Berco, ThyssenKrupp formerà una holding entro il 2028
È ancora forte la preoccupazione dei sindacati per il futuro di Berco, anche a seguito dell'incontro di monitoraggio che si è svolto il 25 marzo al Ministero delle Imprese e del Made in Italy
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Il comitato Koesione22 interviene sullo spostamento del luna park e si rivolge al sindaco Fabbri e all'assessora Travagli: "Può essere che non ci siano alternative? I processi democratici non sono priorità della Giunta"
Taglio di rami e interventi sul verde hanno acceso le prime polemiche tra alcuni cittadini, mentre prende forma la nuova collocazione del Luna Park della Fiera di San Giorgio 2026. Nei giorni scorsi, infatti, nell'area del parco dei Bambini/Covo dei Ragazzi sono stati effettuati interventi di potatura per consentire l'accesso e la manovra dei camion delle giostre
Nuova allerta meteo per la provincia di Ferrara, dove la giornata di giovedì 26 marzo si preannuncia caratterizzata da condizioni atmosferiche avverse, in particolare lungo la fascia costiera
Diciannove milioni di euro per la difesa della costa ferrarese. È la dimensione degli interventi, avviati o in fase di progettazione, che la Regione Emilia-Romagna ha in programma lungo il litorale
La fotografia demografica dell’Emilia-Romagna al 1° gennaio 2025, secondo i dati dell’osservatorio Ires (Istituto ricerche economiche sociali), restituisce un quadro complessivamente stabile, con una popolazione in lieve crescita (+0,2%) grazie al saldo migratorio positivo che continua a compensare un saldo naturale fortemente negativo. Tuttavia, dietro il dato medio regionale si celano profonde differenze territoriali, e tra queste la provincia di Ferrara emerge come uno dei contesti più critici.
Nel 2025 Ferrara registra una variazione sostanzialmente nulla dei residenti, in controtendenza rispetto alle province più dinamiche come Modena (+0,4%), Parma, Reggio Emilia e Bologna (+0,3%). Se lo sguardo si allarga all’ultimo decennio, il divario si fa ancora più netto: tra il 2015 e il 2025 Ferrara perde il 3,8% della popolazione, il peggior dato in Emilia-Romagna, seguita a distanza da Ravenna (-1,2%). Al contrario, Parma (+3,3%) e Bologna (+2%) consolidano il loro ruolo di poli attrattivi. Questo andamento conferma una difficoltà strutturale del territorio ferrarese nel trattenere e attrarre popolazione, soprattutto nelle età centrali e giovanili, nonostante il contributo – comunque presente – della componente migratoria.
Il processo di invecchiamento della popolazione è un tratto comune a tutta l’Emilia-Romagna, ma a Ferrara assume caratteristiche particolarmente marcate. La quota di grandi anziani over 75 raggiunge il 15,5%, ben al di sopra della media regionale del 13,4% e superiore anche a quella di Ravenna (14,3%). Gli indici demografici confermano il quadro: Ferrara, insieme a Ravenna, presenta gli indici di vecchiaia e di ricambio della popolazione attiva più critici della regione. In termini concreti, ciò significa un rapporto sempre più squilibrato tra anziani e giovani: sempre meno under 15 e sempre più over 65, con un conseguente aumento dell’indice di dipendenza strutturale. Il risultato è una pressione crescente sul sistema dei servizi socio-sanitari e una difficoltà strutturale nel rinnovo della forza lavoro locale.
Come nel resto della regione, anche nel Ferrarese cresce il numero di nuclei unipersonali, che in Emilia-Romagna rappresentano ormai il 40,2% del totale. Una quota rilevante di questi è composta da grandi anziani, spesso soli, un elemento che nel territorio ferrarese assume un peso ancora maggiore proprio per l’elevata incidenza della popolazione over 75. Il rischio di fragilità sociale e sanitaria è quindi particolarmente elevato, soprattutto nelle aree meno urbanizzate della provincia.
Sul fronte della condizione giovanile, Ferrara condivide molte delle criticità regionali, ma parte da una base demografica più debole. In Emilia-Romagna la quota di giovani tra i 15 e i 34 anni resta inferiore alla media europea (20,1% contro 22,5%), e l’emigrazione giovanile, soprattutto di laureati, continua a crescere. In territori come Ferrara, meno attrattivi dal punto di vista occupazionale e abitativo rispetto a Bologna o Modena, questi flussi rischiano di avere un impatto ancora più significativo.
Il mercato del lavoro regionale mostra segnali contraddittori: aumentano gli occupati giovani, ma crescono anche gli inattivi; l’11% dei giovani è Neet e quasi un under 30 su due lavora con contratti temporanei o stagionali. A questo si aggiungono forti divari retributivi, sia generazionali sia di genere. In un contesto come quello ferrarese, caratterizzato da una struttura produttiva meno diversificata e da minori opportunità qualificate, queste fragilità si traducono più facilmente in uscita dal territorio.
La popolazione straniera rappresenta una componente fondamentale per la tenuta demografica regionale e anche per Ferrara. In Emilia-Romagna gli stranieri sono il 12,9% dei residenti, con una struttura per età più giovane rispetto agli italiani, sebbene anch’essa in progressivo invecchiamento. Le acquisizioni di cittadinanza – quasi 29mila nel 2024 – indicano un processo di stabilizzazione ormai strutturale. Tuttavia, nel ferrarese questo apporto non è sufficiente a compensare la perdita di popolazione italiana e l’uscita dei giovani, soprattutto qualificati.
Le proiezioni demografiche al 2042 indicano, nello scenario di riferimento, un ulteriore aumento dell’invecchiamento, con gli over 65 che arriveranno a rappresentare il 29,3% della popolazione regionale. Per province come Ferrara, già oggi ai vertici regionali per squilibrio generazionale, il rischio è quello di un aggravamento delle criticità se non si attiveranno politiche mirate su lavoro di qualità, casa, welfare e attrattività territoriale. Come ha sottolineato il segretario generale della Cgil Emilia-Romagna, Massimo Bussandri, è il saldo migratorio a “reggere” oggi demografia e sistema produttivo. Ma senza un miglioramento strutturale delle condizioni di lavoro, dell’accesso all’abitare e dei servizi, territori come Ferrara rischiano di restare ai margini della ripresa regionale, diventando il simbolo più evidente delle fratture demografiche che attraversano l’Emilia-Romagna.
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