con la riforma diventerebbe invece presunta fino a prova contraria. Il provvedimento interviene inoltre sull’articolo 9 del DPR 448/1988, indebolendo il ruolo dell’accertamento individualizzato ai fini dell’imputabilità.
«Il problema non è negare l’esistenza dei reati, o la necessità di reprimerli. Tantomeno minimizzare la sofferenza delle vittime», dichiara Leonardo Fiorentini, primo firmatario dell’ordine del giorno. «Il problema è capire quali politiche funzionino davvero per prevenirli. Continuare a rispondere al disagio sociale con l’inasprimento delle pene, senza affrontarne le cause, significa rinunciare scientemente a costruire sicurezza».
Il rapporto del Sole 24 Ore registra nella provincia di Ferrara zero omicidi volontari nel 2025, ma anche 63 denunce per violenza sessuale, 160 per percosse e 457 per lesioni dolose. «Sono dati che meritano attenzione, ma che non devono essere utilizzati per alimentare indistintamente l’allarme sociale», osserva Fiorentini. «Le diverse tipologie di reato raccontano fenomeni differenti, che non possono essere affrontati tutti con la stessa ricetta. Tanto meno si può pensare che la risposta alla criminalità minorile sia semplicemente rendere più facile il ricorso al sistema penale».
«Da anni assistiamo a una progressiva sovrapposizione tra politiche della sicurezza e politiche della repressione», prosegue il consigliere. «Eppure, una società può diventare più insicura anche quando si insegue il populismo penale. Accade quando aumentano la povertà, la precarietà, le disuguaglianze; quando si indeboliscono i servizi sociali e sanitari; quando la scuola perde la capacità di contrastare l’esclusione e quando ai giovani vengono sottratte opportunità e prospettive. La sicurezza non è soltanto protezione dai reati: è anche sicurezza economica, sociale e abitativa. E una politica che trascura queste dimensioni finisce per alimentare proprio quelle condizioni di marginalità sulle quali poi pretende di intervenire con la repressione».
L’ordine del giorno richiama anche i dati dell’ottavo rapporto di Antigone sulla giustizia minorile. Tra il 2023 e il 2024 la presenza media giornaliera negli istituti penali per minorenni è cresciuta del 30,9%, mentre i dati sulla criminalità minorile non descrivono quell’esplosione di violenza spesso evocata nel dibattito pubblico. «È questa la contraddizione che dobbiamo affrontare: aumentano i ragazzi rinchiusi negli istituti penali, ma questo significa davvero produrre maggiore sicurezza? Il Decreto Caivano ha già accentuato il ricorso alla detenzione. Adesso il Governo propone un ulteriore arretramento delle garanzie, anziché investire sulla prevenzione. Non basta contare quanti ragazzi finiscono in carcere: bisogna chiedersi quanti riescono a uscirne con una prospettiva diversa e quanti, invece, rischiano di essere definitivamente esclusi».
Il documento depositato chiede al Governo il ritiro del disegno di legge A.C. 3080 e al Parlamento di non approvarne le modifiche, oltre a sollecitare una revisione delle norme introdotte con il Decreto Caivano. Impegna inoltre Sindaco e Giunta a chiedere maggiori investimenti nella scuola, nei servizi sociali, nella salute mentale dell’età evolutiva, nelle comunità educative e nei percorsi di inclusione.
«La sicurezza è anche sapere che, se perdi il lavoro, non precipiti nella povertà; che puoi permetterti una casa; che, se tuo figlio attraversa un momento di difficoltà, esistono servizi capaci di intervenire prima che il disagio diventi devianza», conclude Fiorentini. «Una politica che rende più fragile la vita delle persone e poi promette di proteggerle aumentando le pene è ipocrita e strumentale. Chiediamo invece politiche pubbliche efficaci, capaci di prevenire i problemi anziché limitarsi a punirne le conseguenze. La giustizia minorile italiana è stata costruita sul principio che un ragazzo che commette un reato deve risponderne, ma deve anche avere la possibilità concreta di cambiare. Smantellare questo principio non renderà certo più sicure le nostre città».
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