Un docente dell’Università degli studi di Ferrara è stato sospeso per quattro mesi dall’ufficio e dallo stipendio dopo un procedimento disciplinare avviato dall’Ateneo a seguito della segnalazione di una specializzanda. L’accusa è quella di aver posto in essere “condotte ostili, minacciose e persecutorie, qualificabili in termini di molestie e mobbing”.
Il professore ha impugnato la sanzione davanti al Tribunale amministrativo regionale per l’Emilia-Romagna, contestando diversi aspetti della procedura. Con la sentenza pubblicata il 5 ottobre, però, il Tar ha respinto integralmente il ricorso, ritenendo legittima la procedura e adeguatamente motivata la sanzione.
Nel giugno del 2023 la specializzanda aveva denunciato una serie di comportamenti che, secondo la sua ricostruzione, sarebbero iniziati nell’ottobre dell’anno precedente. La giovane aveva parlato di condotte “ostili, minacciose e persecutorie” da parte del docente che organizzava concretamente il suo percorso formativo e aveva portato come prove una lettera e la registrazione di un incontro tra di loro.
Tra gli episodi contestati anche un “atteggiamento inquisitorio” – come definito dall’Università nella comunicazione di avvio del procedimento – finalizzato a ottenere informazioni sulla sua vita privata e sentimentale. Al docente viene inoltre contestato di aver assunto decisioni organizzative “per ragioni extra-lavorative”, ritenute tali da danneggiare il percorso professionale e formativo della studentessa.
Il procedimento disciplinare era iniziato nel febbraio 2024 per concludersi nel maggio successivo con la sospensione “dall’Ufficio e dallo stipendio per mesi 4“ con corresponsione, per la durata della sospensione, di un assegna alimentare pari alla metà dello stipendio.
Secondo il Collegio di Disciplina di Unife, gli atteggiamenti contestati avrebbero rappresentato un abuso della posizione gerarchica del docente “nei confronti degli specializzandi” e “continue indebite interferenze nella sfera personale della dottoressa”. Interferenze estranee all’ambito strettamente professionale nel quale dovrebbe esplicarsi il rapporto tra tutor e specializzandi sul luogo di lavoro.
Il Collegio ha ritenuto che questi comportamenti avessero creato nella giovane una situazione di disagio psicologico, impedendole di svolgere l’attività formativa con la necessaria serenità. Nel motivare la sanzione ha poi voluto sottolineare la particolare responsabilità di chi svolge un ruolo di tutoraggio. Ruolo per cui è chiamato ad agire con professionalità e integrità e senza interferenza nella sfera privata degli specializzandi.
Una delle contestazioni sollevate dal docente davanti al Tar è stata quella di essere stato sottoposto prima a un procedimento davanti alla Commissione Etica dell’Università e poi a uno disciplinare per gli stessi fatti. Anche in questo caso il Tar ha respinto la censura. La Commissione Etica, spiegano i giudici, non aveva infatti irrogato alcuna sanzione, ma aveva svolto un’attività istruttoria e di accertamento. L’unica sanzione effettivamente applicata era stata quella disciplinare decisa dal Consiglio di amministrazione sulla base del parere del Collegio di Disciplina.
Inizialmente la Commissione Etica aveva esaminato la segnalazione e ritenendo fondate alcune violazioni del Codice etico aveva deciso di trasmettere gli atti alla rettrice. Successivamente il Senato Accademico aveva ritenuto che la gravità dei fatti giustificasse l’avvio di un procedimento disciplinare.
Come anticipato, al termine dell’istruttoria, il Collegio di Disciplina aveva proposto la sospensione per quattro mesi, poi deliberata dal Consiglio di amministrazione dell’Ateneo.
Il docente, impugnando la sanzione davanti al Tar, aveva contestato una presunta tardività nel procedimento, oltre alla presunta duplicazione dello stesso davanti alla Commissione Etica e al Collegio di Disciplina. Contestazioni che sono state respinte dal Tribunale amministrativo, che ha sostenuto l’istruttoria “approfondita, articolata e dettagliatamente verbalizzata”, ha rilevato che il docente aveva avuto modo di difendersi e ha giudicato la sanzione adeguatamente motivata e proporzionata. Il ricorso è stato quindi respinto e il docente dovrà inoltre pagare 3mila euro di spese di giudizio, oltre agli oneri di legge.
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