Accoltellata in casa dal marito: ferita donna di 60 anni
Momenti di forte tensione nelle prime ore della mattina di domenica 15 marzo a Ferrara, dove una donna di oltre sessant’anni è stata ferita con un coltello all’interno della propria abitazione
Momenti di forte tensione nelle prime ore della mattina di domenica 15 marzo a Ferrara, dove una donna di oltre sessant’anni è stata ferita con un coltello all’interno della propria abitazione
I Queen e il genio di Freddie Mercury protagonisti a Prima della prima in tv, il format televisivo che fa da preludio all'atteso spettacolo teatrale We Will Rock You, in scena martedì 24 e mercoledì 25 marzo al Teatro Comunale Claudio Abbado Ferrara
In un primo momento si è pensato a un infortunio sul lavoro, ipotesi che al momento resta la più plausibile, anche se gli accertamenti sono ancora in corso. L’idea di una possibile aggressione è emersa solo successivamente nel corso delle indagini, complicate soprattutto dalle difficoltà di comunicazione con le persone presenti sul posto
C’è un ferrarese dietro alla rapina messa a segno lo scorso 29 dicembre al supermercato Ecu di via Valli, a Bagnolo in Piano. I carabinieri hanno infatti identificato e arrestato il presunto responsabile: si tratta di un uomo di 48 anni, rintracciato nei giorni scorsi nell’abitazione della compagna a Castelnovo Monti
Avrebbe aggredito verbalmente i genitori con una tale veemenza da costringerli a chiudersi a chiave in una stanza della loro abitazione. Per questo un uomo di 55 anni è stato fermato dalla Polizia di Stato

Norbert Feher (foto Castaldi)
Il tribunale di Ferrara ha condannato Norbert Feher, conosciuto anche come Igor il russo o Igor Vaclavic, a 20 anni di reclusione e al pagamento di 4.400 euro di multa per le tre violente rapine compiute nell’estate del 2015 a Villanova di Denora, Mesola e Coronella insieme a Ivan Pajdek e Patrik Ruszo, già condannati in abbreviato.
Il collegio giudicante ha condannato Feher anche al risarcimento del danno nei confronti di una vittima, Alessandro Colombani (assistito dall’avvocato Andrea Bulgarelli), quantificato in 50mila euro.
Tra le pene accessorie c’è anche quella dell’espulsione una volta scontata la condanna, cosa che non troverà applicazione pratica sia perché Feher è detenuto in Spagna, sia perché anche in caso di estradizione c’è una condanna all’ergastolo ad attenderlo, benché non ancora definitiva.

Il pm Andrea Maggioni (foto Castaldi)
Il sostituto procuratore Andrea Maggioni aveva chiesto una pena a 20 anni e 6 mesi e 4.500 euro di multa per sei capi d’imputazione che vanno dalla rapina al sequestro di persona.
Feher – che in Italia è già stato condannato all’ergastolo per gli omicidi del barista Davide Fabbri a Budrio e della guardia ecologica volontaria Valerio Verri e per il tentato omicidio del poliziotto provinciale Marco Ravaglia – era accusato di aver partecipato ai tre colpi violentissimi tra luglio e agosto che precedettero l’omicidio di Pier Luigi Tartari.
La prima rapina avvenne proprio a casa di Colombani il 26 luglio 2015, a Villanova di Denore. Qualche giorno dopo, il 30 luglio, colpirono a Mesola in casa della 93enne Emma Santi che rimase imbavagliata e legata al letto con ai polsi fascette elettriche per quasi due giorni prima di essere soccorsa dal figlio. Poi, ancora, il 5 agosto, a Coronella nella casa di Cristina e Giulio Bertelli, figlia e padre, lui invalido di 86 anni, in balia della banda per cinque ore.
Nella sua requisitoria il pm Maggioni ha sottolineato più volte la brutalità dei metodi usati dalla banda, parlando più volte di scene da “film del terrore che uno può vedere al cinema o immaginare” e di “rapine e sequestri (quest’ultimo reato contestato nei casi Santi e Bertelli, ndr) che miracolosamente non sono sfociati in omicidi”, come tragicamente avvenuto con Tartari. “Solo un colpo di fortuna – ribadito il pm – ha fatto sì che Emma Santi sia rimasta in vita dopo due giorni in quelle condizioni; solo un colpo di fortuna ha fatto sì che delle mazzate prese da Colombani nessuna abbia attinto organi vitali”.
A Feher si è arrivati solo in maniera indiretta e principalmente per via della chiamata in correità da parte di Pajdek e Ruszo, considerati credibili dal pm, soprattutto il primo, perché l’accusa rivolta a Igor arrivò spontaneamente e improvvisamente il 30 novembre 2015 durante l’interrogatorio che seguì l’arresto in Slovacchia a seguito del mandato di cattura europeo emesso per l’omicidio Tartari.
“A quel tempo ‘Igor il terribile’ – ha ricordato il pm – non esisteva, non aveva ancora commesso gli omicidi”. E se davvero, come sostenuto dallo stesso imputato, Pajdek voleva vendicarsi di lui per questioni di spartizioni di soldi, “perché non attribuirgli anche l’omicidio Tartari?”. Altri elementi per la condanna sono la ricognizione vocale (rifiutata dall’imputato) che Colombani era disposto a fare, convintissimo com’era, e com’è, di poter riconoscere la voce di Feher tra mille, un elemento che per la procura non è certo una prova piena, ma comunque elemento da valorizzare; e, ancora, la presenza di Igor nell’Alfa 156 durante un controllo stradale mentre era a spasso, forse per un sopralluogo, con Pajdek, proprio in quei giorni.
Per la difesa – avvocato Gianluca Belluomini – sono mancati i necessari e puntuali riscontri per poter affermare che Feher abbia partecipato alle rapine: “Credo che esista, in questo processo, il ragionevole dubbio”. Il primo tra tutti è che una delle vittime, Cristina Bertelli, escluse la sua partecipazione in un riconoscimento fotografico, indicando invece come possibile la presenza di Constantin Fiti come terzo uomo (condannato all’ergastolo per l’omicidio Tartari e poi morto suicida in carcere). E poi “ha sempre negato la sua partecipazione a queste rapine e non avrebbe avuto motivo di farlo da una posizione di pena perpetua”.
Una pena alla quale si aggiungeranno altri 20 anni.
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