Cronaca
28 Luglio 2021
Contestata la teoria della trigger dose. Il verdetto del giudice Lepore atteso per settembre

Baltur, le parti si scontrano sulle consulenze per la morte da amianto

di Redazione | 2 min

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Tutto si gioca sulle consulenze. Il processo Baltur verrà deciso sulla base di quanto i pareri tecnici degli esperti potranno convincere il giudice Sandra Lepore sull’esposizione all’amianto fatale per Giampaolo Brugioni, operaio deceduto per mesotelioma pleurico.

Secondo l’accusa, l’esposizione fatale e continuativa alle pericolose fibre di amianto avvenne proprio alla Baltur, dove Brugioni lavorò al 1978 al 1994 occupandosi di assemblaggio e montaggio dei bruciatori nelle caldaie, manipolando delle guarnizioni in amianto, oltre che dei guanti in amianto nelle fasi di test dei bruciatori, senza che vi fosse un adeguato sistema di aspirazione delle polveri. A poco rilevando, secondo il pm, eventuali esposizioni precedenti in altre aziende in cui Brugioni aveva lavorato (Soimi, Riva Mariani ed Eridania).

La pm Isabella Cavallari ha chiesto la condanna a un anno di reclusione per Giovanni Fava, ex patron della Baltur di Cento, per la morte di Brugioni. Ma la connessione tra l’impiego in Baltur e il decesso è contestato dalla difesa, sostenuta dall’avvocato Marco Martines del Foro di Forlì.

I suoi consulenti, i professori Francesco Saverio Violante, ordinario UniBo di Medicina del lavoro, e Giuseppe Nano del Politecnico di Milano (già consulente di Stephan Ernest Schmidheiny, a capo della Eternit) sostengono che l’esposizione all’amianto sia avvenuta nelle precedenti esperienze lavorative di Brugioni (la cui famiglia è rappresentata dall’avvocata Daniela Boscolo Rizzi del foro di Padova) sia stata quella rilevante per la genesi del mesotelioma pleurico.

In termini tecnico-giuridici, si tratta della teoria della trigger dose, che attribuisce l’insorgenza della malattia ad una dose killer, risultando irrilevanti sul piano eziologico le ulteriori fibre eventualmente inalate. Nel caso specifico la dose killer sarebbe stata inalata dalla vittima prima di entrare alla Baltur.

Su questo hanno dibattuto nuovamente le parti nell’udienza di ieri, dedicata alle repliche. Con pm e parte civile che hanno contestato in primo luogo la validità di quella teoria (“abbandonata anche dal suo ‘padre fondatore’”, ha sottolineato l’avvocato Boscolo Rizzi.

La penalista ha anche rilevato come quella difensiva sia una consulenza che “si basa su una tesi preconfezionata a uso giudiziario in diversi processi” e che “quella della trigger dose è il risultato di una pseudoscienza”.

Per il 21 settembre è atteso il verdetto.

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