Cronaca
12 Giugno 2020
Secondo l'accusatore Scavuzzo, la sua impresa avrebbe dovuto pagare il 20% del valore degli allestimenti per garantirsi il monopolio. Secondo troncone sui lavori post sisma

Le indagini sulla Fiera, dai pagamenti per l’esclusiva sugli stand all’appalto gonfiato

di Daniele Oppo | 2 min

Leggi anche

Terrorizzata dal figlio, chiama la Polizia

L’intervento è scaturito a seguito di una richiesta di aiuto giunta alla sala operativa della Questura, con la segnalazione di una violenta aggressione in ambito domestico

Persona scomparsa a Ferrara

Da oggi, sabato 6 giugno, non si hanno più notizie di lei. Jessica Perorelli, nata a Ferrara, è scomparsa e non ha più dato notizie di sé. La Prefettura ha attivato il piano per la ricerca delle persone scomparse

Vasco e ordine pubblico. Promossa la prima serata sul fronte sicurezza

È stata una serata di musica, emozioni e partecipazione senza particolari criticità quella di giovedì 5 giugno per il concerto di Vasco Rossi al Parco Urbano. Una festa per i primi 60mila filata via con un bilancio positivo sul fronte dell'ordine pubblico e della sicurezza, oltre che della gestione complessiva dell'afflusso di pubblico

Tutto è ancora al vaglio degli inquirenti, le perquisizioni e i sequestri eseguiti martedì servono proprio a trovare eventuali riscontri. Certo è che nell’atto d’accusa di Pietro Scavuzzo, l’imprenditore siciliano ed ex collaboratore di giustizia dalle cui dichiarazioni nasce l’indagine sulle presunte tangenti a Ferrara Fiere, i contenuti sono piuttosto forti.

L’indagine è divisa in due: la prima parte riguarda i rapporti di Scavuzzo con Ferrara Fiere e la seconda riguarda l’appalto per la riqualificazione post sisma del quartiere fieristico.

Il primo troncone. Da quel che si apprende, Scavuzzo si sarebbe ‘rivoltato’, andando a denunciare tutto (e autoaccusandosi, per questo è anche lui indagato), una volta vistosi strozzato dai crediti accumulati nei confronti della Fiera: 300mila euro per gli allestimenti non pagati alla sua Europa Stand srl, società specializzata in forniture per fiere, mostre e congressi.

Secondo quanto ha raccontato agli inquirenti, l’imprenditore si sarebbe garantito una sorta di esclusiva versando nelle mani dei vertici dell’ente il 20% del valore degli allestimenti stessi. Un do ut des che, nella versione dell’accusatore, avrebbe previsto anche la divisione tra i vari soggetti coinvolti di una quota degli utili realizzati durante le esposizioni, come ad esempio i ricavi del bar: questo fa nascere l’ipotesi di reato di peculato.

In tempo di crisi gli affari non sarebbero più andati come previsto, così Scavuzzo non avrebbe più versato quel 20% richiesto e come conseguenza non solo sarebbe stato escluso dai nuovi allestimenti, ma la Fiera avrebbe anche stoppato i pagamenti arretrati, facendogli accumulare un credito enorme e un grande problema di liquidità. Il rapporto sembra essere stato transato a quota 50mila euro, poi Scavuzzo risulta aver mollato la società, vendendola, a detta sua, per pochi euro.

Il secondo troncone. Si salta alla seconda parte dell’indagine, che è quella più rilevante anche dal punto di vista economico e riguarda l’appalto da circa 5 milioni di euro per i lavori di riqualificazione post sisma, vinto dalla AeC di Modena. Proprio quel nome sarebbe saltato fuori in anticipo, rispetto all’aggiudicazione, durante una conversazione una conversazione privata con uno degli indagati.

Ma sull’appalto c’è di più: secondo una prima ricostruzione degli inquirenti, che nelle carte sequestrate martedì cercano riscontri, il suo valore sarebbe stato gonfiato, facendolo passare da 1,7 milioni di euro ai 5 milioni circa poi finanziati tramite i soldi della gestione commissariale dell’emergenza terremoto.

Ed è proprio qui che potrebbero inserirsi alcuni dei nomi degli indagati non ancora noti e nei confronti dei quali non sono stati compiuti atti garantiti: quelli appartenenti al livello politico.

Grazie per aver letto questo articolo...

Da 20 anni Estense.com offre una informazione indipendente ai suoi lettori e non ha mai accettato fondi pubblici per non pesare nemmeno un centesimo sulle spalle della collettività. Il lavoro che svolgiamo ha un costo economico non indifferente e la pubblicità dei privati non sempre è sufficiente.
Per questo chiediamo a chi quotidianamente ci legge e, speriamo, ci apprezza di darci un piccolo contributo in base alle proprie possibilità. Anche un piccolo sostegno, moltiplicato per le decine di migliaia di ferraresi che ci leggono ogni giorno, può diventare fondamentale.

 

OPPURE se preferisci non usare PayPal ma un normale bonifico bancario (anche periodico) puoi intestarlo a:

Scoop Media Edit
IBAN: IT06D0538713004000000035119 (Banca BPER)
Causale: Donazione per Estense.com