Cronaca
15 Ottobre 2020
Per l'agente Roberto Tronca il capo di imputazione prevede anche l'aggravante dell'odio razziale

Tentata violenza e lesioni a detenuto, ispettore di Penitenzaria sceglie l’abbreviato

di Redazione | 2 min

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L’ispettore di Polizia Penitenziaria Roberta Tronca verrà processato secondo il rito abbreviato. Il suo difensore, l’avvocato Denis Lovison, dopo aver incassato la caduta dell’accusa di spaccio, ha scelto il rito premiale per cercare di dimostrare che il suo assistito non è responsabile di tentata violenza e lesioni aggravate dall’odio razziale.

I fatti contestati all’ispettore discendono da un’operazione antidroga condotta dalla Squadra mobile a inizio anno. Il 1° febbraio gli agenti della Penitenziaria arrestarono una donna di 26 anni di nazionalità marocchina, sorpresa a consegnava dell’hashish al marito detenuto durante il colloquio. In un primo momento Tronca venne accusato anche di concorso in spaccio. Gli inquirenti infatti avevano ipotizzato che l’ordine di far entrare la droga provenisse da lui, per il tramite di un altro detenuto.

Rimangono invece in piedi le accuse di aver picchiato il detenuto, anch’egli di nazionalità marocchina, per farsi dire il nome del fornitore.

La tesi difensiva vede invece Tronca essersi solo adoperato per interrompere l’ingresso dello stupefacente all’Arginone, dopo che le prime attività antidroga caddero nel vuoto, anche quelle con l’uso delle unità cinofile. Mentre l’accusa di aver picchiato il detenuto sarebbe solo una vendetta dello stesso per averlo scoperto.

A carico dell’imputato ci sarebbero una serie di intercettazioni e di acquisizioni di corrispondenza.

Davanti al gup Vartan Giacomelli si è costituito parte civile la persona offesa. Il processo entrerà già in fase di discussione il prossimo 2 dicembre.

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