Ven 17 Lug 2020 - 161 visite
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Comacchio omaggiata da Renazzo: i dialetti ci accomunano

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Nerina Ardizzoni, poetessa di Renazzo, ci regala una delicata poesia nella quale onora Comacchio. Nella Provincia di Ferrara, come ci ricordò in questo blog un po’ di tempo fa, la Professoressa Floriana Guidetti, si parlano circa otto dialetti. ARGENTANO, BONDENESE, CENTESE, COMACCHIESE, FERRARESE, GORESE, LAGHESE e MESOLANO, Nerina in quello della sua zona, (Renazzo-Cento), ci recita una sua poesia dedicata a Comacchio. Le ho chiesto di interpretala pure, perché se l’avesse letta un ferrarese l’avrebbe “uccisa”.

Nerina è dinamicissima, in breve, qui sotto, qualche nota biografica che, in parte, lo dimostra.

Nata nel 1951, laureata in lettere classiche, pensionata, vive a Renazzo (FE).

Scrive poesie in italiano e dialetto; ha partecipato, con buoni risultati, a numerosi concorsi

letterari. Nel 2016 la Casa Editrice Il Fiorino di Modena ha pubblicato la sua raccolta “Comete”,

come riconoscimento per essersi classificata al primo posto in una sezione del concorso “Parole e

Poesia”. È socia delle associazioni culturali Artinsieme di Finale Emilia (MO), I Poetineranti di

Modena, Gli Amici del Museo e Proloco di Renazzo. Organizza serate di musica e poesia in dialetto

e in italiano. È socia del cenacolo culturale ferrarese Al Tréb dal Tridèl.

Eccovi il testo e relativa traduzione della poesia che ci offre:

 

CMÀC

Un sòn farmèda a Cmàc,

a i ò incuntré la magìa

dèntr un spèc d’aqua ad vàll e funtanìa.

I uc avèrt di canèl i m’an ciamé

e mé incòsa a gh’ò cunté,

i m’an rispòst ad lasèrum cunèr,

ad guardèr al strèl, ad lasèr a rìva i mél.

A gh’ira na barchéta bandunèda,

agh sòn andèda dèntar,

a l’ò pruvèda,

la s’è livèda in vòl sòvr i canèl,

tramèz càn e nadréna

i ò vèst al mèr.

Na putléta, in dla nòt, la vulèva pral schèl,

fórsi un ànzal, ch’al sa vliva lughèr

o na spósa, gnùda da luntàn,

a zarchèr un sàndal, fén dal tènp di Rumàn.

T’arès psu cójar al strèl col man,

se an gh’ fòs brìśa stè la lòna

a fèr al guardiàn;

se pò ta ślóngh na man a sparés incósa,

e a gh armàgn sòl dla sàbia smòsa.

Con la còva dl’òc a i ò vést un frè

scapèr in scantunèda,

tròp grànda la blèza par èsar biaśimèda.

Se t’at fèrm a Cmàc brìśa avèr pòra

at pù turnèr putén ènch sòl in d n’òra.

(Nerina Ardizzoni)

 

COMACCHIO

 

Mi sono fermata a Comacchio

e ho incontrato la magia

dentro uno specchio d’acqua di valle e fontane.

Gli occhi dei canali mi hanno chiamato,

e io tutto ho raccontato,

mi hanno risposto di lasciarmi cullare,

di guardare le stelle, di lasciare a riva i pensieri.

C’era una barchetta abbandonata

ci sono salita,

l’ho provata,

si è alzata in volo sul canale,

fra canne e alghe ho visto il mare.

Una fanciulla, nella notte, correva per le scale,

forse un angelo che si voleva celare

o una sposa, venuta da lontano,

per cercare un sandalo perduto,

fin dal tempo andato. [lett.:dei Romani].

Avresti potuto raccogliere

le stelle con la mano,

se la luna non avesse fatto da guardiano;

se poi allunghi la mano sparisce ogni cosa

e rimane solo la sabbia smossa.

Di sguincio

ho intravisto un frate scappare,

impossibile una tale bellezza biasimare.

Se ti fermi a Comacchio, non dubitare,

anche solo in un’ora bambino puoi tornare.

Grazie per aver letto questo articolo...

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