Cronaca
24 Marzo 2021
Questa mattina (24 marzo) il conferimento dell'incarico per l'autopsia e l'esame tossicologico dai quali si saprà se Alberta Paola Sturaro è stata davvero soffocata o è deceduta per altra causa

Forse un rimprovero all’origine del giallo di via della Ghiara

di Daniele Oppo | 2 min

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L’abitazione di via della Ghiara

Autopsia e analisi tossicologica sui reperti biologici. Sono i due accertamenti tecnici disposti dalla procura per fare chiarezza su quanto accaduto ad Alberta Paola Sturaro, la donna di 75 anni trovata senza vita lunedì mattina (22 marzo) nella sua abitazione di via della Ghiara e per la cui morte si è autoaccusato uno dei figli, Stefano Franzolin 47 anni.

L’incarico verrà affidato questa mattina (24 marzo) al medico legale Letizia Alfieri e alla tossicologa Francesca Righini, entrambe dell’Istituto di medicina legale di Ferrara. La difesa, avvocato Alberto Bova, ha nominato come proprio consulente il medico legale Mauro Martini.

Tramite l’accertamento tecnico irripetibile, la procura chiede di far luce sull’epoca, le modalità e le cause del decesso, in particolare per capire se siano compatibili con una morte causata da terzi – per soffocamento o in altro modo – o invece sia stata naturale, dovuta a un malore, eventualità non esclusa dal primo esame dell’anatomopatologo.

Franzolin – che non è in stato di fermo ma si trova in clinica psichiatrica dalla tarda serata di lunedì – ha confessato davanti al pm Ombretta Volta di aver ucciso la madre usando un cuscino per soffocarla e per questo è indagato per omicidio volontario aggravato.

Ma il suo racconto non è stato molto lineare, anzi, fonti investigative lo definiscono vaneggiante per lunghi tratti, in più nella stanza e nel resto della casa i carabinieri non hanno trovato segni di un’eventuale colluttazione, la signora non aveva segni di violenza o di autodifesa, nemmeno lui riportava segni di alcun tipo. Tutto sembrava in ordine, da capire se ricomposto o meno.

Ciò non rende impossibile l’omicidio, ma richiede verifiche molto più approfondite da parte degli inquirenti.

Il movente, se movente c’è stato, pare sia una rimprovero di troppo che avrebbe rabbuiato Franzolin. La madre gli avrebbe detto qualcosa del tipo “sei peggio di tuo papà”, e lui l’avrebbe percepita come una grossa offesa, un’ingratitudine, collegandola evidentemente alla separazione dei suoi genitori, vedendo forse minato il grande attaccamento che aveva per lei. Per questo, il condizionale è sempre più necessario, avrebbe pensato di non farla più parlare e soffocarla.

Poi, preso dalla disperazione per la morte della madre, Franzolin ha minacciato il suicidio, eventualità sventata dall’arrivo dell’avvocato Bova che lo ha fatto ragionare e uscire dalla stanza nella quale si era barricato.

L’uomo aveva anche lasciato un biglietto di commiato, avvertendo il fratello Alessandro e la sorella Sonia – anche loro conviventi con lui e la madre – che aveva lasciato il libretto della caldaia sul tavolo.

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