Gio 5 Mar 2020 - 8206 visite
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Sondaggio per censurare Estense.com, una sorpresa

Il commento del nostro giornale all’ultima trovata del vicesindaco Naomo Lodi

Una cosa ci ha sorpreso nell’ultima trovata del vicesindaco Nicola ‘Naomo’ Lodi: il linguaggio moderato. Quando ha annunciato dal suo ufficio alle 21, in municipio chiuso, la diretta facebook per indagare gli animi dei suoi adepti non ci ha definiti, come in un recente passato, “vermi” o “squallidi”.

E non ci ha nemmeno promesso di farci “un c..o così”. Neppure ci ha scatenato contro un nuovo shitstorming. Men che meno ha chiesto un risarcimento di 100mila euro – seguito da querela – per un articolo ritenuto diffamatorio ma che per la procura invece “non travalicava in alcun modo i limiti di pertinenza ad un fatto di oggettiva rilevanza pubblica e di continenza verbale nell’esposizione dei fatti”.

Se il nostro lavoro quindi ha contribuito a far germogliare in lui un qualche barlume di contegno istituzionale non possiamo che esserne orgogliosi.

Veniamo ora al punto, il sondaggio “Estense sì, Estense no”. In estrema sintesi Lodi valuta (rectius, fa valutare, quasi a scaricare la responsabilità sulla bile verde dei seguaci social) se censurare o meno la comunicazione istituzionale verso Estense.com.

Non è semplice commentare e rispondere al nuovo capitolo della Naomeide. La chiamata al boicottaggio (fino ad ora solo eventuale) contro un giornale ha pochi precedenti nella storia. Quella repubblicana almeno. Qualche esempio recente esiste, non troppo lusinghiero.

Nel dicembre del 2017 Forza Nuova incitò a non comprare Repubblica ed Espresso, colpevoli di alcuni spunti investigativi sulla galassia neofascista. Un altro boicottaggio, questa volta contro il Tirreno, aveva visto protagonista nell’ottobre del 2019 il sindaco di Abetone Cutugliano Diego Petrucci di Fratelli d’Italia. Il primo cittadino della provincia di Pistoia contestava il contenuto di un servizio sulla rotatoria da intitolare a Giuseppe Niccolai, tra i fondatori del Msi che mai rinnegò il proprio passato fascista.

In quel caso intervenne anche l’ordine dei giornalisti per stigmatizzare “un totale disprezzo per il dialogo democratico e per i principi sanciti dall’articolo 21 della Costituzione”. Articolo che, memento per il vicesindaco, riguarda la manifestazione del pensiero e che impone al secondo comma che “la stampa non può essere soggetta ad autorizzazioni o censure”.

Già questi esempi dovrebbero esaudire la nostra risposta. Anche perché il vicesindaco non ci viene incontro nella costruzione di un confronto produttivo. Parla di distorsione dei comunicati ma non cita esempi. Parla di attacchi alla sua persona e alla sua famiglia ma contempla solo il caso del pass per invalidi, che è stato però sollevato dalla trasmissione Piazzapulita. Forse il riferimento era alle sentenze penali patteggiate che aveva nascosto ai cittadini o alle modifiche non autorizzate nella casa Acer. Non possiamo saperlo.

L’unico fatto concreto è l’articolo, “dal titolo infamante e vergognoso”) in cui scriviamo che l’artista di strada espulso dalla prefettura aveva poche ore prima litigato con Lodi in mattinata. In realtà il “contatto” era avvenuto nel pomeriggio. Ci mancava una parte della ricostruzione, anche perché – per sua stessa ammissione – il vicesindaco da tempo non vuole parlare con noi. Un po’ poco per mettersi in abito da patibolo.

Non ci resta che suggerire al nostro un secondo sondaggio. Magari esteso al di fuori della rete: “cari cittadini che mi avete votato, mi volete ancora vostro vicesindaco?”. La scelta tra “Naomo sì” e “Naomo no” potrebbe riservare interessanti sorprese.

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