Dopo l’esposto con cui aveva denunciato i tentativi di infiltrazione da parte della Camorra, il gup del tribunale di Napoli ha accolto la richiesta di costituzione di parte civile della cooperativa ferrarese Copma nel procedimento con rito abbreviato a carico del clan D’Alessandro, arrivato in aula da uno stralcio della maxi-inchiesta che – lo scorso novembre – aveva portato a una ‘pioggia’ di arresti e denunce da parte della Polizia di Stato, dietro il coordinamento della Direzione Distrettuale Antimafia.
Alla sbarra in questo filone, accusati di associazione per delinquere di stampo mafioso aggravata, ci sono in tutto dieci imputati. Uomini e donne che, stando all’accusa iniziale, sotto la guida del reggente Pasquale D’Alessandro, primogenito del defunto boss Michele, tra l’inizio del 2023 e la fine del 2024, avrebbero messo in atto tentativi di infiltrazione nel tessuto imprenditoriale di Castellammare di Stabia, con interessi anche all’interno dell’ospedale San Leonardo, dove la stessa Copma ha una serie di appalti.
Di questi, tre quelli coinvolti nelle carte d’indagine che parlano della cooperativa. Il 67enne cassiere e tesoriere del clan Michele Abruzzese e il 54enne Paolo Carolei, uno dei vertici dell’organizzazione, per cui la Procura di Napoli ha avanzato richieste di condanna rispettivamente a 13 anni e 4 mesi e 12 anni. Con loro anche la 63enne Petronilla Schettino, moglie di Abruzzese, la cui posizione è stata invece stralciata e giudicata separatamente, dopo la richiesta di patteggiamento con riqualificazione del capo d’imputazione.
Nello specifico, stando all’esposto presentato lo scorso giugno alla Dda di Napoli, Copma sarebbe venuta a conoscenza episodi di violenza e pressioni da parte di alcuni dipendenti. Il riferimento è a un episodio in particolare, ritenuto inequivocabilmente intimidatorio, riguardante il contesto sindacale legato all’appalto relativo ai servizi di pulizia e di igienizzazione che la cooperativa di via Veneziani gestisce, dopo aver ereditato per clausola sociale il personale che era già stato assunto dalla precedente ditta appaltatrice.
A finire in manette erano quindi stati i coniugi Abbruzzese-Schettino. Con loro, sotto la lente degli inquirenti, erano finite anche altre due donne, entrambe lavoratrici di Copma: Giuseppina Schettino, responsabile del personale e sorella di Giovanni Schettino, che avrebbe millantato l’appartenenza alla cosca, oltre che Filomena Cascone, moglie del boss 54enne Paolo Carolei, anch’egli arrestato nell’ambito della maxi-operazione. Sia Abbruzzese che Carolei erano già in carcere per altre vicende giudiziarie. Il secondo, tra l’altro, al 41 bis. Petronilla Schettino invece, al momento dell’arresto, era libera. Mentre non risultavano provvedimenti né indagini a carico di Giuseppina e Giovanni Schettino e di Filomena Cascone.
Al centro della vicenda, come emerge dalle intercettazioni, l’intervento del clan in una disputa lavorativa tra le due Schettino. Nell’aprile 2024, i coniugi Abbruzzese-Schettino segnalano a un rappresentante sindacale che Giuseppina Schettino ostacolerebbe Petronilla nella gestione delle ore di lavoro, nonostante l’assenso della dirigente dell’azienda. Abbruzzese riferisce inoltre di aver parlato con il fratello di lei, Giovanni Schettino, sottolineando la scarsa affidabilità della donna, ritenuta dannosa per il clan, del quale peraltro avrebbe millantato di far parte, e responsabile di un esposto contro Pasquale D’Alessandro e Paolo Carolei.
Pochi giorni dopo, una nuova intercettazione documenta un ulteriore incontro con il sindacalista, durante il quale Abbruzzese racconta di aver ricevuto un messaggio da Carolei che lo rassicurava sul suo interessamento alla vicenda Copma, invitandolo però al silenzio. Indicazione che Abbruzzese avrebbe poi trasmesso anche ad altri. Secondo gli investigatori della Dda di Napoli, Carolei sarebbe stato coinvolto dai fratelli Schettino, preoccupati per l’evoluzione della situazione. Dai dialoghi intercettati dagli inquirenti emerge quindi una realtà sconcertante: l’ingerenza del clan D’Alessandro anche nelle assunzioni in Copma.
Da qui la costituzione di parte civile della coop, rappresentata dalla presidente Silvia Grandi tramite l’avvocato Fabio Anselmo. Nell’atto viene sottolineato come l’accostamento della società a presunti meccanismi di infiltrazione mafiosa, insieme al coinvolgimento diretto o indiretto di tre propri dipendenti, abbia provocato un evidente danno d’immagine, inteso come lesione della reputazione e della correttezza della propria attività professionale. La cooperativa ribadisce inoltre di essere inserita nella lista delle imprese non soggette a rischio di inquinamento mafioso istituita dalla Prefettura di Ferrara.
Il procedimento tornerà in aula oggi (venerdì 24 aprile) per la discussione delle parti civili – tra cui quella dell’avvocato Fabio Anselmo – e delle difese, mente il 28 aprile decisione arriverà la decisione del tribunale sul patteggiamento di Petronilla Schettino.
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