Dom 20 Set 2020 - 629 visite
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Ferrara dedica un piazzale a Franco Moretti, creatore della prima radio libera italiana

La cerimonia avverrà il 22 settembre alla fine di via Chendi nella zona di Quacchio

Franco Moretti

A 100 anni dalla nascita e a 12 dalla morte verrà finalmente dedicato un piazzale alla memoria di Franco Moretti, radioamatore e patriota. Grazie alla perseveranza della nipote, Daniela Boni, il 22 settembre, a meno di un mese dal centenario della nascita, Ferrara ricorderà un suo illustre cittadino appartenente a una generazione che ha conosciuto in prima persona la guerra e i patimenti ma che non si è mai arresa.

Grazie all’abnegazione della nipote e alla sensibilità dell’ufficio toponomastica del Comune di Ferrara si è infatti arrivati alla decisione di dedicargli un piazzale alla fine di via Chendi, zona Quacchio. La cerimonia avverrà il 22 settembre alle 10.30 alla presenza delle Associazioni d’Arma e degli amici radioamatori dell’Ari di Ferrara

Parlare di Franco Moretti è complicato, specie per chi ha iniziato a frequentare il suo laboratorio in giovane età.

Franco iniziò giovanissimo ad interessarsi di radiotecnica, a 14 anni, frequentando i compagni di scuola, conobbe Werter Cordiani e frequentando la sua casa rimase affascinato dal lavoro del padre, dipendente della società di distribuzione della energia elettrica nella nostra città che costruiva apparati radio riceventi per conto della sua società, che poi venivano distribuiti ai soci della stessa.

Era l’anno 1934 e gli apparati erano costruiti su di una tavoletta di legno con gli zoccoli per le valvole e gli altri componenti, avvitati sulla base. Chiese al papà di Werter se poteva, dopo la scuola, frequentare la casa e collaborare montaggio degli apparati. Fu accontentato e quello fu il suo incontro con la radio: in seguito potè assistere agli esperimenti di ricezione Tv con disco di Nipkow con un sistema che il papà di Werter ne aveva costruito l’apparato. Era, per chi non ricorda, un sistema che usava il disco in oggetto formato da una serie di fori con sequenza elicoidale e che veniva posto di fronte ad una lampada al neon alimentata dal segnale proveniente da un ricevitore ad onde lunghe. La stazione era radio Londra. Gli dicevano di guardare la finestrella di sezione quadrata, e di alcuni centimetri per lato, per vedere le immagini trasmesse da un teatro. In realtà, quella che si chiamava immagine, era una sorta di visione sfocata e priva di dettaglio. Però il papà di Werter ne era entusiasta. Dopo alcuni mesi cominciò a costruire una “radio trasmittente”. Dato il traffico di radioamatori, negli anni 1935 – 1936, la selettività era più che sufficiente per un modesto traffico. Però la polizia di stato venne a conoscenza della sua attività e con una visita domiciliare trovarono la stazione e sequestrarono tutto mettendo in guai seri suo padre. Si risolse con una salata contravvenzione.

Nonostante questa disavventura Franco continuò la sua attività radioamatoriale fino a quando non fu chiamato alle armi nel 1940. Fu assegnato al plotone comando del 2° Reggimento Artiglieria Celere allora ospitato nella Caserma Gorizia, uno stabile demolito nel dopoguerra per far posto al Liceo Classico Ariosto.

Ai primi di gennaio del 1941 il reggimento fu mobilitato e partì da una Ferrara coperta dalla neve per destinazione ignota. Arrivato a Napoli gli venne consegnata la tenuta coloniale con tanto di casco e in quel momento capì che era diretto in Africa settentrionale dove da più di un anno le nostre truppe erano impegnate in sanguinosi combattimenti con gli inglesi e i loro alleati.

Moretti partecipò attivamente alle vicende belliche in Libia: il 21 settembre del 1941 mentre era intento a riparare una radio trasmittente di una batteria in prima linea fu investito dallo scoppio di un deposito di balistite che gli procurò delle gravi ustioni a una gamba, ricoverato a Derna tornò al suo reparto due mesi dopo.

Verso la fine del 1941 mentre era a bordo di un camion che trasportava acqua da Sollum bassa a passo Halfaya quando a seguito di un incidente il camion si ribaltò, ferito e privo di conoscenza si risvegliò in un ospedale militare tedesco a 500 km dal luogo dell’incidente, appena riuscì a parlare i tedeschi si accorsero che non era dei loro e lo trasferirono in un ospedale italiano a Tripoli. Fu la sua fortuna perché il Reggimento a cui apparteneva fu annientato dagli inglesi il 17 novembre del 1942.

