Gio 15 Ott 2020 - 612 visite
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Ferrara scende in piazza #dallapartedeidiritti contro l’omotransfobia

Sabato flash mob in piazza Cattedrale a sostegno del dl Zan. Criticata l'Amministrazione per l'"atteggiamento ambiguo" su questi temi

di Lucia Bianchini

Cinquantotto piazze si mobiliteranno nel pomeriggio di sabato 17 ottobre per il flashmob ‘#dallapartedeidiritti’ per l’approvazione del Ddl Zan, la legge contro l’omotransfobia e la misoginia. A Ferrara il flashmob è promosso da Arcigay Ferrara ‘Gli occhiali d’oro’, Agedo, Arci, 6000 sardine, Uaar e Udu e si terrà in piazza della Cattedrale dalle ore 16, nel pieno rispetto della normativa anti Covid.

Al flashmob seguirà un presidio in cui ogni associazione aderente spiegherà perché è scesa in piazza a sostenere questa legge.

“Ho cercato di capire – ha spiegato Emanuela Zucchini di Agedo – perché ci sono persone che si oppongono a questa legge: si teme che abbia come conseguenza la limitazione delle libere espressioni, ma non vi è motivo di pensarlo. La legge impone pene a chi incita violenza, la libera espressione sarà tutelata, non saranno toccate le opinioni”.

L’obiettivo della manifestazione è chiedere l’approvazione di una legge efficace contro omotransfobia e misoginia, che si concretizzerebbe in un ampliamento della legge Mancino, e che se fosse approvata andrebbe a colmare un grande vuoto normativo, mettendo l’Italia al passo degli altri Paesi europei.

“Anche in questa città purtroppo – ha ribadito Manuela Macario – l’atteggiamento dell’Amministrazione comunale è ambiguo: si dichiara contro ogni forma di discriminazione, ma fa azioni che annullano le parole omosessualità e omotransfobia. Notizia freschissima è che è stato cambiato il nome al tavolo Pico, contro le discriminazioni omotransfobiche, protocollo firmato con la precedente amministrazione, trasformandolo in tavolo contro le discriminazioni. La linea politica è far passare che non esistono discriminazioni specifiche, che invece esistono. A questa manifestazione tutta l’area democratica ferrarese ha aderito, della maggioranza ha aderito solo Paola Peruffo presidente della commissione pari opportunità”.

A scendere in piazza sarà anche Uaar, come ha spiegato Gregorio Oxilia: “La nostra associazione da sempre lotta per una società laica, basata su razionalità e dati scientifici e siamo convinti che l’attività in questa manifestazione sia fondamentale perché le ingerenze vaticane sono ovunque, a livello politico e civile ad esempio con il rallentamento di queste leggi per tutelare le minoranze, e con la recente scoperta dei cimiteri per i feti”. Anche l’Udu ha diverse motivazioni per partecipare, come sottolineato da Michele Darsiè: “A livello sociale e culturale vi è una stigmatizzazione e l’unico modo per uscirne è un cambio radicale del nostro modo di pensare, della visione che gli oppositori hanno della comunità Lgbt. Come unione degli universitari riteniamo che queste discriminazioni si combattano partendo dai luoghi della cultura”.

“Come la discussione parlamentare su questa legge si è svolta ed è passata al Paese – ha sottolineato Ilaria Baraldi del gruppo consiliare Pd – identifica che tipo di importanza viene data al tema: i media spesso lasciano spazio residuale a battaglie di civiltà e culturali, ma credo che dai territori un invito e un presidio, una discussione, in merito a questi temi che riguardano da vicino la vita delle persone sia necessario. Speriamo che questa legge apra un anno zero, una nuova cultura per educare le nuove generazione al rispetto e alla libertà. Per quanto riguarda Ferrara occorre tornare a parlare di ciò che riguarda la vita delle persone in piazza, è necessario esserci, perché la nostra città non è esente da una involuzione politica e sociale a cui non si può assistere inerti e inermi, perché serve  richiamare chi governa la città ad abbandonare alcune ipocrisie in merito a questi temi, non si può stare ‘a metà’, e non si può dare la carica alle pari opportunità ad una persona che non sembra avere a cuore i temi legati alla sua delega”.

“Aderiamo – spiega infine Roberta Fusari di Azione Civica – perché serve partecipazione per recuperare un gap che il Paese ha, e negli ultimi anni quello che è accaduto mostra una retrocessione, serve che la legge stabilisca un punto da cui non si torni indietro, anche se come vediamo per altre leggi i tentativi di tornare indietro ci sono sempre. Chiediamo cose che in un Paese civile dovrebbero già esserci. Le discriminazioni vanno nominate, se no non esistono, si riducono a niente e non si fanno politiche per combatterle. Quando si lotta per i diritti delle minoranze è una lotta per i diritti di tutti: ci sono persone che hanno diritti in più, nessuno ne ha in meno”.

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