Francesco, 16 anni e un autismo grave: “Cerchiamo una struttura specializzata, ma non c’è posto per lui”
L'appello dei genitori alle prese con una situazione sempre più difficile da gestire: "Costretti a chiamare il 118 quasi ogni giorno"
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La vittima, una 78enne di Occhiobello, era stata convinta di essere coinvolta in un'indagine per rapina. Il 37enne è stato fermato dai militari con il denaro e 84 grammi d'oro, oltre a sette involucri di cocaina
Raffiche intense da Ferrara alla costa, con numerosi interventi in provincia. Le situazioni più impegnative tra Portomaggiore e i Lidi di Comacchio. Resta l'allerta fino a lunedì
Fotografie, poesie e testimonianze restituiscono voce ai migranti che attraversano Trieste: "Serve ad abbattere muri e a lasciar parlare chi non è mai stato ascoltato"
Il segretario del Pd di Comacchio Michele Farinelli sollecita il partito provinciale a uscire dalle dinamiche interne e avviare un confronto nei circoli sui temi di pace, lavoro, diritti e giustizia sociale, partendo dalle istanze emerse nelle piazze
di Giada Magnani
Filo di Argenta. In casa della Coopagricola Braccianti Giulio Bellini a Filo di Argenta il caso non è nuovo. Un fatto simile è datato circa un anno fa, quando alla cosiddetta tenuta “Garusolina”, che fa capo annessa azienda vitivinicola “Garusola” un incendio bruciò il silo, l’unico in dotazione a quel tempo, che conteneva granaglie.
Ebbene, come una sorta di ironia della sorte, la notte tra martedì e mercoledì scorsi le fiamme si sono divorate il secondo silo, costruito di recente in affianco al primo, poi recuperato, e con esso è stato carbonizzato il suo contenuto: circa 300 quintali di semi di soia.
Il rogo è divampato intorno alle 3 del mattino. A dare l’allarme, raccolto dai vigili del fuoco del distaccamento di Portomaggiore e dai carabinieri, sarebbe stato un vicino accortosi di una densa colonna di fumo che si alzava in cielo.
L’ammontare delle perdite subite, cereali abbrustoliti e danni al grosso recipiente, ammontano a circa 50.000 euro. I pompieri, giunti sul posto con due autobotti e altri mezzi di servizio, hanno lavorato sino al tardo pomeriggio per domare quell’enorme falò ed estrarre il prodotto stoccato, ormai incenerito. Secondo loro sarebbe da escludere l’origine dolosa, un corto circuito elettrico o l’autocombustione. Le cause sarebbero invece da imputare a un fenomeno di surriscaldamento dell’impianto di essicazione della merce andata in fumo. Per fortuna non si registrano feriti.
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