Ritornato in Italia in maniera fortunosa nella primavera del 1943 tornò nella vecchia caserma e lì rimase fino all’armistizio. Dopo l’8 settembre fu arruolato nel Genio e inviato in zona Anzio. Dopo lo sbarco americano riuscì a salvarsi e riparò a Città di Castello presso un parente.

Verso la fine della guerra tornò a Ferrara, lì fu raggiunto da un conoscente che con fare circospetto gli mostrò una radio trasmittente in uso alle forze alleate chiedendogli di ripararla, il danno era grave e Moretti indicò quale era il materiale necessario alla riparazione. Dopo due settimane gli furono consegnate le parti che necessitavano. Riparata la radio e provata in casa di una signora compiacente Moretti riconsegnò la ricetrasmittente alle forze partigiane. Si seppe poi che quella radio trasmettendo un messaggio dell’arcivescovo Bovelli che testimoniava la ritirata dalla città delle forze tedesche aveva di fatto fermato un’ulteriore incursione aerea alleata. Eravamo a ridosso del 24 aprile 1945.

Nel settembre del 1945 il prefetto di Ferrara Renato Hirsch chiese a Moretti di progettare e installare una stazione radio trasmittente adiacente al tribunale di Ferrara in occasione del processo ad alcuni criminali di guerra fascista. Si temeva la ressa dei ferraresi che volevano assistere al dibattimento. Moretti un giorno aveva accompagnato sua moglie a Guarda Ferrarese, sull’argine erano abbandonati mezzi militari e materiale vario, una manna per un radioamatore. Franco stipò nella casa dei parenti della moglie quintali di materiale, radio, valvole, strumentazione, materiale che gli servì poi per allestire la prima radio libera ufficiale in Italia, Radio Ferrara. I microfoni vennero ricavati dai fanali Radium da bicicletta, prodotti a Ferrara, la capsula microfonica era ottenuta dagli auricolari recuperati dalle cuffie degli americani. La trasmittente venne allestita con materiale bellico tedesco recuperato in riva al Po, i pompieri installarono un’antenna filare che andava dalla chiesa di S. Domenico al palazzo Bentivoglio sede del tribunale. Il processo durò tre giorni e visto il risultato il prefetto chiese a Moretti di implementare la stazione radio al fine di coprire sempre in onde medie l’intera provincia in previsione del processo ben più importante ad Altini che si doveva celebrare nell’aprile del 1946. Grazie anche all’aiuto di un altro radioamatore, Nicodemo Pastorelli, Moretti riuscì ad essere pronto a trasmettere a metà marzo del 1946 giorno in cui iniziò il dibattimento, alla radio si alternarono la sorella di Moretti in veste di annunciatrice e alcuni amici, nei giorni festivi si esibì pure l’orchestra Orsatti. Fra i collaboratori si annoverò pure don Bedeschi, capellano militare e giornalista, medaglia d’Argento al V.M. per la sua partecipazione alla Resistenza. La guardia di Finanza su segnalazione della Rai cercò più volte di sequestrare l’impianto radio in quanto illegale ma due Carabinieri schierati dal prefetto all’entrata della sala radio ne impedivano l’accesso a chiunque.

Il processo terminò alle tre di notte dell’11 aprile 1946, la prima radio libera italiana venne smontata in tutta fretta e il materiale stipato nell’abitazione di Moretti. Alle cinque di mattina del 15 aprile via Mazzini fu invasa dai mezzi dei Carabinieri, Polizia, Guardia di Finanza e Rai venuti a sequestrare la famigerata Radio Ferrara, si trovarono di fronte ad un paio di scatoloni di materiale che furono prontamente sequestrati, il tutto terminò con la sottoscrizione di un verbale di ben 14 pagine a cui fu allegata la richiesta del prefetto a Moretti di impiantare la radio trasmittente.

A distanza di 60 anni il nipote di Hirsch, Michele Bonfiglioli, radioamatore pure lui nato e residente in Israele, è venuto a Ferrara per conoscere Franco Moretti di cui tanto aveva sentito parlare in famiglia dal nonno Renato. In occasione dell’alluvione del Polesine del 1950 Franco offrì le sue attrezzature radioamatoriali e la sua sala radio alla Rai che da via Mazzini trasmetteva in diretta le notizie sul disastro. Da allora fino alla morte avvenuta nel 2008 Moretti si è dedicato interamente alla sua passione per la radio assistendo e spronando chi si avvicinava a questo mondo. Si era sempre tenuto aggiornato affrontando con entusiasmo le difficoltà che erano legate alle nuove tecnologie. Lasciata la casa in via Mazzini si era trasferito in una villetta a Borgo Punta che in breve era diventata luogo di aggregazione per i radioamatori locali e non solo.

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