
Cristiano Zagatti in commissione consiliare
Il pronto soccorso di Cona è sotto pressione da quando è iniziata la seconda ondata. E in una provincia dove il 60% della popolazione dipende dalle strutture di pronto soccorso dell’ospedale (la più alta in regione eccetto Parma, dove insiste un unico nosocomio per l’intera provincia) il fatto non può essere sottovalutato.
Nella sua relazione alla commissione consiliare Salute di lunedì la direttrice generale Paola Bardasi ha portato i dati degli accessi Covid. E nel 2021 i numeri non ispirano ottimismo: a gennaio il 65,7% degli accessi è stato ricoverato, il 25,8 dimesso a domicilio e il restante 8,6 trasferito ad altra struttura.
La difficoltà di gestire pazienti Covid ha fatto salire il tempo di permanenza in Ps e i minuti di attesa per un posto letto.
Sempre a gennaio (“mese estremamente critico – ha premesso Bardasi – dal punto di vista statistica”) è triplicato il numero di pazienti critici (da 1 a 3 codici rossi al giorno) e il tempo di boarding massimo (da 3 ore a 9 ore e 44 minuti), è quadruplicato il numero di pazienti in attesa di ricovero (da 2 a 8), ma è diminuito il tempo di attesa prima della visita (- 20 minuti).
In attesa che l’azienda ospedaliero-universitaria lavori insieme all’Ausl (il primo step è previsto il 17 febbraio) per l’ottimizzazione dei percorsi relativi al pronto soccorso di Cona, Cristiano Zagatti pone delle questioni di etica della politica ai consiglieri presenti.
Parlando a nome non solo della Cgil ma anche della Cisl e della Uil, il segretario generale della Camera del Lavoro vede il nodo cruciale non tanto nella questione del pronto soccorso (ai ps di Cona e Ausl troviamo invece dati straordinari, smettiamo di dire che è un problema annoso; chi lo dice – il riferimento è al sindaco Alan Fabbri, ndr – non è stato attento alle ultime organizzazioni messe in campo”), quanto nella assenza della politica nell’intervenire nella rete sociosanitaria.
“La zona gialla prevede misure che, secondo il ministero della salute, mitigano e non frenano una potenziale crescita”, riflette Zagatti. “Aggiungiamo che per alcune settimane abbiamo avuto le percentuali di contagi più alte della regione. A ogni aggiornamento settimanale le direttrici di Ausl e Sant’Anna avvertono che corriamo il rischio di scivolare nella fase 4, che prevede la sospensione delle attività chirurgiche programmate”.
E ancora: “l’ultimo documento dell’Istituto superiore di sanità dice che dobbiamo stare attenti alla variante inglese, il 17% dei contagi è infatti ormai attribuile a questa variante e si stima che in poche settimane sarà il ceppo prevalente”.
Tutto questo per rivolgere una domanda al sindaco di Ferrara, presidente della Conferenza sociosanitaria, ai consiglieri e agli altri sindaci: “vi preoccupa questa situazione?”.
“È ripresa la scuola in presenza – riprende Zagatti – e a Ferrara in un giorno siamo passati da 66 studenti e personale scolastico a 84 contagiati. È evidente che il livello della discussione che noi ci aspettiamo dalla Ctss non risponde alla complessità che stiamo affrontando”. E, per sgombrare il campo da ogni dubbio, “mi sto rivolgendo al pezzo politico, non certo al pezzo tecnico amministrativo”.
L’appello dei sindacati sembra cadere nel vuoto e allora Zagatti riprende la parola; “tutti gli interventi dei consiglieri e del sindaco hanno sottolineato la bontà delle azioni messe in campo dalle aziende sanitarie. Anche perché le aziende sanitarie il loro pezzo lo stanno facendo e lo stanno facendo bene”.
E allora “ai consiglieri chiedo, se la macchina sanitaria sta lavorando bene – e lo avete sottolineato -e più di così non può fare, allora c’è un altro livello di responsabilità. Qualcuno deve assumersi la responsabilità di capire che quando ci sono picchi di epidemia, quando abbiamo un rallentamento della macchina sanitaria, la politica deve mette in atto azioni di sensibilizzazione, di contenimento sociale e diffusione del virus”.
E per chi ancora non avesse capito, “se continuiamo a dire che siamo vicini agli operatori sanitari, che apprezziamo l’operato delle aziende sanitarie e poi si mettono in atto comportamenti che non si addicono a ruoli di responsabilità politica, allora sarà difficile uscire da questa crisi”.
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