Mer 22 Apr 2020 - 339 visite
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Come il milite ignoto: il morto ignoto (con dedica a Gabriele)

La tragedia di questi giorni mi ha suggerito questo breve racconto-cronaca. L’ho voluto dedicare ai tanti morti “ignoti”, non perché non si conoscano i nomi. Ignoti perché, una volta che entrano in terapia intensiva, pure da defunti, nessun parente ha la possibilità di rivederne e omaggiarne la salma o realizzarne nemmeno una tomba. La venuta a Ferrara di numerose salme, poi cremate nella nostra Certosa, mi ha colpito profondamente, come tutti coloro che hanno seguito e seguono questa tristissima vicenda umana. Ho vissuto per trent’anni circa, lunghe vacanze, festività varie e fine settimana ospite dagli zii Musacchi-Zanetti, a Padenghe del Garda, in provincia di Brescia nella martoriata Lombardia. Praticamente è la Regione in cui ho vissuto più a lungo, dopo Ferrara, Ho amici, (anche di Bergamo,) da quelle parti che ricordo con affetto, specialmente in questi momenti. Riallacciandomi alla tristezza di chi ci lascia in questi giorni, ho voluto ricordare Gabriele, un amico. Non è deceduto per Coronavirus, ma la fine della sua vicenda umana, ha tragiche analogie coi tanti che ci lasciano senza la stretta di mano o un ultimo abbraccio di chi li ama, senza un funerale e per tanti nemmeno una tomba. Con Gabriele conoscevamo da oltre quarant’anni. Entrammo insieme in un appartamenti di palazzi della Coop Castello di via I.Nievo. Lui per anni collaborò nella compagine calcistica “Ugo Costa”, moltissimi di coloro che hanno calcato i campi di tale struttura lo ricorderanno con affetto. Era un uomo buono, aveva una famiglia meravigliosa, una cara moglie, due bravissimi figli, una nipotina e da poco un nipote, che non si potrà mai più coccolare. Morto isolato, funerale accompagnato solo dagli stretti familiari, come impone la legge di questo triste momento. Ho voluto ricordarlo, in questo triste messaggio. Ciao Gabriele

DALLA LOMBARDIA A FERRARA

Un lenzuolo bianco, copre quello che era un uomo, un vecchio, stanco uomo, ancora sano, ancora vivo, fino a ieri…ora lo scrigno che racchiudeva ricordi si è chiuso. Nei lunghi giorni dentro quell’involucro isolato, dal Mondo da chi amava, rivedi la tua vita. Negli occhi di un medico. Negli occhi d’un’infermiera. Cerchi d’immaginare gli occhi di chi ti ama là fuori. Ti capita di rivivere in quegli sguardi, tutta l’esistenza.

I più remoti, gli orribili ordigni, le bombe della sua fanciullezza, sulla Lombardia . La sua infanzia, sfollato per terrore dalla Città natìa, dagli amichetti. Ricordi labili di feriti o morti, di guerra. Il ritorno in una umida, piccola casa di città. La fame, sentivi parlare di mercato nero. Ma non sapevi di che parlassero. I bagni nella catinella zincata, qualcuno che ti lavava la schiena. Il piccolo gabinetto alla turca da dividere con tre famiglie:-Esci quanto tempi ci stai?…ci siamo anche noi!- Imbarazzi…La scuola, il grembiule nero e il colletto bianco. Una maestra che ti picchiava sulle mani con la canna di bambù. Il pallone fatto di giornali pressati ed elastici, là sul piazzale della chiesa, vicino le macerie di guerra. Presto un impegno d’apprendista meccanico, poi tanti lavori, bisognava faticare … c’era ancora la fame. “Licenzi” diversi padroni, hai un carattere duro. Ma poi impari, diventi bravo. Gli amici, le bevute, le mangiate nelle e nelle feste e le sagre. I tanghi e le mazurche, nelle balere del tempo i balli lenti; i primi contatti con le gambe i seni delle ragazze, i turbamenti. Dopo diverse “berrette” : quella giusta, una fidanzata, dolce e innamorata. Le gite in montagna , al mare con la fedele vespa dalla sella lunga. Lavoro duro di giorno, sacrificio e studio, la sera:- Sono incinta amore. -Quasi uno psicodramma, poi il matrimonio. Impegno gravoso, i clienti aumentano l’officina ingrandita, ora hai operai. Compri un terreno, con sacrificio ne fai casa e officina.Ti nasce un altro figlio, ora sono due e sono bravi. Si laureano, lavorano e si sposano. Ti regalano tre nipoti bellissimi: Il bello della vita. Prima papà, poi mamma ti lasciano per sempre: il brutto della vita! La pensione, giri un po’ il Mondo, con la tua dolce moglie. Crociere, gite, viaggi in luoghi lontani: ora puoi, hai tempo, e pure danaro. Sei in buona salute, o meglio … eri in buona salute, fino a ieri, ma quella febbre! Guardi, tua moglie dall’ambulanza che sta per chiudere lo sportello:- Non ti preoccupare, amore…torno presto…sarà un’influenza!-Non noti la preoccupazione dei sanitari che ti hanno visitato. Poi…il mostro…l’ospedale…quegli occhi preoccupati…non quelli della tua dolce moglie dei tuoi cari, non li rivedrai più…mai più…

Dentro un autocarro militare, un viaggio senza ritorno. Dalla tua Lombardia a Ferrara. Un fumo bianco nel cielo, un’urna, le tue ceneri… quello che rimane … di un uomo …!

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